Europa in pericolo? Al Sabato delle Idee, sabato 23, Romano Prodi intervistato da Alessandro Barbano

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in foto Romano Prodi

L’Unione Europea è probabilmente a un bivio decisivo della sua breve, ma intensa storia. Lo pensano ormai in molti e, non a caso, le elezioni della prossima primavera per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo sono considerate le più importanti dal 1979, da quando cioè fu istituito il suffragio universale tra i cittadini dei Paesi membri. Pochi dubitano di questo assunto, ma a tutt’oggi scarseggiano le analisi sulle cause e gli errori che hanno condotto all’emersione di crepe così serie in un edificio fino a non molti anni fa considerato tra i più sicuri sulla Terra. In una fase ancora ragionevolmente ‘pre-elettorale’ ‘Il Sabato delle Idee’ prova quindi a interrogarsi su questo tema. E lo fa ricorrendo (sabato 23 febbraio, nel Centro Congressi della Federico II in via Partenope a Napoli) alla testimonianza e alla competenza di un assoluto protagonista della storia europea, quale certamente è stato Romano Prodi, prima in qualità di premier italiano e poi di presidente della Commissione Ue. L’intervista, condotta da Alessandro Barbano, toccherà quindi, inevitabilmente, punti cruciali della vicenda comunitaria, quali la nascita dell’Euro, le modalità di ingresso dell’Italia nella sua area e il maxi-allargamento rivolto soprattutto agli Stati dell’Europa centro-orientale e post-sovietica. Temi, questi, vissuti da Romano Prodi in qualità di protagonista principale, inizialmente coralmente osannato, negli anni via via sempre più contestato. Al saggista Prodi si chiederà tuttavia di andare oltre, sforzandosi di immaginare nuovi scenari, in un quadro internazionale radicalmente mutato. Alle tradizionali obiezioni sulla plausibilità di un progetto non privo di velleitarismi (basti pensare alla perdurante e concettuale assenza di una lingua comune, di una politica di difesa comune, di un vero e proprio bilancio comune, di un’estensione reale della democrazia rappresentativa al suo interno, a scapito dell’attuale, odiatissima ‘eurocrazia’) si aggiungono le crescenti e strutturali ostilità dell’opinione pubblica interna e internazionale. Per non parlare degli interessi a una sua implosione schiettamente palesati non solo dai ‘fisiologici’ competitor russo-cinesi, ma addirittura dal cuore anglosassone dell’Occidente. Se infatti oltremanica gli Inglesi sono ormai costretti in una camicia di forza durissima come la Brexit, oltreoceano la dottrina isolazionista del presidente Usa Donald Trump sembra far perno anche su una scomposizione, o almeno, su un ridimensionamento, dell’Unione Europea. Ci si chiederà quanti e quanto riparabili siano gli errori commessi e, naturalmente, si cercherà di indicare nuove strade da percorrere in questo viaggio duro, ma affascinante, il cui traguardo non può che essere il consolidamento di una stagione di pace e prosperità, avviata molti decenni fa dai suoi indimenticabili padri fondatori. Obiettivi possibili, se originati dall’inesausta ricerca di un comune sentire dei popoli europei, cui tutti dovremmo contribuire.