Energizzanti e vitamine non solo ai grandi musei, please! I risultati verranno

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Gli effetti positivi della riforma Franceschini hanno monopolizzato per almeno due giorni tutti i media. Unica notizia positiva nel mare di assassinii, disgrazie e tutta la (poco) allegra brigata di malfattori che occupano tutti gli spazi dei media italiani. Eccezionale veramente la riforma che ha permesso ai musei italiani di avere un incremento di pubblico di grandissima consistenza. Urrà. Sapere che le bellezze italiane siano apprezzate da un numero sempre maggiore di utenti, che il notevole riflesso sul turismo abbia accresciuto gli introiti e l’indotto in maniera consistente non può che fare piacere, ma una riflessione più approfondita, e neanche di tanto, dev’essere fatta. Le sbalorditive cifre del successo ottenuto riguardano quanti e quali musei? I musei e siti statali più visitati nel 2017 sono stati il Colosseo (oltre 7 milioni), Pompei (3,4 milioni), Uffizi (2,2 milioni), Accademia di Firenze (1,6 milioni) e Castel Sant’Angelo (1,1 milioni). Nel 2013 erano: il circuito archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino” (5.625.219), Scavi Vecchi e Nuovi di Pompei (2.457.051), Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano, Firenze (1.875.785) Galleria dell’Accademia, Firenze (1.257.261), Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma (918.591). L’aumento di visitatori c’è, i dati parlano chiaro. Si tratta dei musei e siti più importanti d’Italia però. C’è un immenso patrimonio fatto da altri musei, quelli poco noti, non appartenenti ai grandi circuiti, siti archeologici poco meno che abbandonati che nei caldi giorni del ferragosto e nelle vacanze natalizie 2017 hanno ricevuto dai 3 ai 50 visitatori al giorno. Facile interrogarsi, freddamente e senza i benefit dell’affezione, sull’effettiva valenza di questi luoghi, sull’opportunità di tenerli aperti senza visitatori ma con gli sessi costi d’esercizio di quelli più affollati. Luci, allarmi, guardiania, pulizia. La risposta non può che essere immediata e senza possibilità di replica: la famosa Italia delle Meraviglie è fatta principalmente da quei luoghi ampiamente diffusi sul territorio, poco noti e difficilmente raggiungibili, da quei musei nei quali sono esposte opere di artisti da nomi meno altisonanti di Leonardo, Michelangelo, Gentileschi, Monet e via dicendo ma che magari meglio esprimono le tendenze artistiche di un luogo, gli effetti degli stimoli intellettuali sull’arte in questo e quel periodo. Senza contare le tracce archeologiche che l’immaginario collettivo ubica nel lontanissimo
paese di non si sa dove, ed invece sono a soli 50 chilometri dal capoluogo. Sono questi i siti ed i Musei per i quali la politica dei beni culturali e quelle inevitabilmente connesse non possono cantare vittoria. Neanche nel 2017. E’ evidente che se in un periodo di flusso turistico, forse mai vissuto prima, questi così detti siti e musei secondari non hanno visto cambiare la portata delle visite c’è un problema forse più serio di quanto si voglia
ammettere. Come mai? Dov’è la pecca di una politica che ha voluto separare conservazione da valorizzazione, che ha abbracciato la mondiale tendenza ad intendere i beni culturali anche come bene economico? Come Robin Hood alla rovescia gli artefici di tali politiche hanno fatto in modo di arricchire chi di turisti era già pieno ed ha lasciato indietro chi di un sensibile aiuto era invece bisognoso. Non si tratta di soldi e finanziamenti. Si tratta di politiche attrattive, di trasporti, di comunicazione e sicuramente di cura delle esposizioni. La gestione dei beni culturali è una materia complessa e composita. Dotare Musei e siti importanti e già famosissimi di direttori dalle esperienze internazionali, di fondi speciali e di quanti più conforti organizzativi è possibile, non può
che decretare il successo. Piace vincere facile, direbbe la pubblicità. Il problema è trattare con la medesima energia e lungimiranza anche i Musei e i luoghi dal valore indubbio e poco conosciuto. Probabilmente un azione del genere non sarebbe mediaticamente tanto rilevante quanto un incremento di pubblico nei grandi siti. Il valore della politica sta però nel far crescere i più deboli. Gli energizzanti dovrebbero essere somministrati a chi è debole. Inutile dare le vitamine ha chi sta bene ma potrebbe star meglio.