Evoluzione delle frodi RC Auto e RC natanti. Vizzino al Senato: Gli scenari, i rischi e l’impatto sulla collettività

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in foto contrassegni assicurativi (da Imagoeconomica)

Giovedì 18 dicembre 2025, dalle 9,30 alle 12, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Palazzo Madama (Piazza Capranica 72, Roma), il Senato ospita un confronto pubblico su uno dei nodi più delicati del sistema assicurativo italiano: le frodi nella RC Auto e nella RC natanti e i loro effetti sulla collettività. L’iniziativa, promossa dalla senatrice avvocato Erika Stefani, riunisce rappresentanti delle istituzioni, del mondo assicurativo e delle professioni per affrontare un tema che incide direttamente sui premi pagati dai cittadini, sull’efficienza della giustizia e sulla credibilità delle regole.

In questo contesto si colloca l’intervento dell’avvocato Riccardo Vizzino, responsabile nazionale frodi di Civicrazia, che pubblichiamo integralmente di seguito: un’analisi delle patologie strutturali della RC Auto, delle nuove forme di frode emerse nel 2025 e dei danni economici, sociali e istituzionali che ne derivano.

Dal contenzioso seriale ai falsi testimoni, dall’esterovestizione dei veicoli al saccheggio del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, fino alle frodi assuntive e ai sinistri nautici: l’intervento di Vizzino mette in fila problemi che molti conoscono, pochi nominano e quasi nessuno affronta in modo organico. Con una tesi chiara: le frodi assicurative non sono un costo “tecnico”, ma una tassa occulta che pagano gli assicurati onesti.

Accanto alla diagnosi, il contributo propone una piattaforma articolata di interventi normativi, organizzativi e giudiziari: integrazione delle banche dati, rafforzamento del ruolo dei CTU, contrasto all’abusivismo professionale, tutela della fase assuntiva del contratto, presidio penale efficace e responsabilizzazione degli attori della filiera del risarcimento.

Un testo che non cerca scorciatoie retoriche né consolazioni. E che chiama in causa, senza giri di parole, istituzioni, professionisti e mercato. Perché continuare a far finta di niente, nel sistema RC Auto, non è più un’opzione: il conto arriva puntuale, e lo pagano sempre gli stessi.

L’intervento integrale

Il programma

EVOLUZIONE DELLE FRODI RC AUTO E RC NATANTI
Nuove modalità operative e necessità di interventi strutturali

di Riccardo Vizzino

PREMESSA

La Responsabilità Civile Auto costituisce uno dei pilastri fondamentali del sistema di tutela dei cittadini e della sicurezza collettiva. L’obbligatorietà della copertura assicurativa non rappresenta un mero adempimento formale, ma l’attuazione concreta di un principio di solidarietà sociale, finalizzato a garantire il risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale e a tutelare le vittime, indipendentemente dalla capacità economica del responsabile. Nel tempo, tuttavia, il sistema RC Auto ha manifestato crescenti segnali di criticità, riconducibili a fenomeni fraudolenti, a prassi operative distorte e a un contenzioso sempre più seriale e patologico. Tali dinamiche incidono negativamente sull’efficienza del mercato assicurativo, sull’equità dei risarcimenti e sulla sostenibilità complessiva del sistema, determinando un aumento dei premi e un aggravio dei costi a carico della collettività. Accanto agli effetti economici, emergono ricadute rilevanti anche sul piano istituzionale e sociale: rallentamento dei risarcimenti legittimi, congestione degli uffici giudiziari, difficoltà di accertamento tecnico e progressiva perdita di fiducia dei cittadini nelle regole e negli strumenti di tutela. Il presente documento intende offrire un’analisi organica e sistemica delle principali problematiche che attraversano il settore RC Auto, con particolare attenzione alle forme di frode tradizionali ed emergenti e ai danni prodotti sulla collettività. L’obiettivo è fornire una base conoscitiva rigorosa e strutturata, utile alla riflessione istituzionale e alla definizione di interventi coerenti, nell’ottica di rafforzare legalità, trasparenza ed equità del sistema assicurativo.

 

PARTE I – LE PROBLEMATICHE DEL SISTEMA RC AUTO

  1. Criticità strutturali del sistema RC Auto: il terreno su cui si innestano le nuove frodi

Il sistema della Responsabilità Civile Auto presenta criticità strutturali che incidono in modo diretto sull’efficienza della giustizia, sulla qualità dell’accertamento e sulla tutela effettiva dei cittadini. Lentezze procedurali, disomogeneità decisionali, carenze di specializzazione e superficialità nell’analisi delle prove non rappresentano inefficienze occasionali, ma fattori sistemici che riducono la capacità di prevenzione e favoriscono la proliferazione delle frodi e del contenzioso patologico.

1.1 Giustizia lenta e serializzazione del contenzioso

Nel settore RC Auto, l’inefficienza della giustizia civile e penale opera come un vero moltiplicatore del rischio fraudolento. La lentezza dei procedimenti, l’elevato carico degli uffici e l’assenza di specializzazione attenuano l’effetto deterrente della risposta giudiziaria. Nei giudizi di massa e, in particolare, dinanzi ai Giudici di Pace, la serialità delle cause e la standardizzazione delle decisioni finiscono per incentivare la costruzione artificiosa del contenzioso.

1.2 Documentazione sanitaria irregolare

Un ulteriore fattore di vulnerabilità riguarda la gestione della documentazione medica nei sinistri con lesioni. Certificazioni seriali, referti clinicamente incoerenti, prestazioni prive di tracciabilità fiscale, fatturazioni irregolari e ricorso a strutture non autorizzate compromettono l’affidabilità dell’accertamento medico-legale. Tali prassi alimentano richieste risarcitorie gonfiate, rallentano i risarcimenti legittimi e minano la credibilità dell’intero sistema.

1.3 CTU e fragilità dell’accertamento tecnico

La consulenza tecnica d’ufficio costituisce uno snodo decisivo nel contenzioso RC Auto. Le criticità che la attraversano assumono quindi rilievo sistemico. Si riscontrano con frequenza albi CTU obsoleti, nomine reiterate in assenza di rotazione, carenze di specializzazione, conflitti di interesse non adeguatamente verificati, perizie standardizzate e accettazione di documentazione sanitaria irregolare o non tracciata. A ciò si aggiungono irregolarità fiscali e amministrative nell’attività peritale, incompatibili con il ruolo di ausiliario del giudice e lesive della credibilità dell’accertamento.

