Europa, l’impossibilità di fare politica estera

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Nel processo d’integrazione l’Europa, sconta, sul piano politico da sempre un deficit qualitativo che la fa essere incapace a rispondere alle gravi esigenze che i tempi richiedono: se da un lato, infatti, l’Europa è un “gigante economico” dall’altra parte è invece un “nano politico”. L’inconsistenza politica dell’Unione lamentata sin dall’epoca di Delors, è caratterizzata dalle mille contraddizioni che esistono tra le politiche estere dei singoli Stati, e, quindi, dai tanti litigi fra gli stessi e dai deboli compromessi con cui si cerca senza quasi riuscirci, di superare lo stallo che caratterizza sul piano politico l’UE. La recentissima polemica in ordine al riparto della quota dei profughi, il tirarsi indietro dallo stesso di alcuni Stati, né è una ennesima riprova, per cui anche di fronte a decisioni che appaiono unanimi, vi è chi dichiara formalmente il suo non rispetto. Per conseguenza la politica del “non far niente”, è forse la vera immagine che caratterizza l’UE sul piano internazionale senza giocare alcun ruolo effettivo nelle crisi che si succedono, lasciando ai singoli Stati il compito di perseguire le proprie politiche di marca, quindi, nettamente nazionalistiche. La scelta del Governo italiano di optare con la Mogherini – nella nuova Commissione per la gestione della politica estera, è quindi in se motivo di forti critiche, ben conoscendo lo scarso peso che può esercitare chi è preposta alla stessa e, quindi, il paese che la esprime. Va aggiunto, ancora, che la necessità prevista nei Trattati che in politica estera deve essere conseguita l’unanimità dei 28 paesi da per se rappresenta un sostanziale intralcio per una significativa iniziativa politica in sede estera e conseguentemente deprezia l’impegno del personaggio politico a cui è preposta. La gestione fallimentare di Lady Ashton, che ha preceduto la Mogherini, è stata anche determinata dalla circostanza che per il Regno Unito l’obiettivo principale è stato ed è sempre quello di sabotare una iniziativa autonoma di politica estera dell’UE. Non va, inoltre, dimenticato quello che è il costo economico della politica estera dell’UE, costituito da un grande sevizio diplomatico rappresentato in quasi tutti i paesi del mondo, che comporta in conseguenza ambasciate e ambasciatori con le relative spese. A motivo di qualificazione del preposto alla politica estera europea (Mr PESC), si ricorda che lo stesso partecipa ai lavori del Consiglio europeo, insieme ai Capi di Stato e di Governo degli Stati membri al Presidente del Consiglio e a quello della Commissione. A proposito, va ricordato, che Mr PESC, è anche il vice Presidente della Commissione UE e, quindi, in tale veste può svolgere un ruolo di rilievo nei lavori della stessa, anche inerenti le questioni economiche. Quello che oggi va dimostrato, che se sarà difficile modificare l’iniziativa in politica estera, una politica innovativa dell’UE sul piano economico dovrà essere in grado di determinare una reale ripresa della domanda interna, attraverso anche investimenti europei indirizzati alle realizzazioni di infrastrutture. Se quindi è plausibile che anche questo Parlamento non dimostrerà di riuscire a dare una propria autonoma iniziativa alla politica estera dell’UE, in contrappeso, dovrà fornire l’impulso necessario per uscire dalla crisi proprio attraverso un rilancio economico accompagnando ad esso un miglioramento della condizione culturale delle nuove generazioni.