Eventi, rigenerazione urbana: tavola rotonda nella Basilica di San Paolo Maggiore

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“Dal patrimonio latente all’ecosistema durevole: la “Coscienza” come leva di rigenerazione urbana”: questo il titolo della tavola rotonda Luminetica P-E-A-C-E in programma per questo pomeriggio 18,15 nella Basilica di San Paolo Maggiore a Napoli.

L’appuntamento, promosso dalla Basilica e il BAP – Centro interdipartimentale di ricerca per i Beni Architettonici e Ambientali e per la Progettazione Urbana dell’Università Federico II, mette in relazione dimensione pastorale, ricerca accademica e impresa culturale per affrontare le sfide economiche e sociali del Centro Storico UNESCO.

L’iniziativa nasce nel solco del progetto P-E-A-C-E (Parola, Ecologia, Arte, Comunità, Esistenza), giunto alla fase di restituzione pubblica dopo un intenso percorso di Action Research condotto con cittadini, associazioni e attori del territorio. Durante l’evento verranno presentate una serie di videoproiezioni e testimonianze raccolte lungo il processo partecipativo, con l’obiettivo di restituire la complessità dei fenomeni urbani e sociali analizzati.

La scelta della Basilica di San Paolo Maggiore come sede non è soltanto simbolica: si tratta di uno dei più importanti edifici di culto del patrimonio storico napoletano, situato nel cuore del Decumano Maggiore, epicentro di dinamiche economiche, turistiche, sociali e demografiche sempre più asimmetriche. In questo contesto, la riflessione sulla rigenerazione assume una valenza strategica. «Il patrimonio storico non può essere concepito come un’entità isolata o cristallizzata» afferma Padre Carmine Mazza, Rettore della Basilica. «Solo integrando dimensione spirituale, cura pastorale e responsabilità civica possiamo generare un ecosistema capace di durare, includere e rigenerare».

Il principio di Ecologia Sistemica rappresenta il filo teorico conduttore della tavola rotonda. L’incontro intende infatti analizzare come edifici di culto, beni confiscati alla camorra e altre forme di “patrimonio latente” possano essere riattivati non soltanto come spazi fisici, ma come infrastrutture dell’immateriale, incubatori di capitale sociale, culturale e spirituale. Secondo l’architetto Massimo Pica Ciamarra, tra i massimi teorici italiani della progettazione sistemica, «oggi la città ci impone di interpretare il patrimonio non come risorsa da preservare, ma come organismo da rimettere in circolo: la rigenerazione è un processo cognitivo prima ancora che tecnico». È un cambio di paradigma che invita a leggere la città come un ecosistema integrato le cui criticità – dall’overtourism alla pressione immobiliare, dalla congestione del centro alle fratture con le periferie e le aree interne – non possono essere affrontate per compartimenti stagni.

Il percorso P-E-A-C-E ha reso evidente come la partecipazione dei cittadini sia un fattore decisivo nella generazione di nuovi modelli urbani. «Le comunità non chiedono solo spazi restituiti, ma strumenti per comprenderli, interpretarli e abitarli in modo nuovo» osserva il prof. Andrea Maglio, Direttore del BAP. «La componente immateriale diventa allora determinante, perché solo dove si attiva consapevolezza può nascere capacità di governo dal basso». In continuità, la prof.ssa Angela D’Agostino, docente di Composizione Architettonica e Urbana, sottolinea come nelle esperienze internazionali di rigenerazione il ruolo della conoscenza condivisa sia emerso come condizione imprescindibile: «Un patrimonio è vivo quando genera relazioni e progettualità. Lavorare sulla coscienza significa agire sui criteri attraverso cui una comunità interpreta il proprio futuro».

Accanto al mondo accademico e pastorale, la tavola rotonda porta in primo piano la voce dei comitati civici, rappresentati da Antonio Pariante del Comitato Portosalvo, che da anni opera nella difesa del patrimonio culturale napoletano. «La città vive una contraddizione strutturale: un centro in iper-esposizione turistica e periferie sempre più marginalizzate. Senza un piano di riequilibrio fondato sulla cura dei luoghi e sulla responsabilità dei cittadini, la frattura non potrà che ampliarsi».

Componente essenziale del progetto è anche la dimensione estetica e percettiva della luce, affidata al Light Designer Filippo Cannata, fondatore di SenseDesign. Il concetto stesso di Luminetica nasce come riflessione sulla luce quale energia generativa capace di orientare comportamenti, significati e immaginari. «La luce non è decorazione, ma linguaggio. È ciò che rilegge lo spazio, restituisce identità ai luoghi e crea condizioni per esperienze trasformative» dichiara Cannata.

Il dispositivo artistico del progetto è stato curato dall’artista visivo Gianluigi Maria Masucci, Action Researcher del laboratorio La Congiunzione degli Opposti. Masucci ha accompagnato il percorso P-E-A-C-E con azioni relazionali, installazioni temporanee e raccolta di materiali visuali, fotografici e narrativi. «L’arte diventa medium di ascolto e di restituzione. Non conclude un processo: lo apre, lo esprime, lo traduce in un linguaggio accessibile che consente alla comunità di riconoscersi nel cambiamento», afferma l’artista.

La tavola rotonda riveste inoltre un ruolo strategico in vista della redazione del Foundation Paper dedicato alla coprogettazione collettiva. Si tratta di un documento di indirizzo che raccoglie, ordina e interpreta i risultati del processo P-E-A-C-E, con l’obiettivo di offrire linee guida operative, criteri valutativi condivisi e un metodo replicabile per l’attivazione di patrimoni latenti attraverso percorsi comunitari e interdisciplinari. Il Foundation Paper porrà particolare attenzione a tre assi: la partecipazione come risorsa strutturale; la riduzione delle criticità generate dall’eccesso di pressione turistica e immobiliare; e la definizione di strumenti per un Protocollo d’Azione che consenta alle comunità locali, alle istituzioni e agli operatori di lavorare in modo coordinato, trasparente e sostenibile.

L’evento, inserito nel programma di Art Days Campania 2025, conferma il ruolo della cultura come piattaforma di sviluppo economico e sociale e come leva per la transizione verso modelli urbani più equilibrati. Fotografie di Fabio Donato e contributi video di Antonio Miorin accompagneranno la restituzione del percorso di ricerca-azione, offrendo una documentazione immersiva del lavoro svolto con la cittadinanza.