In questo quadro si inserisce la recente e significativa presa di posizione dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli, che ha riconosciuto l’esistenza di criticità nel settore delle CTU medico-legali e ha manifestato una chiara disponibilità a intervenire in modo strutturato. L’Ordine ha sottolineato la necessità di una collaborazione istituzionale con i Tribunali, di una formazione mirata dei professionisti e di un rafforzamento dell’attività disciplinare, anche attraverso la verifica di casi specifici. Tale intervento rappresenta un segnale rilevante di assunzione di responsabilità e conferma che il miglioramento della qualità delle CTU non può prescindere dal coinvolgimento attivo degli organismi ordinistici.

La crisi dell’accertamento tecnico non è quindi solo un problema giudiziario, ma investe l’etica professionale, la deontologia, la trasparenza fiscale e la tutela dei diritti delle parti. In assenza di CTU affidabili e controllate, il sistema RC Auto perde uno dei suoi principali presìdi di legalità.

1.4 Abusivismo e rappresentanza irregolare

Infine, permane il fenomeno dell’abusivismo nella rappresentanza, soprattutto nella fase stragiudiziale e nei giudizi di minore valore. Procure generiche, gestione seriale delle pratiche e intervento di soggetti privi di titolo alterano il diritto di difesa e contribuiscono alla diffusione di un contenzioso patologico, svuotando di contenuto la tutela del cittadino.

1.5 Impatto sociale ed economico delle frodi

Le frodi assicurative nel settore RC Auto non producono effetti limitati ai singoli procedimenti o alle parti coinvolte, ma generano conseguenze diffuse e durature sull’intero sistema. Il danno non si esaurisce nel pagamento di risarcimenti indebiti, ma si riflette in modo strutturale sull’equilibrio economico del mercato assicurativo, sull’efficienza della giustizia e sulla fiducia dei cittadini.

L’aumento dei costi derivanti da frodi, contenzioso patologico e pratiche scorrette viene inevitabilmente redistribuito sull’intera collettività degli assicurati attraverso l’incremento dei premi RC Auto. Tale dinamica penalizza in particolare i cittadini onesti e le fasce sociali più vulnerabili, riducendo l’accessibilità all’assicurazione obbligatoria e accentuando le diseguaglianze territoriali.

Sul piano istituzionale, la diffusione delle frodi contribuisce alla congestione degli uffici giudiziari, all’allungamento dei tempi di definizione delle controversie e alla dispersione di risorse amministrative e investigative. Ciò comporta un rallentamento dei risarcimenti legittimi e un indebolimento complessivo della capacità di risposta dello Stato.

L’impatto sistemico si manifesta anche nella progressiva erosione della fiducia dei cittadini nelle regole e negli strumenti di tutela. Quando il sistema appare incapace di distinguere in modo efficace tra richieste legittime e condotte fraudolente, si rafforza la percezione di iniquità e di impunità, con effetti negativi sulla legalità diffusa.

Questi elementi delineano un quadro nel quale le frodi assicurative rappresentano non soltanto un illecito economico, ma un fattore di instabilità strutturale del sistema RC Auto, che richiede un’analisi aggiornata e una risposta coordinata.

  1. Aggiornamento 2025: nuove truffe e nuove forme di danno collettivo nel settore RC Auto

L’evoluzione del fenomeno fraudolento nel settore RC Auto dimostra come le criticità strutturali già emerse negli anni precedenti abbiano favorito l’affermazione di nuove modalità di frode, più sofisticate, meno appariscenti e spesso più difficili da individuare. Non si tratta di una cesura rispetto al passato, bensì di una continuità patologica: le nuove truffe si innestano sulle debolezze preesistenti del sistema giudiziario, assicurativo e amministrativo. Questo aggiornamento intende offrire un’analisi dettagliata delle principali forme emergenti di danno collettivo, così come documentate dall’esperienza professionale maturata sul campo, mettendo in luce i meccanismi attraverso i quali le frodi si sono evolute e strutturate.

2.1 Falsi testimoni: dalla frode episodica alla pratica organizzata

Nel contenzioso RC Auto, la prova testimoniale riveste un ruolo centrale nella ricostruzione della dinamica del sinistro e nell’accertamento delle responsabilità. Proprio per questa funzione, essa rappresenta uno dei principali punti di vulnerabilità del sistema ed è divenuta, negli anni, uno degli strumenti più frequentemente utilizzati per alimentare frodi assicurative e contenziosi patologici.

La falsa testimonianza non costituisce più un fenomeno episodico, ma una pratica strutturata e ricorrente, con ricadute dirette sull’equità delle decisioni giudiziarie, sull’efficienza della giustizia e sui costi collettivi del sistema assicurativo, che si riflettono sull’aumento dei premi RC Auto a carico degli assicurati onesti.

L’esperienza applicativa consente di individuare modalità operative ormai consolidate:

testimoni inesistenti o con identità falsificate, costruite artificialmente per sostenere richieste risarcitorie infondate;

testimoni ricorrenti o “di professione”, che compaiono in un numero anomalo di procedimenti;

testimoni tardivi, indicati solo in fase processuale e assenti sia nella denuncia di sinistro sia nella messa in mora.

In tale contesto assume rilievo centrale la disciplina dell’articolo 135 del Codice delle Assicurazioni Private, che limita l’obbligo di indicazione preventiva dei testimoni ai soli danni a cose, escludendo i sinistri con lesioni personali, proprio quelli maggiormente esposti a fenomeni fraudolenti. Ne deriva un indebolimento della funzione preventiva della denuncia di sinistro e una legittimazione dell’emersione tardiva della prova testimoniale.

La frammentazione normativa e l’applicazione non uniforme delle regole processuali producono un effetto sistemico: la prova testimoniale, anziché strumento di accertamento della verità, rischia di trasformarsi in un fattore di distorsione del giudizio. Tale criticità emerge con particolare evidenza nei procedimenti dinanzi ai Giudici di Pace e nei sinistri a carico del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, soprattutto nei casi di veicolo non identificato.

Il fenomeno è aggravato da criticità operative diffuse: in molti uffici dei Giudici di Pace, la carenza di adeguate strutture informatiche determina modalità irregolari di assunzione della prova, con dichiarazioni raccolte senza verbalizzazione immediata da parte della cancelleria e, talvolta, trascritte dagli stessi difensori o annotate su dispositivi personali. Tali prassi espongono il processo a rischi di opacità, alterazione o omissione del contenuto della prova.

Le frodi testimoniali generano un elevato costo sociale, alimentano reti organizzate e contribuiscono a una progressiva perdita di credibilità della funzione giudiziaria. Esse rappresentano, oggi, una delle più gravi distorsioni del sistema risarcitorio e uno snodo centrale nell’analisi delle nuove frodi nel settore RC Auto.

