“Facimmoce ‘a croce”, storie inedite alla scoperta degli “altarini” partenopei

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Nate come luogo di culto, per grazia ricevuta o per dono, le edicole votive ricoprono le facciate delle case e delle chiese tra i vicoli della Napoli greco-romana. La loro natura è molteplice: sono simbolo di una religiosità privata e collettiva al tempo stesso; sacra o profana a seconda che l’oggetto del culto siano santi e madonne o cantanti e calciatori. Le edicole, gergalmente note come “altarini” o “tabernacoli”, sono nascoste a centinaia ad ogni crocevia, soprattutto nei vicoli più fitti ed impervi; tuttavia i passanti spesso le ignorano, travolti dal trantràn quotidiano.

Ai fini di ricostruire la loro funzione nel corso dei secoli, l’associazione NarteA ha ideato una visita guidata teatralizzata, scritta ad hoc da Febo Quercia, tra i vicoli della città; in particolare, l’evento, dal titolo ‘Facimmoce ‘a croce’, mira a far riscoprire la storia dell’illuminazione della città ad opera delle edicole stesse. Nel settecento, infatti, gli altarini furono protagonisti di una vera e propria rivoluzione urbana: in seguito alla distruzione da parte di un gruppo di malviventi di alcune luci accese dinanzi a Palazzo Reale, il Padre domenicano, Gregorio Rocco, per far fronte alla piaga della delinquenza che dilaniava la città, convinse i napoletani ad installare delle edicole votive illuminate. Con questo escamotage, che per altro non gravava economicamente sulle casse del Regno, nel giro di poco tempo anche i vicoli più bui e pericolosi furono illuminati e ciò consentì ai cittadini di muoversi più liberamente anche di notte, scoraggiando così le azioni dei malintenzionati.

Tra queste e altre storie, domenica 16 ottobre, i visitatori saranno accompagnati, da Piazza Dante a Sedile di Porto, alla riscoperta della genesi di questi luoghi sacri da Matteo Borriello, guida turistica abilitata della Regione Campania, e dagli attori professionisti Sergio Del Prete Valeria Fralliciardi.