Eni Circular Networking Day, l’economia circolare fa rete

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Roma, 26 giu. – (AdnKronos) – Costruire una rete di imprese impegnate nell’economia circolare che possano mettere a fattor comune esperienze imprenditoriali, progetti e opportunità di investimento. Offrire un contributo alla crescita di un sistema produttivo circolare basato sull’alleanza tra grande industria e Pmi. È l’obiettivo del “Circular Networking Day”, iniziativa organizzata oggi da Eni in collaborazione con Confindustria e Maker Faire.

All’invito di Eni hanno aderito 25 aziende, che si sono rese disponibili al confronto sulle proprie esperienze imprenditoriali di circolarità, cercando punti di contatto fra mondi diversi fra loro e dimostrando che la competizione industriale nell’economia circolare può diventare sinergia e occasione di sviluppo con un unico comune denominatore: valorizzare le risorse e gli scarti, riducendo al massimo gli sprechi.

“Network è la parola chiave”, dice Giuseppe Ricci, chief Refining & Marketing Officer Eni sottolineando che “economia circolare non deve essere uno slogan, ma una nuova cultura. Significa essere complementari e avere un sistema in cui ognuno fa la sua parte. Creare questi collegamenti fa nascere opportunità che sono alla base dell’economia circolare in cui tutto è connesso”.

Le aziende hanno descritto e condiviso successi importanti, denotando il grande potenziale del confronto: sono state in grado di intercettare le potenzialità chimiche ed energetiche presenti negli scarti e nei rifiuti, di recuperare asset attraverso bonifiche sostenibili e di progettare nuovi prodotti, rompendo definitivamente gli schemi dell’economia lineare e insegnando al consumatore il rispetto e il valore della durata di un bene o di un prodotto nel tempo, nonché la corretta gestione del fine vita.

Qualche esempio? Gli interventi di efficienza sui processi in termini ecologici, il recupero e il riciclo, le soluzioni nel campo della bio agricoltura. Tutte le aziende avranno la possibilità di presentare le loro soluzioni con uno stand al prossimo Maker Faire di Roma. Negli ultimi cinque anni Eni ha accelerato la svolta verso un ruolo sempre più attivo nella transizione energetica, investendo sia sull’efficienza, e in particolare sulla produzione di energia verde, che sull’economia circolare, con la trasformazione di sostanze organiche e inorganiche, minimizzando gli sprechi e valorizzando rifiuti e materiali di scarto.

Il tutto sviluppando ricerca, tecnologie e iniziative industriali che rappresenteranno vere e proprie future linee di business di trasformazione della compagnia.

Nei prossimi quattro anni Eni investirà oltre 950 milioni di euro, più altri 220 milioni in ricerca e sviluppo, per sviluppare soluzioni industriali circolari. In questo ambito Eni ha già raggiunto risultati importanti. Per fare alcuni esempi, nel campo della raffinazione, oltre a essere la prima compagnia al mondo ad avere convertito una raffineria tradizionale in bioraffineria (Venezia e presto anche Gela), la società è impegnata nel recupero degli oli vegetali usati e di frittura per produrre green diesel a supporto della mobilità sostenibile.

“Ci siamo confrontati con la crisi economica del sistema delle raffinerie – ricorda Ricci – e puntando sul proprio ruolo, anche sociale di un’azienda italiana partecipata dallo Stato, Eni ha investito in ricerca e innovazione e trasformato la raffineria di Venezia in bioraffineria invece di chiuderla, salvando posti di lavoro. Abbiamo pensato che questa bioraffineria potesse lavorare gli scarti aprendo un mondo, quello della raccolta degli oli di frittura e scoprendo che in Italia se ne raccoglie meno del 25% sebbene abbiano un valore commerciale fino a 700 dollari a tonnellata. Se ne raccogliessimo il 100% invece del 25% si quadruplicherebbero i posti di lavoro”.

E anche in questo caso, “farlo non era un problema tecnico ma di capacità di fare rete perché nessuno, neanche Eni, può sviluppare un mercato di questo tipo da solo: servo i consorzi che raccolgono lo scarto, le aziende che lo filtrano, le amministrazioni e poi i cittadini che devono essere portati a fare questo tipo di raccolta differenziata”.

Insomma “serve un approccio culturale, serve il confronto, serve il networking per sviluppare opportunità”, conclude Ricci.

Eni ha poi sviluppato e brevettato la tecnologia Waste to Fuel, che consente di utilizzare la frazione organica dei rifiuti urbani per produrre energia, trasformandoli tramite un processo di liquefazione in un bio‐olio che può essere utilizzato come combustibile nel trasporto marino. Un circolo virtuoso che è stato avviato con un impianto pilota a Gela, finalizzato alla realizzazione di impianti industriali presso altri siti italiani di Eni, tra i quali Porto Marghera.