Fabrizio D’Aloia, un visionario tra arte, nuove tecnologie e sviluppo del territorio

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L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Chiara Fucci

Fabrizio D’Aloia è un ingegnere e imprenditore di origini sannite, e, tra le tante cose, amministratore delegato di Artsquare.io, una piattaforma basata su blockchain relativa all’arte. Pur vivendo in Inghilterra da tempo, D’Aloia mantiene salde le sue radici, tanto da essere uno dei fondatori dell’associazione culturale Di.Co., Digital and Contemporary Art, nata recentemente con l’obiettivo di proiettare Benevento verso il futuro, attraverso la realizzazione di progetti che favoriscano uno sviluppo economico del territorio guidato dall’arte contemporanea, con il coinvolgimento attivo della collettività.
In questa intervista abbiamo parlato di arte, nuove tecnologie, differenze tra modelli imprenditoriali e di come, anticipare i tempi oggi, significhi acquisire consapevolezza e conoscenza per sfruttare positivamente le nuove tecnologie, accogliendo i cambiamenti.

ArtSquare è uno dei suoi progetti più recenti. Di cosa si tratta, e cosa l’ha spinta ad addentrarsi nel campo dell’arte?
Artsquare è un progetto che ha l’obiettivo di democratizzare l’accesso al mondo dell’arte aprendo le porte di questo mercato anche ai piccoli investitori, quello dell’arte intesa come asset class, cioè a chi non possiede tutto il capitale per acquisire l’intera opera. Artsquare è quindi una borsa dove vengono quotate le opere d’arte con la stessa logica con cui vengono quotate le aziende. Attraverso un processo di Listing sono collocate sul mercato presso i piccoli investitori le cosiddette Digital Art Shares che rappresentano una frazione del valore e della proprietà dell’intera opera d’arte. Al termine della fase di Listing si avvia il mercato secondario, un vero e proprio Exchange, dove è possibile fare trading h24 delle Digital Art Shares tra chi le possiede e chi desidera acquistarle, un marketplace dove domande e offerta si incontrano in un order book e formano continuamente il prezzo di riferimento dell’opera. Un concetto inedito per il mondo dell’arte. Artsquare consente quindi, a tutti, di effettuare investimenti in opere d’arte a partire da solo un euro. Grazie alla tecnologia blockchain il processo è sicuro, efficiente ed economico.  Il progetto nasce a Londra insieme a Francesco Boni, ovviamente dalla comune passione per l’arte contemporanea e per la tecnologia e, soprattutto, dall’osservazione che il mercato dell’arte è basato su principi molto primitivi ed elementari che generano delle commissioni nelle transazioni molto elevate, anche oltre il 25% del valore dell’opera. Questo rende l’investimento in arte, di fatto, un immobilizzo finanziario che necessita di un lungo periodo di tempo per poter essere dismesso con profitto, perché è necessario che l’opera si rivaluti molto per poter coprire i costi di transazione sia in ingresso che in uscita oltre a garantire una rivalutazione apprezzabile del capitale investito. Per questo anche i grandi investitori considerano l’arte una riserva di valore ed investono in essa solo una piccolissima percentuale del loro patrimonio. Con Artsquare, invece, i costi delle transazioni sono estremamente bassi e paragonabili a quelli delle normali transazioni finanziate per l’acquisto di titoli azionari. Questo contribuisce a rendere l’investimento in arte qualcosa di accessibile a tutti e crea inoltre una cultura diffusa dell’arte perché anche i piccoli investitori che tradizionalmente hanno trascurato le informazioni relative al mondo dell’arte hanno ora un interesse ad approfondirle avendo la possibilità di selezionare le opere su cui investire.

L’Italia è considerata a livello internazionale la culla dell’arte. In relazione però all’arte applicata alle nuove tecnologie, nota che in Italia ci sia una mentalità diversa rispetto all’Inghilterra, dove vive, o in generale agli altri paesi?
Il confronto è importante perché esistono delle differenze profonde nella mentalità dell’imprenditore, dell’investitore, del collezionista e soprattutto del legislatore. In Inghilterra è possibile sviluppare qualsiasi attività imprenditoriale, quindi qualsiasi progetto, che non sia espressamente vietato dalla norma basata sulla Common Law e quindi in continua evoluzione. In Italia, al contrario, sono consentite solo le attività previste dalla norma che, per definizione, è sempre in ritardo rispetto all’innovazione tecnologica. In Inghilterra, invece, solo se l’innovazione tecnologica comporta problemi nelle sue applicazioni sul mercato allora interviene il legislatore a regolamentarlo dando un tempo agli imprenditori per adeguarsi. L’utilizzo delle tecnologie Blockchain e dei token digitali che sono alla base del funzionamento di Artsquare è stato subito possibile nel Regno Unito mentre in Italia non sarebbe stato certamente compreso e sarebbe incappato in problematiche burocratiche e normative assolutamente da evitare nella fase di sviluppo di una start-up. Artsquare quindi è nata come una start-up inglese che fin dall’inizio ha sviluppato il suo progetto con una visione internazionale e che ora aprirà una filiale anche in Italia, un mercato sicuramente tra i più dinamici ed interessanti al mondo.