2.2 Targhe estere ed esterovestizione: una distorsione strutturale del sistema RC Auto

La circolazione stabile sul territorio nazionale di veicoli formalmente immatricolati all’estero rappresenta una delle più gravi distorsioni del sistema RC Auto sotto il profilo assicurativo, fiscale e sociale. Il fenomeno, particolarmente diffuso nel Mezzogiorno e con una significativa concentrazione in Campania, non può essere ricondotto a comportamenti isolati o marginali, ma assume i tratti di una pratica strutturata e sistemica, capace di incidere in modo diretto sull’equilibrio della mutualità assicurativa.

L’utilizzo di targhe estere viene spesso percepito come una scorciatoia “conveniente” per ridurre il costo dell’assicurazione; in realtà, esso determina un trasferimento occulto e permanente di costi sull’intera collettività. Veicoli che circolano stabilmente in Italia, ma risultano formalmente immatricolati all’estero, sfuggono al pagamento di tributi e contributi essenziali: bollo auto, imposte sul premio assicurativo, contributi al Servizio Sanitario Nazionale e al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. La sottrazione di tali risorse incide direttamente sul finanziamento dei servizi pubblici e altera in modo significativo il principio di mutualità che sorregge il sistema assicurativo obbligatorio.

Il costo dell’evasione fiscale connessa alle targhe estere abusive non rimane confinato all’ambito erariale. Le imprese assicurative, chiamate a gestire sinistri causati da veicoli difficilmente identificabili o formalmente riconducibili a soggetti esteri, redistribuiscono inevitabilmente tali costi sull’insieme degli assicurati residenti. Ne deriva un aumento generalizzato dei premi RC Auto, con effetti particolarmente gravosi nelle aree già caratterizzate da elevata sinistrosità, penalizzando in modo diretto i cittadini che rispettano le regole.

Al centro del fenomeno si colloca il meccanismo dell’esterovestizione dei veicoli, che sfrutta in modo distorto la procedura di radiazione per esportazione. In numerosi casi, la cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico non è seguita da una reale esportazione né da una effettiva reimmatricolazione all’estero: il veicolo continua a circolare stabilmente in Italia, divenendo di fatto invisibile ai sistemi di controllo nazionali e sottraendosi ai presìdi fiscali e assicurativi.

Le indagini delle autorità hanno evidenziato come l’esterovestizione non sia il risultato di iniziative individuali estemporanee, ma l’espressione di un vero e proprio mercato parallelo organizzato. In tale contesto, agenzie e intermediari forniscono pacchetti completi che comprendono la radiazione fittizia in Italia, l’immatricolazione estera e l’immediato rientro del veicolo sul territorio nazionale. La targa estera diventa così uno strumento di opacizzazione dell’identità del mezzo e del suo reale utilizzatore, rendendo più complessa ogni attività di controllo.

Un effetto particolarmente critico riguarda l’impatto delle targhe estere abusive sui sinistri assicurativi. I veicoli esterovestiti risultano coinvolti con frequenza in sinistri sospetti, caratterizzati da difficoltà di accertamento della responsabilità e di individuazione dei soggetti obbligati. La possibilità di cambiare più volte targa senza un reale mutamento della disponibilità del veicolo facilita la costruzione di frodi seriali, nelle quali lo stesso mezzo compare in eventi diversi con identità formalmente rinnovata.

Nel loro complesso, le targhe estere e l’esterovestizione configurano una distorsione strutturale del sistema RC Auto: un fenomeno che sottrae risorse pubbliche, altera la mutualità assicurativa, alimenta frodi risarcitorie e scarica sui cittadini onesti il costo di un sistema aggirato e reso opaco.

2.3 Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada: nuove vulnerabilità

Il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, concepito come strumento di protezione delle vittime più deboli, è oggi esposto a forme di abuso sempre più raffinate. Il paradigma del cosiddetto “veicolo fantasma” rappresenta una delle principali modalità attraverso cui vengono costruite richieste risarcitorie a carico del Fondo.

In molti casi, incidenti autonomi o eventi non riconducibili a responsabilità di terzi vengono riformulati come sinistri causati da veicoli non identificati. La difficoltà di verifica immediata, unita alla centralità della prova testimoniale e medica, rende complesso distinguere tra richieste legittime e condotte fraudolente.

Poiché il Fondo è alimentato da una quota del premio RC Auto versata da tutti gli assicurati, ogni abuso produce un effetto redistributivo negativo, sottraendo risorse alle vittime reali e aggravando il costo collettivo.

2.4 Giustizia mercificata e serializzazione del contenzioso

Un ulteriore elemento di novità, pur innestandosi su dinamiche già note, riguarda la crescente serializzazione del contenzioso risarcitorio. In alcune realtà territoriali, il diritto al risarcimento viene gestito secondo logiche industriali, attraverso pratiche standardizzate, modelli preconfezionati e una gestione impersonale dei sinistri.

Questa impostazione produce una duplice distorsione: da un lato, riduce la qualità dell’accertamento e l’attenzione al caso concreto; dall’altro, sovraccarica gli uffici giudiziari con un contenzioso di massa che rallenta la definizione delle controversie realmente meritevoli.

Accanto alla serializzazione, emerge un profilo ulteriormente critico: la progressiva riduzione della consapevolezza del cittadino-danneggiato. La diffusione di messaggi semplificatori e rassicuranti, che prospettano la gestione del sinistro come un percorso privo di rischi, di costi o di responsabilità, contribuisce a creare un’illusione di automaticità del risarcimento.

In questo contesto, il cittadino tende ad affidarsi a soggetti terzi senza una reale comprensione delle scelte compiute in suo nome, delle modalità di gestione del sinistro e delle possibili conseguenze giuridiche ed economiche. La perdita di consapevolezza incide direttamente sulla qualità della tutela, trasformando il danneggiato da titolare di un diritto in semplice ingranaggio di una filiera del contenzioso.

La combinazione tra contenzioso seriale e disinformazione produce un effetto sistemico: indebolisce il controllo sociale sulle pratiche scorrette, favorisce l’opacità dei rapporti professionali e contribuisce alla stabilizzazione di modelli patologici di gestione del risarcimento, con ricadute negative sull’intero sistema RC Auto e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

2.5 CTU, filiera del risarcimento e nuove aree di rischio

Nel quadro dell’Aggiornamento 2025, il riferimento alla consulenza tecnica d’ufficio non intende reiterare le criticità strutturali già evidenziate nella Parte I, bensì mettere in luce le nuove modalità attraverso cui tali criticità vengono oggi sfruttate e amplificate all’interno della filiera del risarcimento.

