Export, due province campane da record. Barbagallo: Ecco i segreti del successo

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Due province campane nella top ten nazionale delle migliori performance per le vendite all’estero di made in Italy proveniente dalle piccole imprese: Napoli che batte tutti con una crescita del 14,1% per cento tra il primo trimestre 2014 e i primi tre mesi del 2015, e Salerno che con un più 8,6 per cento mette a segno il sesto migliore risultato dopo quelli del capoluogo campano, Belluno (+13,2%), Treviso (+11,8%), Alessandria (11,6%) e Pordenone (10,4%). La ricetta del successo? “Internazionalizzazione e innovazione“, spiega Carlo Barbagallo, ex numero uno dei Giovani di Confindustria Campania e amministratore unico della Cofiba, società leader in Campania nella bonifica ambientale. “Sono questi i due fattori principali su cui hanno puntato le Pmi campane per contrastare gli effetti della crisi. Un mix vincente ottenuto anche grazie alla tenacia degli imprenditori e alla sorprendente flessibilità e dinamicità nel riuscire a riadattare le strategie operative per raggiungere i propri obiettivi“. Numeri, quelli diffusi da Confartigianato, che confermano il ruolo delle piccole imprese, specie quelle del settore agroalimentare, come ambasciatrici dell’alta qualità made in Italy e spina dorsale dell’economia italiana. Un modello adatto allo sviluppo che va, però, sostenuto e accompagnato. Per favorirne ancora di più l’impatto sulla crescita bisogna, infatti, rafforzare il contesto in cui le imprese operano e sostenere lo sforzo per migliorarne la competitività. “Occorre creare un ambiente favorevole a un reale rilancio degli investimenti – spiega Barbagallo -. Riduzione dell’Irpef, azzeramento totale dell’Irap, incentivi ad investimenti pubblici e privati per rilanciare la domanda interna e la competitività, recupero del mancato gettito da una dura lotta all’evasione, alla corruzione ed alle mafie, un taglio deciso a costi, privilegi e sprechi della politica e della pubblica amministrazione – dice Barbagallo – al momento sono l’unica strada percorribile per evitare la desertificazione produttiva del Paese, specie al Mezzogiorno – dove cittadini e imprese pagano di più ma usufruiscono di servizi ben peggiori e certamente non in linea con i tributi versati”.