Farmaceutica, crescono occupazione e investimenti

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PARMA (ITALPRESS) – L’industria farmaceutica in Italia gode di buona salute. Lo dicono i dati di Farmindustria che, nello stabilimento Gsk di San Polo nel Torrile, in provincia di Parma, ha fatto il punto con la tappa del roadshow ‘Innovazione e produzione di valorè. Gli investimenti – riferisce Lucia Aleotti, vicepresidente di Farmindustria – “sono cresciuti del 16% in cinque anni e nel 2020 sono stati pari a 3 miliardi, 1,4 miliardi in produzione e 1,6 miliardi in ricerca e sviluppo. Di questi – aggiunge – 700 milioni sono in studi clinici, una grande opportunità per accesso a cure innovative, crescita delle competenze e risorse per il SSN e per i centri clinici sul territorio. Infatti, per 1 euro investito dalle imprese, il beneficio per il SSN è pari a 2,8 euro, perchè le imprese si fanno carico di tutti i costi connessi”. Per Aleotti “l’Italia è un giacimento di risorse ed eccellenze nelle Life Science e sono tanti i numeri che lo testimoniano con grande evidenza”.
Ad esempio, sul fronte occupazionale, “sono 67 mila gli addetti diretti, per il 90% laureati e diplomati. Altri 79mila sono nelle imprese di macchinari, tecnologie, know how, materie prime, semilavorati e altri beni e servizi di altissima qualità con le quali abbiamo solide sinergie di crescita. Con l’indotto complessivo gli addetti generati sono quasi 300 mila”.
“Dal 2015 al 2020 – aggiunge – siamo primi in Italia per crescita dell’occupazione, +12% rispetto a +2% della media nazionale” dell’industria manifatturiera. “Con opportunità crescenti – prosegue – per i giovani (+16% in 5 anni) e le donne, che rappresentano il 43% degli addetti di un settore dove la parità è da anni una realtà, anche grazie a un sistema di welfare e relazioni industriali di eccellenza”. Inoltre, esportazioni e produzione “sono fiori all’occhiello del nostro settore”. “Nell’ultimo triennio – ricorda ancora Aleotti – l’export ha rappresentato l’85% dei 34 miliardi di produzione, con i quali ogni anno l’Italia compete per la leadership nell’Unione Europea con Germania e Francia, purtroppo negli ultimi anni non più sulla posizione più alta del podio”. Secondo i dati Eurostat “dal 2015 al 2020 l’Italia è stato il primo tra i grandi Paesi europei per incremento dell’export (+74% rispetto a una media Ue27 di +48%), che cresce perchè aumenta il suo valore medio (+50% in 5 anni), ovvero il suo contenuto innovativo. Nel 2020 il valore medio dei prodotti esportati è stato in linea con quello tedesco (-2%), dopo un forte recupero rispetto al -28% nel 2010, e più alto della media dei Big Ue. Così come lo è il valore aggiunto per addetto”, conclude. Nel futuro c’è da cogliere l’opportunità degli investimenti. La pandemia ha reso evidente la necessità che Italia ed Europa siano attrattive per gli investimenti industriali, in primo luogo quelli strategici per la crescita e la sicurezza nazionale come quelli della farmaceutica e della sua filiera, con qualità, innovazione e una profonda riforma della PA per una maggiore qualità e velocità dei processi decisionali. Il Covid ha amplificato e velocizzato cambiamenti globali, come progressi scientifici e tecnologici, determinati da ricerca e digitalizzazione, dalla crescente importanza di Intelligenza Artificiale, Big Data, IoT, Machine Learning, Cybersecurity. In tutto il Mondo a seguito del Covid si è attivata una “gara” per attrarre investimenti strategici per lo sviluppo e la sicurezza nazionale (ad esempio Francia), ed è necessario essere efficaci e veloci per non perdere terreno nella competizione internazionale.
La presenza industriale è un grande vantaggio competitivo per l’Italia ma per un settore così complesso e regolato come la farmaceutica la competizione si fa sull’efficienza complessiva dei sistemi. “Nei prossimi 5 anni – dice ancora Aleotti parlando a margine dell’iniziativa – si investiranno nel mondo 1.000 miliardi in ricerca farmaceutica quindi è evidente che tutti i Paesi stanno cercando di attrarre quanto più possibile questo immenso mare di investimenti che poi vanno a sostenere e a reagire anche con le strutture di ogni Paese. L’Italia – spiega – è messa bene, ha fatto dei passi in avanti importanti”.