L’evoluzione delle frodi nel settore RC Auto ha infatti progressivamente interessato l’interazione tra fase stragiudiziale, strutture sanitarie, perizie sui danni materiali e accertamento giudiziale. In questo contesto, la CTU tende a perdere la propria funzione originaria di strumento neutrale di verifica tecnica, per diventare uno snodo funzionale di una catena già strutturata a monte, nella quale le valutazioni vengono spesso predefinite prima dell’ingresso nel processo.

Si osservano, in particolare, alcune dinamiche ricorrenti:

  • l’utilizzo strumentale della consulenza tecnica per ratificare valutazioni già consolidate nella fase stragiudiziale, con un’inversione del rapporto tra accertamento giudiziale e gestione del sinistro;
  • la connessione sistematica tra perizie medico-legali e documentazione sanitaria proveniente da strutture irregolari o scarsamente controllate, che riduce l’effettività del vaglio tecnico;
  • la standardizzazione delle valutazioni del danno, funzionale alla serializzazione del contenzioso e alla prevedibilità degli esiti, più che alla ricostruzione del caso concreto;
  • l’indebolimento del contraddittorio tecnico nei procedimenti di massa, nei quali le osservazioni delle parti rischiano di essere assorbite in modo meramente formale.

Queste dinamiche non rappresentano singole deviazioni, ma segnano una trasformazione qualitativa del rischio fraudolento. La CTU, da presidio di garanzia del processo, rischia di essere inglobata in una filiera che moltiplica i costi, allunga i tempi dei procedimenti e riduce la credibilità dell’accertamento giudiziale.

L’impatto è sistemico: si aggrava il contenzioso patologico, si indebolisce la funzione di filtro del processo e si produce un danno diretto agli assicurati onesti, che subiscono le conseguenze economiche e temporali di un sistema distorto.

Proprio per questo, il rafforzamento del ruolo della consulenza tecnica d’ufficio — sotto il profilo della specializzazione, della tracciabilità, della trasparenza e del controllo — non costituisce una misura settoriale, ma uno degli snodi centrali delle proposte indicate nella Parte II, finalizzate a ricostruire un accertamento tecnico realmente indipendente e funzionale alla tutela dei diritti.

2.6 Sinistri nautici: nuove aree di rischio e frodi emergenti

Accanto alle tradizionali forme di frode nel settore RC Auto, si registra un crescente sviluppo di fenomeni patologici anche nell’ambito dei sinistri nautici, che presentano caratteristiche analoghe sotto il profilo assicurativo e risarcitorio, ma risultano spesso meno presidiati sul piano normativo e dei controlli.

Negli ultimi anni è emerso un incremento significativo degli incidenti da diporto, favorito da una combinazione di fattori: la diffusione di imbarcazioni condotte senza adeguata formazione, lacune normative in materia di abilitazioni alla guida, controlli non sistematici e una percezione attenuata del rischio nella navigazione da diporto.

Un elemento di particolare criticità è rappresentato dalla possibilità, prevista dall’attuale quadro normativo, di condurre imbarcazioni con motori di potenza inferiore a determinate soglie senza il possesso della patente nautica. Tale disciplina consente anche a soggetti inesperti di manovrare mezzi potenzialmente pericolosi, spesso senza una reale conoscenza delle regole di navigazione, delle precedenze e delle manovre di emergenza.

Parallelamente all’aumento degli incidenti, si osserva una crescita delle frodi assicurative nel settore nautico, che assumono forme diversificate: simulazioni di collisioni, dichiarazioni di danni inesistenti e ricostruzioni artificiose della dinamica del sinistro. Tali condotte alimentano un circuito fraudolento con effetti diretti sull’aumento dei premi assicurativi e sui costi collettivi.

Di particolare allarme è il fenomeno del mercato illegale delle patenti nautiche, con il rilascio di titoli abilitativi falsi o ottenuti senza il superamento delle prove previste. L’utilizzo di patenti irregolari non solo compromette la sicurezza in mare, ma risulta in alcuni casi funzionale alla costruzione di sinistri simulati inseriti in disegni fraudolenti organizzati.

Un ulteriore profilo di rischio riguarda la conduzione di imbarcazioni in stato di alterazione psicofisica per uso di alcol o sostanze stupefacenti. I controlli, spesso limitati alla fase successiva all’incidente, risultano insufficienti a svolgere una funzione preventiva, contribuendo a un abbassamento complessivo degli standard di sicurezza.

Nel loro complesso, i sinistri nautici rappresentano una nuova frontiera delle frodi risarcitorie, caratterizzata da un quadro normativo ancora incompleto, da difficoltà di accertamento tecnico e da un impatto crescente sui sistemi assicurativi. L’estensione di tali fenomeni conferma la necessità di una lettura sistemica delle frodi, che non può più essere limitata alla sola circolazione stradale.

2.7 Frodi assuntive: la fase genetica del contratto come origine del rischio fraudolento

Accanto alle frodi che si manifestano nella fase liquidativa del sinistro, un ruolo centrale – e troppo spesso sottovalutato – è assunto dalle frodi assuntive, ossia dalle condotte illecite poste in essere già nella fase di trattativa e di stipula del contratto assicurativo. Si tratta di un ambito cruciale, poiché molte frodi risarcitorie seriali e organizzate trovano proprio nella fase genetica del contratto il loro primo presupposto. La frode assuntiva si realizza quando l’assicurando rende dichiarazioni false o reticenti, ovvero produce documentazione alterata o contraffatta, al fine di fornire all’impresa assicurativa una rappresentazione non veritiera del rischio. In tal modo, l’assicuratore viene indotto a contrarre a condizioni che non avrebbe accettato, applicando premi non coerenti con l’effettivo livello di rischio assicurato.

Le condotte più ricorrenti riguardano la falsificazione o l’alterazione di documenti di identità, carte di circolazione, certificazioni anagrafiche e stati di famiglia, nonché l’indicazione di residenze fittizie o di intestazioni simulate del veicolo. Tali artifici sono frequentemente finalizzati a far apparire il mezzo come riferibile a soggetti residenti in aree territoriali a basso rischio o titolari di classi di merito più favorevoli, consentendo un indebito accesso a meccanismi premiali previsti dall’ordinamento.

