Ermanno ed Ernesto, il valore dell’esempio

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di Alfonso Ruffo

Avere tra le mani il volume sui “60 anni di Giornalismo nelle prefazioni ai libri di Ermanno Corsi”, con la lunga e informata introduzione di Ernesto Mazzetti, mi procura una grande emozione. Si tratta, infatti, di due amici maestri ai quali fui introdotto, giovanissimo, da un maestro amico come Orazio Mazzoni che di tutti e tre, in varie fasi della nostra vita, è stato mentore e direttore.
È vero, come Ernesto scrive, che tra Mazzoni ed Ermanno non fu amore a prima vista e che per un certo periodo i rapporti tra i due non furono idilliaci. Ma col tempo le divergenze si sono appianate e quando io sono arrivato sulla scena i rapporti erano già buoni e tendenti all’ottimo. Quelli tra Orazio ed Ernesto, invece, sono stati sempre sereni e non si sono mai guastati.
Di vent’anni più giovane di Ermanno ed Ernesto e di trenta di Mazzoni (tra poco festeggio i 60 anni di vita e i 41 di mestiere), dell’opportunità di conoscerli e frequentarli mi sono molto avvantaggiato. Come tutti loro ho strappato la laurea studiando durante le poche pause di un lavoro intenso e appassionato contraendo la stessa pericolosa malattia per il giornalismo.
A tutti e tre devo esser grato di qualcosa e di molto. Se Mazzoni mi ha introdotto alla professione, passando per una gavetta dura e ora posso aggiungere benedetta, Corsi e Mazzetti mi hanno accompagnato e aiutato nella gestione delle iniziative editoriali nelle quali mi sono esercitato, prima con Orazio e poi da solo: Napoli Oggi e il Denaro che tante soddisfazioni e amarezze mi hanno riservato.
Pur appartenendo a un’altra generazione, per restare ai protagonisti del racconto, Ernesto ed Ermanno non mi hanno mai fatto pesare la loro appartenenza al gotha della categoria trattandomi fin da subito da fratello minore e venendomi in soccorso ogni volta che ce ne fosse bisogno. Una dritta, un consiglio, un’apertura di credito al momento giusto sono regali che non si possono dimenticare.
Particolarmente colti per il genere degli scrittori di gazzette, E&E hanno collaborato ai fogli che ho diretto con gioia e senza pretendere nulla in cambio. Il che mi fa scoprire di essere con entrambi in debito anche se non credo che di debito si debba propriamente parlare per il tipo di relazione che è andata maturando e che molto presto è sfociata in amicizia.
Del che posso essere certo per la quantità e la qualità dei riscontri avuti col trascorrere degli anni, nella buona e nella cattiva sorte come nelle migliori esperienze. Non so se sono riuscito a restituire qualcosa. Forse a loro no perché non ne avevano bisogno. Ma a qualcuno più giovane di me certamente sì perché nella vita quello che si riceve si deve a un certo punto restituire.
Sono orgoglioso della vicinanza che ho avuto modo di sperimentare e felice di poter testimoniare il valore di un esempio che dovrebbe illuminare il percorso di ogni uomo. E con questo non ho parlato del testo che custodirò con cura ma dei sentimenti che la sua lettura ha suscitato in me alimentando il desiderio di abbracciarli entrambi, Ermanno ed Ernesto, una volta di più.