Euro contro dollaro sotto il massimo da febbraio a 1,1343

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Il punto. Il Ftse Mib segna +0,28%, il Ftse Italia All-Share +0,32%, il Ftse Italia Mid Cap +0,65%, il Ftse Italia Star +0,57%. Bancari italiani positivi con l’indice FTSE Italia Banche a +1,2%, mentre l’EURO STOXX Banks cede lo 0,4% circa.

Mercati azionari europei lieve calo: DAX -0,1%, CAC 40 -0,5%, FTSE 100 -0,2%, IBEX 35 -0,1%. Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,1-0,2 per cento circa.

Positive le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +2,44%, a Hong Kong l’indice Hang Seng a +0,06%.

Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,44%, Nasdaq Composite +0,43%, Dow Jones Industrial +0,69%. Tokyo chiusa per festività.

Euro contro dollaro sotto il massimo da febbraio a 1,1343 toccato giovedì. EUR/USD al momento oscilla in area 1,1250. Mercati obbligazionari eurozona incerti. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente è stabile allo 0,21%, quello del BTP sale di 2 bp all’1,28%. Lo spread sale di 2 bp a 107.


Borse asiatiche
La nuova ottava si apre con il freno tirato per i mercati dell’Asia, dopo tre settimane consecutive di guadagni. La Borsa di Tokyo resta chiusa per la celebrazione dell’Equinozio di primavera. L’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, perde circa lo 0,30% dopo che venerdì era entrato per la prima volta quest’anno in territorio positivo (l’indice è in progresso di circa il 16% dai minimi registrati in gennaio).

La seduta, che arriva dopo una settimana guidata dalle mosse delle Banche centrali e in particolare da quella della Federal Reserve (che non solo ha lasciato invariati mercoledì i tassi d’interesse dopo il ritorno a una politica di rialzo per la prima volta dal 2006 in dicembre ma ha anche dichiarato che nel corso del 2016 gli aumenti saranno due e non quattro come inizialmente previsto), è segnata in particolare dall’ennesimo declino del greggio, con il Wti che continua a deprezzarsi sui mercati asiatici dopo che venerdì aveva perso intorno al 2% riducendo al 2,4% il guadagno nell’ottava (comunque nella quinta settimana consecutiva di apprezzamento per l’oro nero), a causa della prima crescita da inizio anno del numero di pozzi attivi in Usa registrata settimana scorsa dopo che nell’ottava precedente la lettura era stata la più bassa dal dicembre del 2009. Se la decisione della Fed aveva indebolito il dollaro Usa, spingendo contemporaneamente i corsi del greggio, la nuova settimana si apre con modeste variazioni nei tassi di cambio, con in particolare il dollaro australiano che consolida la sua posizione nei confronti della divisa Usa dopo essere volato ai massimi di nove mesi settimana scorsa.
Terza seduta consecutiva di declino, invece, per il prezzo dell’oro mentre gran parte dei metalli industriali sono in recupero. Il risultato è stata una perdita per la piazza di Sydney, soprattutto a causa dei titoli petroliferi: l’S&P/ASX 200 ha infatti perso lo 0,32% a fronte di performance sostanzialmente piatte per i big minerari e di una moderata flessione per il settore finanziario. Seduta negativa anche per Seoul, ma il Kospi limita allo 0,12% le sue perdite.

Di tutt’altro tenore la giornata per i mercati cinesi. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno guadagnato il 2,15% e il 2,44% rispettivamente. Performance sostanzialmente in linea anche per lo Shenzhen Composite che dopo due sedute di guadagni superiori al 3,50% segna un progresso del 2,50% al termine delle contrattazioni. Sul fronte macroeconomico, l’Mni China Business Indicator, sondaggio condotto mensilmente tra 200 società quotate a Shanghai e Shenzen da Mni (parte di Deutsche Börse Group) e che misura la fiducia delle imprese cinesi, si è attestato a 49,9 punti, livello appena sotto la soglia di 50 punti che separa ottimismo da pessimismo raggiunto lo scorso mese in calo rispetto ai 52,3 punti di gennaio.
La piazza di Hong Kong si allinea con il clima negativo del resto della regione e l’Hang Seng avvicinandosi alla chiusura è in modesto declino, mentre l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, si fa maggiormente condizionare dal rally di Shanghai e Shenzhen ed è in progresso di oltre mezzo punto percentuale.

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la seduta di venerdì in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,69%, l’S&P 500 lo 0,44% e il Nasdaq Composite lo 0,43%. Il Dow Jones ha messo a segno la sesta seduta positiva consecutiva. Nell’arco della settimana il Dow Jones ha guadagnato l’1,8%, l’S&P 500 l’1,3% e il Nasdaq Composite l’1%.

La stima preliminare di marzo dell’indice di fiducia dei consumatori, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, ha evidenziato un calo a 90,0 punti da 91,7 punti della rilevazione di febbraio e inferiore alle previsioni degli addetti ai lavori pari a 92,1 punti.

Europa
Avvio di settimana negativo per le principali Borse europee. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,7%, il Ftse100 di Londra lo 0,4% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,5%. Sul fronte societario Airbus Group -0,1%.

Italia
Piazza Affari ha chiuso la seduta e l’ottava scorsa sulla sostanziale parità. Seduta che è stata con i riflettori puntati per Banco Popolare (+2,47% a 6,845 euro), sui cui erano vietate le vendite allo scoperto, e Bpm (-0,52% a 0,6675 euro) dopo le richieste arrivate dalla Banca centrale europea in merito alla possibile fusione che porterebbe alla nascita del terzo polo bancario del Paese. Francoforte ha chiesto che entro un mese venga presentata la bozza del nuovo Statuto e un piano industriale pluriennale.

Tra le banche gli acquisti hanno premiato Mps (+3,93% a 0,5955 euro), mentre Intesa SanPaolo e Unicredit hanno perso rispettivamente l’1,11% a 2,492 euro e l’1,76% a 3,684 euro.
Gli analisti hanno favorito Finmeccanica (+3,62% a 11,17 euro) e Saipem (+1,53% a 0,3794 euro): SocGen ha alzato il giudizio a buy da hold sul colosso dell‍’aerospazio, mentre Citi ha portato a buy da neutral il giudizio sulla società di servizi petroliferi. Bene Eni (+0,88% a 13,73 euro) nel giorno della presentazione del nuovo piano industriale che prevede ulteriori dismissioni per 7 miliardi di euro entro il 2019.

I dati macro attesi oggi
Lunedì 21 Marzo 2016

GIA Mercati chiusi per festività; 
09:15 USA Intervento Lacker (Fed); 
10:00 EUR Bilancia partite correnti gen; 
12:00 GB Indice CBI (tendenza ordini industriali) mar; 
15:00 USA Vendite abitazioni esistenti feb; 
16:00 EUR Indice fiducia consumatori (flash) mar; 
17:40 USA Intervento Lockhart (Fed).