Encefalopatia epatica, ecco i segnali ‘spia’

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Roma, 23 apr. (AdnKronos Salute) – La confusione mentale è uno dei segnali ‘spia’ dell’insorgenza dell’encefalopatia epatica, la complicanza con cui si manifesta lo scompenso della cirrosi, una malattia cronica e degenerativa del fegato che provoca ogni anno circa 15mila decessi. “L’encefalopatia epatica invece si presenta in circa il 20% dei cirrotici e sulla base del decorso clinico viene classificata in episodica, ricorrente o cronica. E’ uno scompenso che ha un grosso impatto sulla qualità e sull’aspettativa di vita dei malati. Tanto da essere un vero e proprio ‘tsunami’ per le famiglie”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Oliviero Riggio, professore associato di Gastroenterologia Università Sapienza di Roma.

Ma l’encefalopatia epatica si può scoprire in anticipo intercettando segnali ‘spia’, come la confusione mentale, e utilizzando un test semplice e veloce, ‘Animal test naming’. “La confusione è uno dei segnali da tenere ben presenti. E’ tecnicamente tipica dei deliri in cui rientra anche l’encefalopatia epatica – sottolinea Riggio – Attenzione però a non confondere, ad esempio nella persona anziana, la confusione mentale con la demenza. In quest’ultima c’è la perdita della memoria a breve termine, mentre i deliri legati all’encefalopatia epatica sono caratterizzati dal fatto che il paziente confonde il bagno con la stanza da letto o la sorella con la moglie”.

“Nel paziente con i sintomi dell’encefalopatia epatica – aggiunge il docente – c’è un disorientamento temporale e spaziale. Non ricordano, se gli viene chiesto, che giorno della settimana stiamo vivendo o lo sbagliano. E’ chiaro che il familiare di un cirrotico appena vede questi segnali deve pensare che nel 99% dei casi si sta manifestando l’encefalopatia. Poi la ‘palla’ passerà al medico che dovrà fare un esame obiettivo”.

L’encefalopatia epatica è una malattia recidivante “una volta che si manifestata tende a ritornare e, anche per questa particolarità, è una delle principali cause di ricovero del paziente cirrotico – sottolinea l’esperto – Per questo è importante un diagnosi precoce. Oggi nelle possibilità del medico c’è anche l’ Animal test naming’ per questa malattia; test che noi della Sapienza abbiamo sviluppato e pubblicato nel 2017. E’ semplice: il paziente deve nominare tutti gli animali che ricorda in un minuto, se non lo fa o ne ricorda meno di 10 è sicuramente affetto da encefalopatia. Un esame – avverte Riggio – che potrebbe utilizzare anche un medico di medicina generale se sospetta che un suo paziente possa essere in sofferenza o è già cirrotico”.

Al di là poi del momento in cui si presenta, l’encefalopatia epatica rappresenta l’evento terminale in circa il 50% dei cirrotici. La forma ricorrente o permanente (quindi invalidante) si presenta nel 5-10% dei casi. Le università romane Sapienza e Cattolica partiranno a breve “con un registro dei cirrotici ricoverati in reparto con encefalopatia epatica. In questo modo riusciremo ad avere un quadro epidemiologico aggiornato e di grande rilievo”, annuncia Riggio.

La gestione terapeutica dell’encefalopatia epatica deve essere adeguata alla severità delle manifestazioni cliniche. “Oggi i trattamenti – spiega il docente – sono basati sostanzialmente su due farmaci: i disaccaridi non assorbibili (il principale è il lattulosio) e poi ci sono gli antibiotici, il principale è rifaximina. Questi due presidi farmacologi sono parimenti efficaci; inoltre nei pazienti con più di un episodio di encefalopatia epatica, quindi con una recidiva molto spiccata, il trattamento è l’associazione tra questi due farmaci”.

Ma si può combattere l’encefalopatia fino a guarire? “Si possono mettere in atto tutte le condizioni per cui questa situazione non si verifichi – conclude Riggio – Ad esempio, è importante cercare di prevenire tutti quegli eventi che scatenano l’encefalopatia epatica, intercettare con gli strumenti che abbiamo indicato in precedenza i segnali ‘spia’. Ma serve anche l’educazione del paziente e il coinvolgimento attivo della famiglia che vive come uno ‘tsunami’ la comparsa dell’encefalopatia. E, infine, c’è la possibilità del trapianto di fegato che può essere eseguito nei pazienti con encefalopatia, ma non in tutti i casi perché ci devono essere delle precise condizioni”.