Enea sulle vie sommerse, mappa di fondali e resti

47

In Campania nell’area archeologica marina sommersa di Sinuessa, città romana risalente al III secolo a.C, da circa due anni il laboratorio di Chimica Ambientale del Centro di Ricerca Enea di Portici In Campania nell’area archeologica marina sommersa di Sinuessa, città romana risalente al III secolo a.C, da circa due anni il laboratorio di Chimica Ambientale del Centro di Ricerca Enea di Portici svolge interessanti studi geologici e importanti rilievi geomorfologici sui reperti dell’antico porto commerciale. Le indagini rientrano nell’ambito di una collaborazione dell’Enea con il comune di Sessa Aurunca (Ce) per la valorizzazione del “turismo culturale” di questo tratto di costa del golfo di Gaeta, dove le rovine sommerse dell’antica città sono visibili nelle giornate di mare limpido. Per la localizzazione dei manufatti antropici sommersi e delle formazioni di pregio naturalistico sono state realizzate campagne marine ed ispezioni subacquee con rilievi geomorfologici ed archeologici. In particolare, l’Enea ha utilizzato innovative tecniche di ricerca e rilievo subacqueo per la mappatura dei fondali, che spesso si presentano torbidi, e delle antiche strutture sommerse, per acquisire elementi utili a comprendere le dinamiche che hanno determinato lo sprofondamento di circa dieci metri delle strutture portuali e di parte del banco roccioso antistante l’antica colonia romana. Grazie all’utilizzo del Side Scan Sonar sono state condotte indagini geofisiche che hanno permesso l’identificazione di ventiquattro grandi blocchi, le cosiddette “pilae”, che costituiscono le tracce di una antica strada romana e altre strutture sempre di epoca romana. È stato infine messo a punto un primo itinerario subacqueo, che evidenzia le bellezze archeologiche dei reperti rinvenuti sui fondali e le peculiarità naturali del banco roccioso di Sinuessa. Nella realizzazione dell’itinerario si è tenuto conto della convenzione Unesco del 2001, recepita nel 2010 dall’Italia, in base alla quale la fruizione dei beni culturali deve prevedere la conservazione del patrimonio subacqueo “in situ”, per evitare il prelievo di oggetti dai fondali. Sinuessa potrebbe diventare dunque “un museo sommerso” che conserva testimonianze di epoca romana senza alterarne il contesto originario, e in prospettiva, potrebbe essere motivo di investimenti e di sviluppo dell’intera area. Le attività di ricerca dell’Enea sono state presentate nel corso del workshop intitolato “Erosione costiera in siti di interesse archeologico” di Termoli organizzato dall’associazione Marenostrum di Archeoclub d’Italia e dall’Ordine dei Geologi del Molise, in partenariato con la Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea) e la Regione Molise, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Il seminario nazionale, giunto nel 2014 alla terza edizione, è rivolto ad una platea multidisciplinare di esperti, appassionati e professionisti. Principale obiettivo? Promuovere l’attenzione sulla necessità di salvaguardare dal fenomeno dell’erosione gli oltre settemila chilometri di coste italiane. Nel tempo, analizzando le opere marittime e gli antichi tracciati viari rinvenuti lungo il litorale, è stato possibile recuperare dettagli sulle abitudini e i trascorsi dell’antica colonia. Un’area archeologica marina che costituisce un patrimonio inestimabile da valorizzare e, soprattutto, da proteggere.