Equo compenso degli avvocati, termina la riunione del Cdm: ecco la bozza

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Intervenire per tutelare “l’ equità del compenso degli avvocati iscritti all’albo” quando concludono convenzioni che hanno ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività cui gli stessi sono istituzionalmente deputati. Questo l’obiettivo, in sintesi, di un ddl sul tavolo del Consiglio dei ministri di questo pomeriggio, terminato poco fa a Palazzo Chigi. La riunione è durata poco più di mezz’ora. Una bozza presa in visione da Public Policy prevede una stretta sulle clausole vessatorie contenute nelle convenzioni attraverso la nullità delle stesse, qualora presenti. 
 
 
Ecco, in sintesi, cosa prevede il provvedimento. 
 
COMPENSO IN PROPORZIONE A QUALITÀ/QUANTITÀ LAVORO 
L’ equo compenso degli avvocati è determinato nelle convenzioni “quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale”. In sostanza, come si legge nella relazione illustrativa della bozza presa in visione, l’equo compenso viene individuato nella corresponsione di un corrispettivo proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto, alle caratteristiche della prestazione legale, tenendo conto dei parametri dei compensi previsti dal decreto del ministro della Giustizia ‘Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense’. 
Il provvedimento interviene, infatti, “a tutela l equità del compenso degli avvocati iscritti all’albo” quando concludono convenzioni che hanno ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività cui gli stessi sono istituzionalmente deputati – attività relative all assistenza, rappresentanza e difesa in ambito giurisdizionale nonché di assistenza legale in ambito stragiudiziale e di consulenza legale. 
 
STOP CLAUSOLE VESSATORIE
Nelle convenzioni per lo svolgimento di attività di avvocato si considerano “vessatorie” quelle clausole che “determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell avvocato”. In particolare, si considerano vessatorie, salvo che siano state oggetto di specifica trattativa, le clausole che consistono: nell attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto; nell anticipazione delle spese della controversia a carico dell avvocato; nella previsione di clausole che impongono all avvocato la rinuncia al rimborso delle spese; nella previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente.
E ancora: nella previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte; nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con lo stesso cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati. Si considerano vessatorie, anche se oggetto di trattativa: la riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; l attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l avvocato deve prestare a titolo gratuito. In caso di presenza di tutte queste clausole, si legge nella relazione illustrativa della bozza presa in visione, si prevede una presunzione di vessatorietà, sino a prova contraria.
 
NULLITÀ SE CLAUSOLE VESSATORIE IN ACCORDO 
La bozza di ddl prevede la sanzione della nullità nei casi di stipula di clausola o patto vessatorio che prevedano un compenso non equo degli avvocati. Se nella convenzione è presente una delle clausole vessatorie elencate dal provvedimento scatta la nullità. “Si tratta – si legge nella relazione illustrativa – di nullità parziale che non coinvolge la validità della convenzione. La nullità svolge funzione di protezione ed è previsto che operi soltanto a vantaggio dell avvocato, che è legittimato a rilevarla”. Il ddl stabilisce ancora che qualora il giudice, una volta accertata la non equità del compenso e rilevata la vessatorietà di una clausola della convenzione, ne dichiari la nullità e intervenga sulla determinazione del compenso da corrispondere all avvocato, ossia, di quei parametri individuati per la quantificazione del corrispettivo dovuto da applicare nelle ipotesi di mancata determinazione del compenso in forma scritta o in ogni caso di mancata determinazione consensuale.