‘Esquilino chiama Roma’, presidente I municipio: “Mettere a sistema buone pratiche”

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Roma, 5 dic. – (AdnKronos) – Con sostegno dell’Associazione Piazza Vittorio Aps ed il patrocinio di Enpam, il “Gruppo di lavoro via Giolitti” intende promuovere l’iniziativa ‘Esquilino chiama Roma’, per promuovere un progetto urbano di valorizzazione dell’area. All’iniziativa tenutasi nella splendida sede dell’Acquario Romano, casa dell’Ordine degli Architetti di Roma ha partecipato anche il presidente del Municipio I di Roma, Sabrina Alfonsi.

“Si tratta di un progetto molto importante -ha detto Alfonsi all’Adnkronos- perché mette insieme tutta una serie di studi, realtà e di documentazione sull’Equilino con cui si cerca di rifare rete e ridare valore all’area. Lo stesso nome ‘Esquilino chiama Roma’ dà il senso, quello di voler provare a mettere a sistema delle buone pratiche cercando di fare progetti che non guardano solo all’oggi ma anche al domani”. “Questa città ha bisogno per ripartire di progetti a lungo respiro -ha aggiunto Alfonsi- e per farli serve la scienza ma servono anche i cittadini e le istituzioni, perché anche la politica deve poter assorbire dati e studi per potere programmare gli interventi necessari al quartiere”.

“‘Esquilino chiama Roma’ significa che il quartiere non è separato da Roma ma che necessita di un confronto e di un’interazione con la città -ha spiegato all’Adnkronos, Pietro Pietraroia, ‘Gruppo di lavoro Via Giolitti’ -. Il centro storico di Roma è stato proclamato sito Unesco ma le condizioni dell’Esquilino sono in totale contraddizione con quello che dovrebbe essere la gestione di un sito Unesco. Nostro obiettivo, di gruppo di cittadini, è quello di mettere a disposizione le competenze che abbiamo per sollecitare la costruzione condivisa di conoscenze che permettano ad associazioni, comitati ed istituzioni di dialogare meglio”.

“E lo possiamo fare mettendo insieme un progetto di rigenerazione urbana, -ha aggiunto Pietraroia- insieme ad un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale, spesso ignorato, insieme ad un ad un progetto di coesione sociale e culturale considerando che all’Esquilino vivono famiglie, etnie e vi sono condizioni sociali tutte differenti e tutti potremmo trovare da residenti e non nel patrimonio culturale uno spazio collaborativo, di dialogo per riconoscere maggiore dignità alle persone ed agli spazi pubblici”.