L’esperienza applicativa dimostra come tali pratiche non siano episodiche, ma spesso riconducibili a sodalizi organizzati, che operano mediante l’utilizzo sistematico di documentazione falsa e intestazioni fittizie a soggetti ignari o inesistenti. Non di rado, le polizze così stipulate presentano un elevato indice di sinistrosità e risultano successivamente coinvolte in sinistri sospetti o apertamente fraudolenti.

Sotto il profilo giuridico, la frode assuntiva assume rilievo sia penale sia civilistico. Sul piano penale, tali condotte possono integrare la fattispecie di frode assicurativa e di falsità documentale. Sul piano civilistico, l’ordinamento disciplina le dichiarazioni inesatte e le reticenze in funzione dell’elemento soggettivo dell’assicurato, prevedendo l’annullamento del contratto nei casi di dolo o colpa grave, ovvero il recesso o la riduzione dell’indennizzo.

Nei casi più gravi, in cui il contratto risulti fondato su documentazione riferibile a soggetti inesistenti o a terzi ignari, viene meno il consenso e risulta compromessa la causa stessa del contratto assicurativo. In tali ipotesi, l’ordinamento prevede la nullità assoluta del rapporto, con effetti che possono estendersi anche nei confronti dei terzi che agiscano in base a quel contratto.

Le frodi assuntive producono un danno che travalica il singolo rapporto tra assicurato e assicuratore. La sottovalutazione artificiosa del rischio compromette il principio di mutualità su cui si fonda l’assicurazione, determinando premi inadeguati rispetto agli oneri risarcitori e trasferendo i costi sull’intera collettività degli assicurati. In tal senso, la frode assuntiva incide su interessi di natura pubblicistica, alterando l’equilibrio del mercato e contribuendo alle diseguaglianze territoriali nei costi dell’RC Auto.

La difficoltà di individuare tempestivamente tali condotte è accentuata dalla frammentarietà degli strumenti di controllo nella fase genetica del contratto. La carenza di integrazione tra le banche dati disponibili e la limitata capacità di verifica preventiva favoriscono la stipula di polizze gravemente viziate, che diventano successivamente il presupposto di contenziosi complessi e di frodi liquidative.

In questo quadro, le frodi assuntive si configurano come un fenomeno strutturale, che richiede un’attenzione specifica nell’analisi delle nuove truffe nel settore RC Auto, poiché rappresentano spesso il primo anello di una catena di illeciti destinati a produrre effetti economici e sociali di ampia portata.

2.8 Furti totali e parziali di veicoli: nuove modalità fraudolente nella fase indennitaria

Accanto alle frodi che si sviluppano nella fase liquidativa dei sinistri RC Auto, si registra un incremento significativo delle condotte fraudolente connesse alle garanzie accessorie, in particolare alle coperture per furto totale e furto parziale dei veicoli.
Si tratta di un ambito tradizionalmente ritenuto meno esposto al rischio di frode, ma che negli ultimi anni ha evidenziato schemi illeciti sempre più strutturati e difficilmente individuabili.

L’esperienza applicativa e i dati di settore mostrano come una quota rilevante delle denunce di furto, soprattutto furti parziali su veicoli di medio-alto valore commerciale, nasconda in realtà eventi simulati o artificiosamente costruiti. In tali ipotesi, il contraente o l’assicurato non si limita a sfruttare una vulnerabilità occasionale del sistema, ma diventa parte attiva del meccanismo fraudolento, beneficiando direttamente dell’indennizzo assicurativo.

Lo schema operativo ricorrente si fonda su una procedura ormai standardizzata:

  • denuncia di furto totale o parziale del veicolo;
  • successivo ritrovamento del mezzo con asportazione selettiva di componenti di valore;
  • assenza o incongruità dei segni di effrazione;
  • rapida alienazione del veicolo, spesso senza previa riparazione;
  • richiesta di indennizzo o attivazione del contenzioso in caso di contestazione.

In tale contesto si inserisce un escamotage particolarmente insidioso, consistente nella mancata consegna alla compagnia assicurativa della seconda chiave del veicolo, spesso giustificata con dichiarazioni generiche di smarrimento.
Questa condotta, apparentemente neutra, assume rilievo centrale nei casi in cui il furto risulti privo di effrazione o compatibile con l’utilizzo di chiavi originali, e costituisce un indice sintomatico di possibile simulazione dell’evento.

Ulteriori elementi ricorrenti rafforzano il quadro indiziario:

  • asportazione di componenti non coerente con una logica criminale ordinaria (ad esempio sottrazione selettiva di parti anteriori o posteriori);
  • incongruenza tra i danni denunciati e le modalità del presunto furto;
  • utilizzo di fatturazioni irregolari o emesse da soggetti con codici di attività non compatibili;
  • assenza di prova dell’effettiva riparazione del veicolo o del pagamento delle prestazioni dichiarate.

Sotto il profilo giuridico, tali condotte possono integrare, a seconda dei casi, truffa ai danni dell’assicuratore, simulazione di reato e, talvolta, ricettazione, con riflessi anche sul piano fiscale e amministrativo.Va inoltre ricordato che l’obbligazione dell’impresa assicurativa in materia di furto è indennitaria e non risarcitoria, con la conseguenza che l’onere della prova del fatto costitutivo del diritto all’indennizzo grava sull’assicurato e non può ritenersi assolto con la sola produzione della denuncia di furto.

Le frodi in materia di furto, pur incidendo direttamente sul patrimonio delle imprese assicurative, producono un danno collettivo: l’aumento dei costi viene redistribuito sull’insieme degli assicurati attraverso l’incremento dei premi e contribuisce a rafforzare la percezione di iniquità del sistema.

Il fenomeno dei furti simulati e dei furti parziali fraudolenti conferma, ancora una volta, come le nuove frodi assicurative non si concentrino in un solo segmento, ma attraversino l’intera filiera contrattuale e indennitaria, imponendo un rafforzamento dei controlli, dell’accertamento tecnico e della capacità di analisi preventiva.

PARTE II – LE PROPOSTE CHE SI IMPONGONO COME URGENTI PER LA TUTELA DELL’ASSICURATO

Le analisi appena condotte mettono in evidenza come le frodi nel settore RC Auto e RC natanti non costituiscano episodi isolati, ma fenomeni strutturali che incidono sull’equilibrio economico del sistema assicurativo, sull’efficienza della giustizia e sulla fiducia dei cittadini. Da tali criticità discende la necessità di un insieme articolato di misure, di natura normativa, organizzativa e operativa, che si impongono come urgenti per tutelare l’assicurato onesto e l’interesse collettivo.

