Famiglietti: Ridiamo fiato al Sud E riportiamo le industrie nel cratere

59

È autore dell’ordine del giorno sul rilancio delle aree industriali del cratere – nate per effetto della ricostruzione post terremoto – ed è tra i promotori È autore dell’ordine del giorno sul rilancio delle aree industriali del cratere – nate per effetto della ricostruzione post terremoto – ed è tra i promotori dell’intergruppo parlamentare per il Mezzogiorno. Renziano della prima ora, avellinese, Luigi Famiglietti sta cercando di colmare il vuoto di rappresentanza che per troppi anni ha penalizzato le politiche per il Sud. Un compito arduo? Partiamo da molto lontano e dobbiamo recuperare. Com’è riuscito a convincere i suoi colleghi a fare blocco? Non è stato difficile e non sono stato solo nell’avviare l’iniziativa. Ora quanti siete? Quarantatre e di tutti i partiti. Anche della Lega? No, non esageriamo, se siamo arrivati a questo è proprio per l’eccessiva influenza della Lega negli ultimi governi. Colpa di Berlusconi? Non solo. Anche nel Pd si è parlato a lungo solo di Questione Settentrionale. Invece? Dobbiamo ancora risolvere quella Meridionale. Non le sembra di parlare come un disco rotto? Lo dobbiamo aggiustare. I problemi sono tutti sul tappeto. Chi lo nega, mente. Com’è stato possibile accettare un silenzio così colpevole? Forse abbiamo scontato i troppi errori del passato, quando si è esagerato con il clientelismo. La coscienza sporca? Qualcosa del genere. Ma oggi possiamo affermare non ha funzionato neanche la tesi di Tremonti. Quale tesi? Diamo più potenza alla locomotiva del Nord in modo che si tiri indietro il vagone del Sud. Il vagone è rimasto dov’era? Peggio, è arretrato portandosi dietro anche il Nord. Un bel risultato… Il fatto è che il Paese è molto integrato e il crollo dei consumi al Sud ha colpito anche i redditi del Nord. Era abbastanza prevedibile. Non crede? C’è stata una miopia collettiva. Dobbiamo rimediare. Quanto capisce Renzi di Mezzogiorno? Quello che basta per occuparsene con convinzione. Crede davvero? Lo dimostrano le prossime missioni in programma a Napoli e Reggio Calabria. Non si tratterà di semplici parate? Non lo saranno. La sorte del Meridione torna dunque a essere una preoccupazione del governo? Certo. E l’intergruppo saprà svolgere il suo compito di stimolo come ha cominciato fare in occasione della presentazione dell’ultimo Rapporto Svimez. In che senso? Per dare massima risonanza ai contenuti abbiamo ospitato l’evento alla Camera davanti a molti deputati e alla presenza del sottosegretario alla presidenza Graziano Del Rio. Con quali risultati? Beh, Del Rio è stato chiaro e categorico sulla spesa dei fondi comunitari promettendo una parte attiva dell’esecutivo in caso d’inadempienza delle Regioni. Una bella partita quella dei finanziamenti dell’Europa… Proprio così. Solo di risorse che restano da spendere entro questo e il prossimo anno, rinvenienti dal programma 2007/2013, ci sono 30 miliardi. Chi garantisce che riusciremo dove finora abbiamo fallito? La consapevolezza che si tratti di un obiettivo vitale è molto cresciuta. In ballo ci sono un aumento del Pil dell’1,3 per cento e 116mila nuovi posti di lavoro. Con queste Regioni e questa frammentazione degli interventi? Sono convinto che d’ora in avanti sarà meglio centralizzare la progettazione per avere opere durature e strategiche. E poi… Poi? Deve svanire una buona volta l’idea che sia un vantaggio restare tra le regioni povere per continuare ad avere incentivi. Intanto chiede nuova attenzione per le aree industriali interne, già destinatarie di molte e forse troppe agevolazioni… E’ un peccato lasciare vuote superfici già pronte ad accogliere imprese. Bisogna tornare ad attirare investimenti. Promettendo altri incentivi a fondo perduto? No, quello che fu un errore che determinò il prendi-i-soldi-escappa di alcuni gruppi del Nord. Penso piuttosto a un credito d’imposta potenziato. Mentre ci si appresta a nuove battaglie si rischia di perdere quelle del giorno. Come combattere il gap d’infrastrutture sociali che il Mattino sta denunciando con forza? L’intergruppo si è messo in movimento con un’interpellanza sugli asili nido. Prima firmataria, Luisa Bossa. Qualcosa sta cambiando.


I campani sono 13 • Vincenzo Amendola (Pd) • Maria Antezza (Pd) • Giuseppe Beretta (Pd) • Fulvio Bonavitacola (Pd) • Luisa Bossa (Pd) • Vincenza Bruno Bossio (Pd) • Raffaele Calabrò (Ncd) • Salvatore Capone (Pd) • Antimo Cesaro (Scelta Civica) • Eleonora Cimbro (Pd) • Giuseppe Compagnone (Misto) • Stefania Covello (Pd) • Marco Di Lello (Psi-Pd) • Antonio Distaso (Forza Italia) • Luigi Famiglietti (Pd) • Edoardo Fanucci (Pd) • Gerolamo Grassi (Pd) • Tino Iannuzzi (Pd) • Leonardo Impegno (Pd) • Vanna Iori (Pd) • Pietro Liuzzi (Forza Italia) • Ernesto Magorno (Pd) • Simona Flavia Malpezzi (Pd) • Massimiliano Manfredi (Pd) • Elisa Mariano (Pd) • Michela Marzano (Pd) • Gennaro Migliore (Sel) • Romina Mura (Pd) • Nicodemo Nazzareno Oliverio (Pd) • Giovanna Palma (Pd) • Serena Pellegrino (Sel) • Caterina Pes (Pd) • Salvatore Piccolo (Pd) • Pino Pisicchio (Misto) • Ermete Realacci (Pd) • Matteo Richetti (Pd) • Maurizio Rossi (Misto) • Angelo Rughetti (Pd) • Paolo Russo (Forza Italia) • Antonio Fabio Scavone (Gal) • Valeria Valente (Pd) • Laura Venittelli (Pd) • Liliana Ventricelli (Pd)