EY Capri, Bongiorno: per digitalizzare servono energie nuove nei settori strategici

43
In foto Giulia Bongiorno

di Paola Ciaramella

“La digitalizzazione non deve essere una cura ricostituente per un’Italia un po’ malaticcia; digitalizzare vuol dire mettere un cuore nuovo in un corpo che è allo stremo delle forze”. Lo ha detto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, agli imprenditori e ai manager riuniti a Capri per l’EY Digital Summit 2018, in corso fino al 5 ottobre. “Io dico che la trasformazione digitale è all’anno zero, prima di tutto perché si tratta di un percorso lungo – in Gran Bretagna ha richiesto dieci anni. E poi perché, secondo me, ci sono state tante colpe e un pizzico di dolo. Le colpe stanno nel metodo: chi è riuscito ad ottenere in poco tempo la carta d’identità elettronica, per esempio, sicuramente non l’ha fatto a Roma, lì attualmente servono cinque mesi. L’errore è cercare di digitalizzare senza aver prima semplificato le procedure. Tra le mie priorità c’è stata quella di chiedere immediatamente al Governo l’iniezione di energie nuove nei settori strategici: nel mio piano assunzioni c’è un’indicazione di soggetti che a mio avviso devono entrare subito nella PA, al primo posto ho messo coloro che fanno digitalizzazione, al secondo quanti sanno semplificare le procedure”. Ed è qui che entra in gioco il dolo, “che è una scelta deliberata di non accompagnare il processo. Esiste una certa ritrosia, che nasce da un fatto banale: l’età media dei dirigenti della Pubblica Amministrazione è di 56 anni, quella dei dipendenti 52. A questa età non si ha alle spalle un tipo di formazione che consente di essere veloci, rapidi, come un giovane di 25. Nelle PA si ha il terrore la digitalizzazione porti a una ghettizzazione di coloro che non sanno essere all’altezza delle nuove tecnologie”. Solo un terzo delle Pubbliche Amministrazioni ha un “soggetto responsabile della transizione digitale – ha sottolineato il Ministro –. Io non sono per la rottamazione, ma per la formazione di coloro che non hanno attitudine digitale, che a loro volta devono mettere la propria esperienza a disposizione del nativo digitale che entra”. Secondo “la relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla digitalizzazione, la rivoluzione digitale non è partita. La digitalizzazione, per arrivare, deve trattare ogni territorio in maniera diversa, deve essere ragionevole, inclusiva. E, se vuole essere credibile, bisogna smetterla con le gelosie e la frammentazione, ma guardare a questa imponente operazione di trasformazione con umiltà e unità”.