Faraglioni di Capri devastati dai ladri di datteri di mare. Gli inquirenti: Danno alla scogliera grave e irreparabile

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in foto i Faraglioni. Al largo di Capri tornano a farsi vivi capodogli e balenottere

Per raccogliere i datteri di mare hanno per anni devastato l’habitat naturale, al punto da creare danni gravissimi in un luogo simbolo dell’Italia nel mondo come i Faraglioni di Capri. Un’indagine della Procura di Napoli durata circa 3 anni ha fatto luce sull’esistenza di due organizzazioni che controllavano la raccolta abusiva dei datteri di mare, attività che ha causato una condizione di devastazione ambientale. Le indagini sono culminate oggi nell’esecuzione di un’ordinanza, firmata dal gip di Napoli Egle Pilla, nei confronti di 19 persone, 6 delle quali destinatarie della misura cautelare della custodia in carcere, 6 degli arresti domiciliari, 4 destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 3 del divieto di dimora nella città di Napoli. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata a delitti ambientali, disastro ambientale, danneggiamento e ricettazione. Le indagini hanno ricostruito gli effetti della raccolta indiscriminata di datteri di mare che va avanti addirittura da alcuni decenni nel golfo di Napoli e, in particolare, nell’area del Molosiglio a Napoli e in quella dei Faraglionidi Capri. Nel secondo caso, in particolare, è stato verificato dal team di esperti del quale si è avvalso la Procura, che l’estensione del danno è pari al 48% della parete interessata.
Le indagini della Procura di Napoli hanno ricostruito il vasto mercato illecito con al centro due organizzazioni che controllavano la raccolta abusiva dei datteri di mare, una napoletana e l’altra stabiese, con “monopolio territoriale” sui Faraglioni di Capri. Notevole la dimensione economica del mercato illegale, se si considera che 1 kg di datteri di mare può essere venduto a un prezzo che può arrivare anche a 200 euro nei periodi di Natale e Pasqua, quando la richiesta è più alta. Secondo quanto ricostruito dalla Procura napoletana, i responsabili hanno agito già dagli inizi degli anni 2000 e gli ultimi scalpellamenti risalgono a fine 2019 e inizio 2020, con alcune attività anche durante il periodo del primo lockdown. Il team di esperti ha verificato i danni gravissimi all’ecosistema marino causati dall’attività, sia nella zona del Molosiglio a Napoli, sia in quella dei Faraglioni di Capri. In particolare, uno dei FARAGLIONI presenta sott’acqua ampie parti di parete completamente bianche, dove è stata cioè asportata la copertura ecosistemica composta da gruppi di fauna e flora che normalmente si associano ai datteri di mare.

Una specie marina protetta
 I datteri sono una specie marina protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie, ed anche a livello nazionale il divieto di cattura, detenzione e commercializzazione risale all’anno 1988. Da quanto emerge dalle indagini, la richiesta della procura è di oltre 1.100 pagine, quello avvenuto nel Golfo di Napoli e sui Faraglioni di Capri è un danno “grave ed irreparabile che subisce la scogliera e l’ecosistema sottomarino a seguito della frantumazione necessaria ad estrarre i pregiati molluschi”, i quali necessitano di almeno 30 anni per incunearsi nella roccia calcarea e raggiungere, così, una misura idonea alla collocazione commerciale. L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, appurata con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale di cui si è avvalsa la procura partenopea, è particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni di Capri.