  1. Rafforzare il coordinamento istituzionale e giudiziario e garantire una giustizia partecipata

Le inefficienze della giustizia civile e penale, unite alla disomogeneità nelle valutazioni dei danni, favoriscono comportamenti opportunistici e frodi, che vanno dai falsi danneggiati ai centri medici o carrozzerie fantasma. È necessario sviluppare un coordinamento strutturato tra Tribunali, Procure, Prefetture, Questure e Ordini professionali, attraverso protocolli condivisi e strumenti tecnici preventivi. Particolare attenzione deve essere riservata alle cessioni del credito irregolari e alle procure all’incasso nella fase antecedente al contenzioso, così da prevenire indebite monetizzazioni dei sinistri e garantire una reale tutela dell’assicurato.

  1. Istituire un comitato permanente per formazione e vigilanza

Si propone l’istituzione di un Comitato permanente con funzioni di formazione tecnica e giuridica nel settore assicurativo, sanitario e antifrode; di vigilanza sulle dinamiche del contenzioso RC Auto e RC natanti; di monitoraggio dei fenomeni fraudolenti e delle criticità territoriali; nonché di raccordo stabile con associazioni civiche, operatori e autorità di controllo. Un organismo multidisciplinare e partecipato rappresenta una condizione essenziale per una vigilanza realmente efficace.

  1. Favorire l’integrazione e l’utilizzo sistemico delle banche dati antifrode

La prevenzione efficace delle frodi assicurative non può più fondarsi su controlli ex post o su interventi frammentari. L’evoluzione delle frodi nel settore RC Auto e RC natanti impone un modello strutturale basato sull’incrocio sistematico, preventivo e dinamico delle banche dati pubbliche e private, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.

L’ordinamento già dispone di strumenti fondamentali – Archivio Integrato Antifrode, Banca Dati Sinistri, PRA, Motorizzazione, Registro Veicoli Esteri, Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, banche dati sanitarie di primo intervento e archivi fiscali e giudiziari nei limiti di legge – che tuttavia operano in modo frammentato. Tale mancata integrazione costituisce una criticità strutturale che consente frodi assuntive, sinistri seriali, utilizzo reiterato di veicoli, identità e testimoni.

L’incrocio informativo deve perseguire finalità chiare e omogenee:

  • prevenzione delle frodi nella fase di stipula del contratto;
  • individuazione di pattern fraudolenti ricorrenti;
  • rafforzamento della prova nei procedimenti giudiziari;
  • riduzione del contenzioso patologico;
  • tutela dell’assicurato onesto.

In particolare, l’integrazione delle banche dati deve operare:

  • nella fase assuntiva, mediante il collegamento tra ANPR, PRA, Banca Dati Sinistri e Archivio Antifrode;
  • nella fase del sinistro, attraverso l’incrocio tra Archivio Antifrode, Banca Dati Sinistri, dati di pronto soccorso e 118, REVE e verifiche sui testimoni;
  • con riferimento al Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, mediante l’analisi congiunta di dati sanitari, anagrafici e precedenti sinistri.

L’accesso alle banche dati deve essere finalizzato, tracciato e limitato ai soggetti legittimati, con possibilità di utilizzo anche in sede giudiziaria quale elemento indiziario qualificato. Devono essere previste responsabilità per l’uso improprio delle informazioni e obblighi di segnalazione in presenza di anomalie.

In tale contesto, è necessario rafforzare il ruolo dell’IVASS quale snodo centrale dell’ecosistema informativo antifrode, attribuendole poteri effettivi di coordinamento, indirizzo e vigilanza sull’uso integrato delle banche dati.

  1. Contrastare il fenomeno dell’esterovestizione dei veicoli e dei natanti

L’immatricolazione fittizia all’estero continua a rappresentare una delle principali distorsioni del mercato assicurativo e fiscale: consente di eludere i premi proporzionati al rischio, aggirare obblighi tributari e sfuggire ai controlli, scaricando i costi sulla collettività. Contrastarla significa difendere legalità fiscale, sicurezza stradale e nautica ed equità sociale. Servono procedure certe e verificabili, quali:

  • prova obbligatoria dell’effettiva esportazione dei veicoli entro termini certi;
  • rete integrata tra REVE, banche dati fiscali, doganali e assicurative, idonea a individuare chi circola stabilmente in Italia con targa estera;
  • sanzioni immediate ed effettive, fino al fermo e alla confisca dei mezzi utilizzati in modo illecito;
  • previsione di strumenti di tutela dedicati per le vittime di sinistri con veicoli o natanti esteri.
  1. Promuovere standard rigorosi nella filiera del risarcimento e tutelare le professionalità

La filiera del risarcimento rappresenta un segmento essenziale per la tutela dell’assicurato. La sua qualità determina correttezza delle valutazioni, tempestività delle prestazioni e trasparenza dei costi. Occorre intervenire su criticità diffuse quali dumping contrattuale, esternalizzazioni non controllate, desertificazione professionale dei territori, reti opache e centri fantasma, irregolarità nelle fatturazioni e nelle procure.

La risposta deve fondarsi su standard rigorosi di controllo, qualificazione formale delle strutture, trasparenza dei rapporti professionali, controlli fiscali e amministrativi e valorizzazione delle professionalità autentiche.

  1. Garantire e monitorare il ruolo del Consulente Tecnico d’Ufficio

La CTU costituisce un presidio essenziale di legalità. Per contrastare le problematiche che su registrano in sede si nomina ed espletamento dell’incarico peritale, si impone un insieme organico di misure volte a rafforzare il ruolo e l’affidabilità della consulenza tecnica d’ufficio. In particolare, risulta necessario:

  • garantire albi dei CTU costantemente aggiornati e articolati per specializzazione, con una verifica puntuale e periodica della reale competenza tecnica dei professionisti iscritti;
  • prevedere il divieto di conferimento di incarichi a consulenti privi delle qualificazioni richieste, assicurando che ciascun CTU operi esclusivamente nell’ambito della propria specifica professionalità;
  • assicurare la verifica dell’autenticità dei referti e delle prestazioni mediche, nonché la piena tracciabilità delle attività svolte anche sotto il profilo amministrativo e fiscale;
  • imporre la dichiarazione preventiva e il controllo effettivo dei conflitti di interesse, unitamente alla verifica delle eventuali autorizzazioni sanitarie richieste dalle ASL competenti, ove previste;
  • garantire un rispetto sostanziale e non meramente formale del contraddittorio tecnico, quale elemento essenziale del giusto processo;
  • introdurre criteri chiari di tracciabilità, rotazione e trasparenza nelle nomine, accompagnati da sistemi di controllo e audit periodici;
  • prevedere la segnalazione obbligatoria alle autorità competenti di anomalie, irregolarità o comportamenti non conformi ai doveri professionali.
  1. Valorizzare le professionalità autentiche e garantire la legalità della rappresentanza processuale

La rappresentanza deve essere esercitata esclusivamente da soggetti abilitati. Procure irregolari e attività abusive compromettono il diritto di difesa. Occorrono verifiche preventive sullo ius postulandi, nullità degli atti, responsabilità personali del falsus procurator e segnalazioni automatiche agli organi competenti.

