Il famoso “lo scopriremo solo vivendo” con i beni culturali non vale

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Sta per scattare l’ora X: la Grotta di Cocceio riaprirà al pubblico. Squilli di tromba. Soldi ben spesi dunque, quelli dei Fondi POR. Restauro e consolidamento terminati, il pubblico potrà percorrere quel chilometro che unisce Cuma, che era la fortificazione e punto di vedetta sul litorale domizio-flegreo, con l’aera dei laghi flegrei d’Averno e di Lucrino dove all’epoca dello scavo c’era il Portus Iulius, un’importante infrastruttura militare.
Semplicemente affascinante. Possiamo immaginare turisti in comitiva o da soli mentre giochi di luci o suoni evocano il cercare affannoso del Cavalier di Pace che nel 500, malconsigliato da maghi e chiromanti, avrebbe dilapidato i propri beni nella vana ricerca di un presunto tesoro ivi sepolto. E’ una leggenda, ma se ogni turista potesse immaginare d’inciampare nella magica leva, o di pronunciare il fatidico “apriti Sesamo” ed avere accesso al tesoro? E se, continuando nel percorso, lo scalpiccio di soldati intenti a percorrere il tratto velocemente riuscisse a mettere un po’ di zenzero in quella passeggiata di conoscenza che chissà se dopo i lavori avrà conservato il tratto rivestito in opus reticulatum? E, domandona lampeggiante al neon: la passeggiata potrà rivelarsi per il visitatore un esperienza emotiva per la quale si riterrà giustificato un biglietto d’ingresso? Sicuramente si registrerà, almeno nei primi giorni, un soddisfacente numero di turisti, ma in quanti sceglieranno, nel tempo, di percorrere circa un chilometro in una galleria, un po’ in salita, quasi sicuramente semibuia (la grotta di Seiano, l’antro della Sibilla inducono a quest’ipotesi) per avere la soddisfazione di “ riveder le stelle” vicino ai due laghi flegrei? E quanti ancora vorranno tornarci? Tutto dipende da come il luogo sarà offerto al pubblico.
Prima di tutto quanto sarà facilmente raggiungibile dai turisti che non abbiano mezzi di trasporto privati. Il restauro si sarà limitato alla sola sicurezza della galleria o avrà previsto punti di ristoro, servizi igienici e tutti i comfort adatti al caso? La visita sarà, a prescindere le guide, resa interessante da filmati, o il percorso sarà disseminato da cartelloni che spiegano qualità dei materiali, foto che riprendano i momenti delle lavorazioni e tutta una serie di notizie che un visitatore culturalmente non preparato sul tema non riuscirà mai a comprendere o trovare interessante? Citiamo pure il famoso cantautore: “lo scopriremo solo vivendo”. Il problema è tutto qui: non possiamo, nel campo dei beni culturali, scoprire “solo vivendo” l’eventuale successo di una mostra, di un esposizione, di un sito archeologico. Non sarà poetico, ma una sapiente programmazione, una lungimirante gestione, sono molto più che necessarie.
Abbiamo un Posto, magnifico, pieno di storia dai tempi della sua realizzazione fino alla seconda guerra mondiale. Un nuovo/antico da proporre al pubblico. I Il Prodotto deve essere creato con competenza. Nessuna tecnica che possa aggiungere qualche stelletta in fascino e curiosità può essere trascurata. Un tour assistito tra tutti gli antichi percorsi in traforo a Napoli potrebbe avere una valenza turistica non da poco. Basti pensare all’indotto, ma è solo una delle tante ipotesi di cui verificare la fattibilità. Il Prezzo diverrà a quel punto un riconoscimento dovuto al luogo e alla sua gestione ed organizzazione. Sarà la normale conseguenza di un lavoro, ed il riconoscimento della sua validità.
La Promozione avrà un ruolo importantissimo. Sempre. Non basta un articoletto sui quotidiani per sollecitare l’attenzione di un folto pubblico.
La creazione di posti di lavoro, sui quali si fantastica con numeri a volte enormi e a volte desolanti, potrebbe risultare invece un equilibrata, redditizia realtà, se solo la gestione delle condizioni fosse davvero pensata e organizzata con competenza. La galleria di Cocceio aprirà tra pochi giorni, potrebbe essere un trampolino per un nuovo modo di gestire i beni culturali nel rispetto della storia e della valenza artistica del luogo. Ci vuole solo un po’ di progettualità consapevole.