Epatite C, Simit: “Investire in prevenzione”

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Roma, 24 ott. (AdnKronos Salute) – I farmaci innovativi contro l’epatite C hanno rivoluzionato la storia della malattia. Oltre 150 mila malati sono stati trattati. Ora eradicare il virus è possibile. Ma serve far emergere il sommerso, scoprire chi non sa di essere malato e curarlo. “Per questo, però, serve investire sulla prevenzione. Fino ad oggi i fondi sono stati usati, lodevolmente, per i farmaci. Nulla è ancora stato investito per l’emersione e la prevenzione. Basterebbe una percentuale minima rispetto a quanto si è speso per le terapie”. Questo, in sintesi, l’appello di Massimo Galli, docente di Malattie Infettive dell’università degli Studi di Milano e presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), a margine del convegno ‘Dopo l’Hcv, le nuove emergenze per la salute del fegato”, promosso da Gilead Sciences, che si è svolto oggi a Roma.

Secondo l’ultimo aggiornamento Aifa, sono stati finora trattati oltre 155 mila pazienti con Hcv. “Considerando che il Piano ministeriale prevedeva 80mila trattati all’anno per 3 anni, risulta evidente come ancora ci sia da fare”, ha detto Galli. “Da una parte – ha aggiunto – abbiamo un serio problema di sommerso (cioè di persone che non sanno d’avere l’infezione o che non sanno di poterla eliminare con un trattamento risolutivo) e di facilitazione dell’accesso dei pazienti ai Centri in cui possono essere trattati. Dall’altra dobbiamo fare i conti con la capacità dei Centri nel sostenere il carico di lavoro. I finanziamenti hanno coperto il costo dei farmaci ma mancano ancora investimenti in iniziative per l’emersione del sommerso e il potenziamento dei Centri prescrittori, non foss’altro per ridurre il carico burocratico che ad essi compete”.

Il sommerso si trova principalmente nelle cosiddette ‘popolazioni speciali’ e negli anziani. Nel primo caso rientrano persone con dipendenza da sostanze (uso di aghi e inalazione), le persone detenute e le persone che vengono da paesi dove la diffusione del virus è particolarmente alta. “Ma gran parte del sommerso va ricercato seguendo il dato anagrafico, gli ultra sessantenni”, ha spiegato ancora Galli. “La diffusione del virus è avvenuta nella maggioranza dei casi quando non si conosceva il virus e anche in ospedale, o nelle cure domiciliari, non si usavano materiali usa e getta. Il risultato è che ci sono molti anziani Hcv positivi e non lo sanno”. Si tratta di persone spesso affette anche da altre malattie, che per questo frequentano gli ospedali e che possono diventare un veicolo di trasmissione del virus.

“E’ necessario attivare dei protocolli di attenzione nei confronti di questi pazienti, indagare sulla presenza del virus e curarli se trovati positivi, migliorando in questo modo la loro salute generale e prevenendo l’ulteriore diffusione dell’infezione. Le nuove terapie hanno un profilo di tollerabilità che consente di trattare anche persone anziane e con altre malattie”, ha aggiunto Galli.

Le persone, infine, che presentano sia l’infezione da Hiv sia quella da Hcv sono un gruppo particolare in cui l’eliminazione da Hcv è un obbiettivo molto vicino. “Sono solo qualche migliaio quelli che non sono ancora ‘entrati’ in trattamento per l’Hcv, e in larga maggioranza già in contatto con i Centri. Si tratta di fare un ultimo sforzo, reso talvolta più difficile da problemi organizzativi”, ha concluso Galli.

“Siamo orgogliosi di essere stati i pionieri nel rendere disponibili regimi terapeutici che hanno permesso di cambiare il corso della malattia e curare l’Hcv”, ha affermato Valentino Confalone, General Manager di Gilead Sciences. “Ma non solo. Avere un ruolo fondamentale nel piano di eliminazione, anche nelle popolazioni più fragili, ci spinge – ha aggiunto il manager – a lavorare insieme alle società scientifiche, alle associazioni come EpaC e alle istituzioni per continuare a portare innovazione scientifica anche qui in Italia e contribuire a questo importante obiettivo. In questo ambito rientra l’impegno dell’azienda a fornire ad un costo simbolico 200 trattamenti per gli adolescenti con epatite C. Un esempio concreto di collaborazione con Aifa e società scientifiche per dare risposta ai bisogni di tutti i pazienti”.