  1. Prevenire il fenomeno dei falsi testimoni: tracciabilità e responsabilità

Le false testimonianze costituiscono una delle principali distorsioni nel contenzioso RCA, aumentando costi e rischi per cittadini e assicuratori. E’ necessario un approccio strutturato che preveda:

  • Istituzione di un registro digitale nazionale dei testimoni, con identificazione certa e preventiva.
  • Indicazione obbligatoria dei testimoni già nella messa in mora, con riguardo a tutte le tipologie di sinistro stradale, sia per danni a cose sia per lesioni personali, al fine di garantire trasparenza fin dall’inizio del procedimento, intervenendo con un modifica legislativa sull’art. 135 del codice delle assicurazioni private
  • Incrocio automatico dei dati con le banche antifrode, per individuare anomalie o pattern sospetti.
  • Responsabilità penale e amministrativa per chi alimenta reti di testimoni compiacenti o collabora a frodi.
  • Formazione mirata per magistrati, avvocati e operatori, volta a riconoscere e prevenire comportamenti irregolari.
  • Trasparenza civica, con report annuali pubblici sull’andamento delle segnalazioni e dei controlli.
  1. Garantire il corretto funzionamento del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada

Il Fondo Vittime della Strada deve essere protetto da abusi e frodi, che altrimenti ricadono sui cittadini onesti. Occorre un modello di tutela strutturato che preveda:

  • Decadenza probatoria per chi non indica tempestivamente i testimoni già nella querela penale
  • Verifica sistematica dei referti e della documentazione medica, per garantire autenticità e completezza.
  • Incrocio dati tra pronto soccorso, 118, ANPR e banche antifrode, per individuare anomalie o irregolarità.
  • Nucleo antifrode tecnico dedicato, coordinato con Procure e Ministero, per interventi mirati e rapidi.
  • Aggravanti penali specifiche per frodi al FGVS, con responsabilità individuale dei soggetti coinvolti.
  • Campagna istituzionale permanente, per informare cittadini e operatori sulle regole e prevenire abusi.

Garantire il FGVS significa tutelare le vittime della strada, rafforzare la fiducia nel sistema e assicurare giustizia per tutti gli assicurati.

10. Rafforzare il presidio antifrode nei sinistri da furto totale e parziale

L’aumento dei sinistri denunciati per furto totale e, in particolare, per furto parziale dei veicoli evidenzia l’emersione di modalità fraudolente che sfruttano le debolezze probatorie della fase indennitaria.

Si rende necessario:

  • ribadire e rafforzare l’onere della prova del fatto costitutivo del diritto all’indennizzo, chiarendo che la sola denuncia alle autorità non è sufficiente a dimostrare la reale verificazione del furto;
  • valorizzare, in chiave antifrode e istruttoria, elementi indiziari rilevanti, quali l’assenza di segni coerenti di effrazione, la mancata consegna di tutte le chiavi originali del veicolo, la rapida alienazione del mezzo dopo il presunto ritrovamento;
  • prevedere accertamenti tecnici qualificati e ricostruttivi, e non meramente estimativi, nei casi di furto parziale o di danni atipici;
  • rafforzare i controlli sulla documentazione indennitaria, verificando la coerenza soggettiva e oggettiva delle fatture prodotte e l’effettiva esecuzione delle riparazioni quando richieste ai fini dell’indennizzo;
  • integrare stabilmente i sinistri da furto nei sistemi di analisi antifrode, al fine di individuare ricorrenze, serialità e schemi opportunistici.

Un approccio fondato su rigore probatorio, valutazione indiziaria e accertamento tecnico consente di contrastare efficacemente le frodi senza pregiudicare i diritti dell’assicurato onesto e la funzione indennitaria della copertura.

11. Colmare le lacune normative nella navigazione da diporto e prevenire i sinistri nautici a rischio fraudolento

L’emersione di fenomeni patologici nel settore dei sinistri nautici impone un intervento normativo e organizzativo, articolato su più livelli:

  • Revisione della disciplina delle abilitazioni alla conduzione di unità da diporto, mediante l’estensione dell’obbligo di patente nautica o la riduzione delle soglie attualmente previste, al fine di garantire che la conduzione delle imbarcazioni avvenga da parte di soggetti dotati di adeguata formazione tecnica e conoscenza delle regole di sicurezza.
  • Introduzione di strumenti di tracciabilità della navigazione, attraverso l’adozione obbligatoria di dispositivi di localizzazione (GPS) per le unità soggette a copertura assicurativa, funzionali alla ricostruzione oggettiva delle dinamiche dei sinistri, alla prevenzione delle frodi e al supporto delle attività di soccorso.
  • Rafforzamento dei controlli sullo stato psicofisico dei conducenti, con particolare riferimento all’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, mediante verifiche più frequenti e a campione, anche in funzione preventiva e non esclusivamente repressiva.
  • Verifica sistematica della regolarità delle patenti nautiche, attraverso controlli incrociati e mirati, finalizzati a contrastare l’utilizzo di titoli abilitativi falsi, irregolari o ottenuti in violazione delle procedure previste.
  • Contrasto al mercato illecito delle patenti nautiche, mediante il rafforzamento delle sanzioni e delle attività investigative nei confronti dei soggetti che facilitano o organizzano il rilascio di abilitazioni irregolari.
  • Monitoraggio strutturato dei sinistri nautici, anche attraverso l’analisi dei dati assicurativi e delle segnalazioni delle autorità marittime, per individuare fenomeni di ricorrenza, serialità o anomalia nella dinamica degli eventi.
  • Introduzione di un quadro sanzionatorio più incisivo in materia di frodi assicurative nautiche, prevedendo specifiche aggravanti per le condotte organizzate o reiterate, in modo coerente con quanto già previsto nel settore RC Auto.
  1. Contrastare le frodi assuntive nella fase di stipula

Le frodi nella fase di stipula del contratto assicurativo rappresentano la radice di molteplici fenomeni illeciti, con danni sia per le compagnie sia per i cittadini onesti. Dichiarazioni inesatte, reticenze e falsi documentali permettono di ottenere premi più bassi o condizioni vantaggiose al di fuori delle regole, compromettendo la mutualità e aumentando il rischio di sinistri fraudolenti.

