Erminia Mazzoni: Il mio impegno per lo sviluppo al fianco di De Luca. Così miglioreremo la spesa dei Fondi Ue

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in foto Erminia Mazzoni

La vera partita per lo sviluppo della Campania e dell’intero Mezzogiorno?  “Si giocherà sul Recovery Plan, dove a fare la differenza sarà la qualità della macchina amministrativa e la capacità di programmazione delle risorse che dovranno essere utilizzate per effettuare investimenti e non per coprire perdite o distribuire fondi senza alcuna progettualità”. Ha le idee chiare sul futuro della Regione Erminia Mazzoni, avvocato di professione e una lunga carriera politica alle spalle nella coalizione di centro-destra: è stata consigliere regionale, deputato, parlamentare europeo eletto nel 2009 con oltre 120mila preferenze risultando tra i candidati più votati nella circoscrizione meridionale. Dopo aver sostenuto 5 anni fa, senza però scendere in campo, Vincenzo De Luca, a discapito del candidato ufficiale del centro-destra Stefano Caldoro, oggi Erminia Mazzoni è pronta a mettersi in gioco come capolista in provincia di Napoli di Campania Libera, lista civica a sostegno di De Luca.

Che cosa o chi l’ha convinta a scendere in campo per le Regionali?
L’azione positiva del presidente Vincenzo De Luca, di cui condivo il passo tenuto in questi cinque anni. Mi ha convinto la sua proposta di affiancarlo come capolista di una delle sue civiche per avviare fin dalle prime battute un dialogo finalizzato a costruire una squadra forte e all’altezza di affrontare la sfida per lo sviluppo.

Già 5 anni fa aveva deciso di non sostenere il candidato del suo schieramento, pur non scendendo in campo. Per quale ragione?
Per una serie di ragioni che avevano visto Caldoro, durante il suo mandato da presidente, e me, durante il mio percorso da parlamentare europeo, su posizioni diametralmente opposte. A partire dall’immobilismo del centro-destra sui rifiuti e la decisione di operare scelte ambientali per me non condivisibili. E ancora: l’impostazione non strategica della spesa dei Fondi europei e il mancato investimento sulle risorse umane e sull’apparato burocratico della Regione che avrebbe consentito di rendere più efficiente la programmazione dei Fondi strutturali. Di Caldoro non condividevo l’approccio rispetto a un settore nevralgico come quello della sanità e nemmeno il distacco dai territori, l’assenza di una visione d’insieme che invece De Luca è stato capace di recuperare con una programmazione che guarda all’intera regione, dalle aree interne a quelle costiere. Oggi abbiamo una Regione che investe in grandi infrastrutture. Che ha scelto di decidere nel settore della salute e della sanità uscendo fuori dal commissariamento. Certo, ci sono cose su cui occorre ancora lavorare, ma siamo di fronte a una Regione che dimostra di aver imboccato la strada giusta.

Il Recovery Plan rappresenta una sfida senza precedenti per il futuro della Campania. In che modo si trasforma una sfida in opportunità?
Migliorando la qualità della macchina amministrativa, puntando sulla programmazione e non sulla spesa, adottando una visione di medio-lungo termine: le risorse europee vanno utilizzate per investimenti di ampio respiro e non per coprire perdite o distribuire finanza senza nessuna progettualità. In più, dovendo mettere insieme le tradizionali risorse dell’Agenda di coesione con le nuove del Recovery Plan, oltre alla possibilità di usare i fondi del Mes per la salute e del Sure per la cassa integrazione, sarà indispensabile dotarsi di competenze in grado di strutturare un progetto integrato che utilizzi tutte queste opportunità evitando duplicazioni.

Transizione ambientale, sostenibilità sociale, transizione digitale sono le tre priorità per la spesa del Recovery Fund elencate dal commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni. Qual è l’ordine di priorità per la Campania?
Quelli elencati da Gentiloni sono i grandi obiettivi tematici. In Campania, nell’ambito di queste macroaree, abbiamo da coltivare obiettivi specifici. Rispetto all’agenda digitale, ad esempio, la priorità è infrastrutturare in maniera totale il territorio della nostra regione dove abbiamo ancora aree isolate e oggi, dopo l’esperienza del Covid, questo non è più consentito. Per l’ambiente metto sempre al primo posto di una politica sostenibile il risanamento del territorio: occorre completare l’attuazione del piano di gestione dei rifiuti solidi urbani e dare avvio al piano di gestione dei rifiuti speciali, definire le bonifiche delle aree  e dei bacini idrici inquinati, completare la rete dei servizi essenziali di base e le reti fognarie.

E per la sostenibilità sociale?
Sul fronte dell’inclusione sociale in Campania è necessario prevedere a breve misure di incentivi a fondo perduto per rimettere in piedi la piccola e la media impresa, le attività del terzo settore e le libere professioni pesantemente danneggiate dalla fase di chiusura. Serve poi una programmazione di interventi mirati, costruiti non in maniera casuale e sulla base di un piano di sviluppo economico che la Regione deve definire puntando sulle direttrici fondamentali del nostro territorio che sono l’Agroindustria, il turismo, la cultura, il terziario e naturalmente gli indotti di questi settori.