Energia, fari puntati sul Testo Unico italiano in vista della Giornata Internazionale dell’Energia Pulita

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Il 26 gennaio si celebra la Giornata Internazionale dell’Energia Pulita, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per richiamare governi, imprese e cittadini all’urgenza di una transizione energetica giusta, inclusiva e sostenibile, capace di garantire accesso universale all’energia e, al contempo, di proteggere il pianeta.

Il 2025 segna un momento storico senza precedenti: per la prima volta a livello globale, la produzione di energia da fonti pulite ha superato quella da carbone, con 5.072 TWh contro 4.896 TWh. Un vero punto di svolta, reso possibile dall’accelerazione di solare ed eolico e da continui progressi tecnologici, che dimostra come la transizione energetica non sia più un obiettivo futuro, ma una realtà concreta già in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni globali.

In Italia, un impulso significativo alla transizione è arrivato con il nuovo regime autorizzativo per le fonti energetiche rinnovabili (FER), introdotto dal Testo Unico – D. Lgs. 190/2024. Il decreto ha razionalizzato un quadro normativo precedentemente frammentato, individuando tre regimi principali – Attività Libera, PAS e Autorizzazione Unica – e introducendo importanti semplificazioni: riduzione dei tempi di VIA, chiarimento delle aree idonee (come edifici e aree industriali), estensione del Modello Unico fino a 200 kW e proroga delle semplificazioni per le strutture turistiche fino al 2026.

Nonostante i progressi, permangono criticità rilevanti. Un nodo centrale riguarda l’applicazione della PAS e la corretta individuazione delle aree idonee. La possibilità, demandata alle Regioni, di definire ulteriori aree in modo discrezionale ha infatti generato un quadro disomogeneo sul territorio nazionale.

“Nella nostra esperienza professionale – spiega l’ingegnere Francesco Lioniello, vicepresidente di Seapower, centro di ricerca dell’Università Federico II di Napoli – riscontriamo ancora il ricorso a regolamenti urbanistici basati su una concezione superata del fotovoltaico a terra, che non tiene conto dell’evoluzione tecnologica dell’agrivoltaico”. I moderni impianti, infatti, consentono la prosecuzione dell’attività agricola sotto e tra le strutture, con benefici ambientali e produttivi, ma faticano a essere correttamente inquadrati nei procedimenti autorizzativi.

A questo si aggiunge l’incertezza interpretativa sulla definizione stessa di “agrivoltaico”. “Il nuovo Testo Unico sembra favorirne lo sviluppo – osserva l’ingegnere Caterina Gargiulo, Project Manager di Seapower – ma utilizza espressioni giuridicamente indeterminate, come ‘moduli adeguatamente sollevati da terra’ o ‘continuità dell’attività agricola’, che ci pongono in un vero limbo operativo”. L’assenza di parametri tecnici oggettivi aumenta il rischio percepito dagli investitori e incide sulla bancabilità dei progetti.

Ulteriori perplessità riguardano l’obbligo di garantire l’80% della produzione agricola vendibile nei cinque anni successivi all’entrata in esercizio dell’impianto, una previsione ritenuta impronosticabile e dipendente da fattori esterni non controllabili. Più coerente, secondo gli operatori, sarebbe puntare su una documentazione agronomica strutturata che dimostri il mantenimento della vocazione agricola del sito.

La disciplina transitoria esclude la retroattività per i procedimenti avviati prima del 22 novembre 2025; per quelli successivi si applica la nuova normativa, integrata dal correttivo dell’8 gennaio 2026. In questo contesto, la verifica della correttezza tecnica e normativa degli iter avviati diventa cruciale.

Il sorpasso globale delle rinnovabili segna l’inizio di un nuovo capitolo nella lotta al cambiamento climatico. Tuttavia, senza definizioni chiare, regole uniformi e certezza procedurale, il rischio è che l’incertezza normativa continui a rallentare gli investimenti. Con coerenza regolatoria e visione di lungo periodo, anche l’Italia potrà accelerare con decisione il proprio percorso di transizione energetica e contribuire in modo concreto agli obiettivi climatici europei e globali.