Lei è stato più volte un visionario, cosa crede che sia necessario per cavalcare i tempi e che consiglio darebbe, in una realtà in cui a volte sembra che tutto vada così veloce, per anticipare dei processi prima che siano loro a venirci incontro?
Essere un visionario oggi e fare innovazione, cavalcando i tempi, significa innanzitutto comprendere l’impatto che avranno le nuove tecnologie sulla società, sui cittadini e quindi in l’ultima analisi sui consumatori dei prodotti e dei servizi generati dalle nuove tecnologie, soprattutto chiedendosi in che modo cambieranno le nostre abitudini ed il nostro stile di vita sia individuale che collettivo. Anticipare i tempi significa acquisire consapevolezza e quindi conoscenze adeguate per fare delle nuove tecnologie un utilizzo positivo.  L’educazione e la corretta informazione sono essenziali per tutte le generazioni per prepararsi ad effettuare quei cambiamenti necessari alle nostre abitudini e ai nostri stili di vita per poter far posto positivamente ai cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie.  È questa la grande sfida che dobbiamo imparare a fronteggiare in un’era di grandi cambiamenti indotti dalla continua innovazione tecnologica e scientifica. Questo processo sarà ulteriormente accelerato dall’Intelligenza Artificiale, soprattutto quella generativa, che si diffonderà molto più rapidamente di quanto hanno fatto finora altre tecnologie nel passato, che hanno impiegato anni o decenni per imporsi – come ad esempio la radio, la televisione, la telefonia, la stessa Internet, i social network e il commercio elettronico – perché potrà fare affidamento sulla rete informatica e sull’infrastruttura di telecomunicazioni già esistenti oltreché sulla disponibilità da parte di tutti di un dispositivo di calcolo sempre connesso alla rete, cioè lo smartphone che abbiamo sempre nelle nostre tasche e che già dispone del wallet e delle altre funzionalità multimediali necessarie per poter interagire con l’Intelligenza Artificiale ai massimi livelli. Gli Assistenti Personali o Agent saranno sempre più diffusi e si occuperanno di svolgere sempre più compiti per noi e per altri, compiti che prima erano di esclusivo appannaggio dell’essere umano, semplificandoci la vita e liberandoci tanto tempo per svolgere attività più creative e piacevoli.

Ha origini sannite ma vive fuori dall’Italia ormai da tempo, come mantiene viva la connessione tra Benevento e Londra?
Le radici e la relazione con Benevento restano fortissimi nonostante trascorra la maggior parte del mio tempo a Londra non solo perché vi sono nato, ma soprattutto perché mi sento sannita e sono profondamente ed affettivamente legato alla mia terra e alla sua cultura. Mantenere i rapporti con il mio territorio di origine è per me fondamentale per il mio benessere psicologico. Ritengo che Benevento e il Sannio abbiano contribuito molto ad essere quel che sono e avverto il bisogno di contribuire al loro sviluppo. Per questo recentemente ho costituito insieme a Ninni De Santis, un altro sannita che vive al di fuori del territorio, e a Francesco Cascino, un sannita di adozione che si è innamorato della nostra città, l’associazione culturale Di.Co., Digital and Contemporary Art che ha l’obiettivo di realizzare una serie di progetti per avviare un nuovo sviluppo economico del territorio trainato dall’arte contemporanea pubblica con la partecipazione attiva della collettività, per proiettare Benevento nel futuro, creando un ponte con il suo indissolubile e glorioso passato. Introduciamo quindi nel dibattito pubblico una nuova inedita via di sviluppo – oltre quelle tradizionali dell’industria, del commercio e del turismo – quella dello sviluppo con le arti contemporanee vissuto in maniera partecipativa dal territorio, per sviluppare nuove idee e nuovi mestieri che possono creare nuova economia e attrarre nuovi attori e interessi. L’obiettivo non è solo quello di creare nuovo sviluppo economico, ma anche quello di migliorare la percezione e il piacere con cui i cittadini vivono quotidianamente la propria città e il proprio territorio. Contiamo sulla partecipazione attiva di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini.