Energia atomica?
Sì, in miniatura

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A cura di Roberto Paura Un totale di 850 milioni di euro per accelerare i progressi nel settore della fusione nucleare saranno messi a disposizione dalla Commissione europea nel quadriennio 2014-2018 nell’ambito A cura di Roberto Paura Un totale di 850 milioni di euro per accelerare i progressi nel settore della fusione nucleare saranno messi a disposizione dalla Commissione europea nel quadriennio 2014-2018 nell’ambito del programma “EuroFusion”. Una decisione che conferma la volontà dell’Unione europea di investire massicciamente nella ricerca sulla fusione, superando l’impasse in cui si trova attualmente il progetto di Iter, il reattore sperimentale a fusione nucleare in costruzione in Provenza. L’obiettivo è di identificare le principali sfide scientifiche e tecnologiche da affrontare nello sviluppo di Iter e di Demo, il successivo reattore dimostrativo a fusione nucleare che sarà allacciato alle rete elettrica. Il cronoprogramma della Ue prevede di introdurre l’energia da fusione nella rete elettrica europea entro il 2050. Nel frattempo, negli Stati Uniti, la Lockheed Martin ha reso noto di aver realizzato un importante passo avanti nello sviluppo di un proprio reattore a fusione compatto (Cfr) che rappresenterebbe l’alternativa economica ai mega-reattori come Iter. Abbastanza piccolo da essere trasportabile su un camion, il Cfr dovrebbe produrre energia sufficiente ad alimentare una città da 100mila abitanti. “Combiniamo diversi approcci di confinamento magnetico, garantendo una riduzione del 90% delle dimensioni rispetto agli altri concept”, sottolineano i progettisti. L’obiettivo è produrre un primo prototipo entro cinque anni.