Export orafo 2025 in calo, ma Napoli-Caserta avanza: il distretto campano sfida la crisi

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In un quadro nazionale segnato dal rallentamento, il distretto produttivo di Napoli-Caserta emerge come una delle poche eccezioni positive. Nei primi nove mesi del 2025 l’export orafo del territorio raggiunge 27,2 milioni di euro, con una crescita del 5,8%, a fronte di un calo medio nazionale del 14,5%.

Il peso sul totale italiano resta contenuto (0,3%), ma la dinamica segnala una vitalità significativa nel contesto del Mezzogiorno. Le prime cinque destinazioni concentrano il 62,3% dell’export.
Gli Stati Uniti si confermano primo mercato, ma scendono al 19,1% dopo una flessione del 31,8%. In forte accelerazione Hong Kong (+197%), seguita da Emirati Arabi Uniti (+39,2%), Svizzera (+92,5%) e Spagna (+17,9%).

Nel ranking nazionale Arezzo mantiene la leadership nonostante il calo, seguita da Vicenza e Alessandria. Napoli-Caserta resta distante dai grandi poli storici, ma mostra segnali che la rendono un territorio da monitorare nella fase di riassestamento del settore.

Il settore torna a correre nel 2024

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano archivia il 2024 in accelerazione. Dopo la crescita moderata del 2023, i ricavi salgono a 8,9 miliardi di euro, con un incremento del 6,1% sull’anno precedente e del 10,1% sul 2022.
Il dato emerge dalla seconda edizione dell’indagine dell’Area Studi Mediobanca, che analizza i bilanci dei 101 maggiori operatori italiani, ciascuno con un fatturato superiore ai 19 milioni di euro.

Alla crescita dei ricavi non corrisponde però un miglioramento della redditività: a livello nazionale l’ebit margin scende al 7,5%, dopo il massimo del 2023. Fa eccezione il Nord Ovest, che conserva la leadership con un 8,8%, seppur in lieve flessione.

Ricavi in crescita e occupazione solida

Nel 2024 i 101 big del comparto impiegano quasi 17.100 addetti, segnando un +12,5% rispetto al 2022.
La distribuzione geografica dei ricavi vede il Nord Ovest in testa con il 35,7%, seguito da Nord Est (33,9%), Centro (29,9%) e Sud e Isole (0,5%).

Le imprese del Nord Ovest risultano anche le più grandi per dimensione media, con 138,7 milioni di euro di ricavi, contro i 79,8 milioni del Nord Est e i 70,3 milioni del Centro Italia.

Gruppi esteri più dinamici, ma il gap si riduce

La presenza di capitali internazionali resta un elemento strutturale. Dodici società a controllo estero generano 2,4 miliardi di euro, pari al 26,7% del fatturato complessivo, con ricavi medi quasi tripli rispetto alle aziende a capitale italiano. Nel 2024 Vhernier è passata sotto il controllo del gruppo svizzero Richemont.

Le società estere hanno registrato una crescita più sostenuta sul 2022 (+22,0% contro +6,8% delle italiane), trainata dall’export. Nel 2024, però, le performance tendono ad allinearsi: +6,3% per le imprese italiane e +5,6% per quelle estere.

Classifica dei big e strategia retail

In testa per ricavi si colloca Bulgari Gioielli con 846 milioni di euro, seguita da Morellato (723 milioni) e PGI (637 milioni). Seguono Damiani e UnoAerre Industries.
Sono tredici le aziende che superano la soglia dei 150 milioni di euro.

Il rafforzamento del canale retail e del digitale si conferma decisivo: nel caso di Morellato, dopo l’acquisizione della tedesca Christ, il retail pesa per l’84,6% del fatturato, diventando leva di resilienza, marginalità e fidelizzazione.

Margini sotto pressione, ma utili ancora robusti

La crescita dei ricavi non si traduce in un aumento della redditività. L’ebit margin medio scende di un punto percentuale rispetto al 2023. Spiccano tuttavia alcune eccellenze: Gimet Brass (38,7%), RF Holding – Raselli Franco (29,1%), Ferrifirenze, Treemme e Coin Holding.

Nel triennio 2022-2024 il settore ha generato 1,3 miliardi di euro di utili, ma l’incidenza sul fatturato è scesa dal 5,5% al 4,9%. Migliora invece la solidità patrimoniale: la leva finanziaria cala al 51,5%, grazie all’aumento dei mezzi propri e al contenimento dell’indebitamento.

Materie prime record e magazzini più pesanti

Il rally dell’oro continua a pesare sulla gestione industriale. Nel 2025 le quotazioni hanno superato 50 massimi storici, chiudendo l’anno a 4.316 dollari l’oncia. Dinamiche analoghe per argento e platino.

A fine 2024 le rimanenze di magazzino dei 101 operatori raggiungono 2,8 miliardi di euro, in aumento del 12% sul 2022, segnale di una gestione prudente in un contesto di forte volatilità.

Commercio mondiale e frenata dell’export nel 2025

Tra il 2015 e il 2024 il commercio mondiale della gioielleria è cresciuto fino a oltre 130 miliardi di euro. L’Italia ha rafforzato la propria posizione, arrivando all’11,2% del mercato globale nel 2024.

Nei primi nove mesi del 2025, però, l’export italiano registra una flessione del 15,2%, dovuta in larga parte al crollo delle vendite verso la Turchia, dopo l’exploit anomalo registrato nel 2024.