Per prevenire e contrastare queste pratiche occorre:

  • Verificare l’autenticità di documenti e dichiarazioni fornite dal contraente, incluse carte di circolazione, documenti d’identità e certificazioni relative al veicolo.
  • Incrociare i dati con banche dati pubbliche e antifrode, come l’Anagrafe Nazionale, l’Archivio Antifrode IVASS, il casellario giudiziale e i carichi pendenti.
  • Attribuire responsabilità e conseguenze civili e penali agli assicurati che agiscono con dolo o artifici fraudolenti.
  • Consentire alle compagnie assicurative di chiedere l’annullamento o la nullità dei contratti gravemente viziati, anche in via riconvenzionale nei giudizi risarcitori.

Garantire trasparenza e controlli nella fase assuntiva significa rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema assicurativo e ridurre le distorsioni del mercato.

  1. Riformare la competenza territoriale e rafforzare l’efficacia del processo penale

La lotta alle frodi assicurative richiede un processo penale vicino al luogo in cui il sinistro si verifica, per garantire efficacia investigativa e deterrenza.

Per rafforzare la risposta penale contro le frodi e assicurare efficienza e legalità, sarebbero opportune le seguenti misure:

  • Radicare la competenza territoriale nel luogo reale dell’evento fraudolento, non nella sede dell’assicurazione.
  • Creare sezioni penali specializzate, con magistrati formati sul fenomeno delle frodi assicurative.
  • Prevedere riti accelerati per i casi con prova evidente, riducendo tempi e costi processuali.
  • Introdurre aggravanti per frodi organizzate e seriali, con interdizione dalle attività di settore.
  • Applicare confisca automatica dei beni ottenuti tramite frode.
  • Rafforzare la collaborazione pubblico-privato, con portali antifrode integrati e scambio dati tra assicurazioni, forze dell’ordine e magistratura.
  • Sperimentare sistemi digitali di analisi predittiva e segnalazione protetta dei sinistri sospetti.
  • -Pubblicare dati sul contenzioso e sugli esiti processuali, garantendo trasparenza e controllo civico.

Un processo penale più razionale, rapido e vicino ai fatti tutela i cittadini onesti e rafforza la credibilità del mercato assicurativo.

  1. Premiare la correttezza nella tassazione RC Auto e RC natanti

La base imponibile deve rispecchiare l’effettivo utilizzo del veicolo, garantendo che i premi siano proporzionati al rischio reale. Un sistema equo riduce le distorsioni territoriali e valorizza i comportamenti virtuosi. In particolare, si propone l’istituzione di un bonus per gli assicurati con pochi sinistri, in modo che non subiscano aumenti significativi a causa di frodi altrui. Questo meccanismo rafforza l’equità fiscale e incentiva prudenza e correttezza tra gli automobilisti

  1. Rafforzare i poteri di vigilanza dell’IVASS

È necessario assicurare che l’IVASS disponga di strumenti adeguati per vigilare su reti, intermediari e pratiche di mercato, rafforzando la credibilità del sistema.

  1. Proteggere gli assicurati da pratiche scorrette e informative ingannevoli

Le pratiche opache, la modulistica complessa e la cessione non controllata dei crediti risarcitori generano rischi sia per le imprese assicurative sia per gli automobilisti. Fenomeni diffusi, come la cessione dei crediti a carrozzieri, avvocati o intermediari, possono condurre a distorsioni significative del sistema: sinistri gonfiati, richieste ripetute, incertezza sulla titolarità dei crediti e aumento dei costi collettivi.

Per arginare tali pratiche, occorre:

  • Prevedere clausole contrattuali chiare che regolino la cedibilità dei crediti, consentendola solo con il consenso dell’assicuratore, in linea con gli artt. 149 e 150 del D. Lgs. 209/2005;
  • Garantire trasparenza nella gestione delle procure all’incasso e dei mandati legali, impedendo procure generiche o “in bianco” che possano essere utilizzate in modo improprio;
  • Sensibilizzare e informare gli assicurati sulle insidie di slogan pubblicitari ingannevoli e offerte di risarcimento “senza spese” che possono ledere i loro diritti;
  • Rafforzare il monitoraggio dei soggetti ricorrenti nelle cessioni di credito, individuando condotte potenzialmente fraudolente e segnalando violazioni agli ordini professionali o alle autorità competenti;
  • Migliorare la tracciabilità e la gestione dei sinistri nelle banche dati IVASS, così da ridurre le distorsioni legate alla moltiplicazione dei soggetti coinvolti.

Un approccio strutturato e preventivo tutela l’assicurato, riduce le frodi e garantisce equità nel sistema assicurativo, riducendo costi collettivi e rafforzando la fiducia dei cittadini.

  1. Educare e informare per un sistema assicurativo equo e sicuro

La formazione dei cittadini sui diritti, sui rischi e sugli strumenti di tutela rappresenta un investimento strutturale per la prevenzione delle frodi e per il rafforzamento della fiducia nel sistema assicurativo

CONCLUSIONI

Il quadro delineato evidenzia come le criticità del sistema RC Auto e RC natanti non derivino da singole disfunzioni isolate, ma da un insieme di fattori strutturali che si rafforzano reciprocamente: debolezza dei controlli nella fase assuntiva, vulnerabilità dell’accertamento tecnico, distorsioni della prova testimoniale, utilizzo patologico del contenzioso e insufficiente integrazione tra i livelli istituzionali.

Tali dinamiche producono effetti concreti e misurabili: alterazione del principio di mutualità, aumento dei premi assicurativi, rallentamento dei risarcimenti legittimi, congestione degli uffici giudiziari e progressiva perdita di fiducia dei cittadini.

Ne emerge l’esigenza di superare approcci frammentari o meramente reattivi. La tutela dell’assicurato e dell’interesse collettivo richiede un’azione strutturata lungo l’intera filiera: dalla formazione del contratto all’accertamento del sinistro, dalla qualità delle consulenze tecniche alla trasparenza della rappresentanza processuale, fino all’effettività della risposta penale nei casi di frode organizzata.

Solo un intervento coerente, fondato su prevenzione, responsabilità, specializzazione e integrazione dei controlli, può ristabilire equilibrio e credibilità nel sistema assicurativo, riducendo le distorsioni economiche e rafforzando la fiducia dei cittadini nelle regole e nelle istituzioni.