Esperto d’arte e curatore di mostre: lavori complementari ma diversi

68

L’antica Auximum, oggi Osimo: una città marchigiana che è un concentrato di bellezze naturali e artistiche. Tracce importanti, che spaziano dai tempi dell’antica Roma, con le famose dodici statue prive di testa, a questi nostri giorni con la mostra su De Chirico allestita nell’affascinante Palazzo Campana. Il percorso cittadino, attraverso secoli di storia, si è accresciuto di un interessante tappa nelle sale dell’ex Istituto maschile per l’Educazione Permanente, allestite per celebrare un momento particolare dell’arte di De Chirico. De Chirico, l’artista metafisico, che odiava le avanguardie e cercava la competizione con i grandi della pittura del passato come Velasquez, Tiziano e Rubens. Questa mostra è centrata però su un particolare periodo della sua vita artistica: quando abbandonata la metafisica ne riprese alcuni temi ma solo per trasformarli, per renderli nuovi nella loro resa e nel significato. C’è da drizzare le orecchie e pregustare una visita entusiasmante che permetta di cogliere i passaggi evolutivi di un artista che riuscì ad essere più avanti dei suoi più giovani colleghi senza assecondare le tendenze modaiole seguite dai suoi contemporanei. Una personalità forte le cui opere, sistemate nei grandi ambienti dalle candide pareti, trasmettono sicuramente un brivido intellettuale al visitatore competente. Il visitatore meno strutturato però ha la sensazione di vedere il “solito” De Chirico. Non riuscirà a cogliere la differenza con le opere precedenti, non sarà incuriosito dalle sagome ritagliate nell’ombra, dalle immagini di mobili da lui dipinti, insomma il turista, seguendo il solito, tristemente scontato protocollo, guarda, passa e va. Il biglietto d’ingresso costa 10 euro. Potrebbero essere anche 15 o 20 ed il visitatore sarebbe contento di pagare, se ricevesse in cambio quell’emozione che rimane la grande latitante di una mostra di grande interesse. Milano, piazzale antistante Palazzo Reale. Una casetta, stile New England (più o meno), simile a quella dipinta in un famoso quadro di Hopper, invita alla mostra allestita all’interno del Palazzo con la promessa di poter essere vista nel quadro dal quale è stata copiata. Un invito esplicito, che in termini contemporanei potrebbe definirsi in 3 D. All’interno le opera dell’artista e la riproduzione del set dello stesso Morning Sun per poter entrare a far parte del quadro stesso, interpretando per pochi secondi la modella prediletta e unico grandissimo amore di Edward, sua moglie Jo, minuta e con i capelli rossi. Il visitatore non potrà dimenticare l’esperienza vissuta. Se la teoria dell’interpretazione non è più sconosciuta, le tecniche di gestione e curatela di mostre ed esposizioni pare che abbiano, invece, tempi di scoperta e maturazione ancora lunghi. Ogni tanto un episodio ma nulla di più. Il professionista che si occupa dell’organizzazione di un’esposizione artistica o di un evento culturale ha diverse responsabilità in merito ai loro contenuti, allestimento, organizzazione, promozione e la loro gestione finanziaria. Sono tanti tasselli che concorrono al risultato finale. Questo risultato dovrebbe essere garantito nel momento in cui il professionista firma un contratto d’incarico. Un assunzione di responsabilità che impone una preparazione che va al di là della profonda conoscenza del tema dell’esposizione. Le sfaccettature professionali di un curatore/gestore sono moltissime e certamente non possono fare a meno della conoscenza tecnico scientifica di un esperto in materia, ma la “cantierizzazione” di una mostra, di un esposizione permanente o temporanea è un’altra cosa. E se si ripensassero quelle che i giuristi chiamano “ obbligazioni di mezzi” e “obbligazioni di risultato”?.