Euro giù e il made in Italy va
Mercati extra Ue, 2015 rosa

46

Le imprese italiane esportatrici festeggiano una fine dell’anno con dati molto positivi per quanto riguarda le vendite al di fuori dell’Unione Europea. Il Made Le imprese italiane esportatrici festeggiano una fine dell’anno con dati molto positivi per quanto riguarda le vendite al di fuori dell’Unione Europea. Il Made in Italy in senso stretto (esportazioni al netto della componente energetica) fa registrare un incremento annuo dell’8,4 per cento. Unito alla contrazione delle importazioni, e in particolare dei prodotti energetici, tutto questo si traduce in un saldo record per il Made in Italy pari a 67,2 miliardi. “È in dubbio che questo positivo andamento è frutto da un lato della capacità delle nostre imprese di ampliare la presenza anche sui mercati più lontani e dall’altro della flessione dell’euro. In prospettiva – sottolinea Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero diffusi l’altro ieri – l’avvicinarsi ad un rapporto di parità con il dollaro, conseguente anche alle misure di Quantitative easing adottate dalla Banca Centrale Europea, non potrà che riverberarsi positivamente, nel prossimo futuro, su di una ulteriore crescita del Made in Italy nei mercati più lontani”. Molto positiva la crescita del nostro export, nel 2014, del 10 per cento negli Stati Uniti e in Cina di quasi il 7 per cento. Preoccupante, invece, la contrazione dell’export in Svizzera. “Per quanto riguarda la Svizzera – che rimane il secondo paese extra Ue dopo gli Stati Uniti, per avanzo commerciale – la prospettiva di una rivalutazione del franco svizzero dovrebbe alimentare anche un incremento delle nostre vendite in loco, mentre rimangono, anche in prospettiva, le preoccupazioni per il mercato russo che ha perso quasi il 12 per cento nel 2014” conclude Esposito. A leggere la nota diffusa dall’Istat l’andamento delle esportazioni è tuttavia il risultato di dinamiche divergenti rispetto ai principali mercati di sbocco. Oltre che sui mercati Usa e Cina, i prodotti italiani tirano nei paesi Eda, le Economie dinamiche asiatiche, (più 9,6 per cento), nei paesi Asean, quelli del Sud Est asiatico, (più 5,1 per cento).