“La pandemia – osserva il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi – ha dimostrato che non c’è salute senza economia, ma non c’è nemmeno economia senza salute e ha dimostrato quanto sia importante in Europa e a maggior ragione in Italia cercare di attrarre gli investimenti, che siano strategici per il Paese”.
Per Scaccabarozzi “gli investimenti strategici vanno nella salute, nella produttività industriale e nella sicurezza. Questo, guarda caso, è la carta d’identità del settore farmaceutico, un settore che da anni ha preso la leadership in Europa. Questa leadership però la deve mantenere e per mantenerla abbiamo bisogno di un sistema attrattivo, di un sistema di accesso importante e di competenzè.
‘Sulle competenze – spiega il presidente di Farmindustria – ci stiamo lavorando, sui giovani stiamo ridisegnando il futuro e per quanto riguarda la parte di accesso abbiamo bisogno di una collaborazione a maggiore partnership con le istituzioni”.
Per quanto riguarda la presenza industriale, ‘è molto forte in Emilia-Romagna, una delle regioni più importanti, la seconda regione italiana per investimenti nel nostro settore ricerca e sviluppo”, dove ci sono “otto siti produttivi, sei di ricerca, 5mila addetti diretti e altri 10mila nell’indotto. Oggi – prosegue – dobbiamo essere inseriti in processi mondiali, noi lo siamo perchè abbiamo un settore farmaceutico importante perchè composto circa al 60% di aziende a capitale estero che investono in Italia con centri di produzione e ricerca, ma abbiamo il 40% di aziende a capitale italiano che hanno un 70% di indice di internazionalizzazione. Questa è la dimostrazione che si fa parte di processi globali molto importanti. La cosa più importante, che pochi sanno e molti sottovalutano, è che nei prossimi cinque anni ci saranno 1,4 miliardi di investimenti in ricerca nel mondo. Credo sia importante per ogni Paese cercare di attrarne il più possibile. Da italiano mi auguro che l’Italia sia in grado di attrarne il maggior numero possibile”, conclude.
Guardando più da vicino al territorio che ha ospitato questa nuova tappa del roadshow, l’Emilia-Romagna con otto stabilimenti produttivi, sei siti con attività di ricerca e sviluppo, è la Regione al secondo posto in Italia per investimenti in ricerca e sviluppo, dopo la Lombardia, con quasi 400 milioni, circa il 15% del totale degli investimenti effettuati da tutte le imprese presenti in quel territorio. L’Emilia-Romagna ha conosciuto un vero e proprio boom dell’export farmaceutico dal 2010 al 2020: +108% (oltre il doppio della media del comparto manifatturiero pari al 45%), con circa 2 miliardi nel 2020, il 55% del totale di quello hi-tech. Ed è inoltre tra le prime cinque regioni farmaceutiche italiane, con una importante presenza produttiva e di ricerca, in particolare a Parma e Bologna, legata a importanti aziende italiane, sempre più internazionalizzate, a grandi imprese a capitale estero, a Pmi molto attive nell’attività manifatturiera. A Parma il farmaceutico è anche il terzo settore per export, dopo alimentari e macchine. Gli addetti diretti sono quasi 5.000 e oltre 10 mila con l’indotto, che vanta eccellenze nel vetro, nella chimica, nella meccanica, nel packaging.
‘Il nostro Paese – aggiunge Scaccabarozzi – che può contare su una presenza industriale di rilievo deve continuamente mettersi in gioco, anche se negli ultimi 10 anni abbiamo avuto risultati straordinari dall’export, sia in quantità sia in qualità e innovazione. Negli ultimi due anni però la nostra corsa è rallentata. Dobbiamo riprenderla come prima per mantenere quel ruolo di primo piano nelle Scienze della Vita a fronte di competitor esteri forti e determinati. Per questo è necessaria una strategia complessiva del Paese, come rimuovere gli ostacoli alla competitività e adottare una nuova governance con finanziamenti e regole adeguate per l’accesso alle cure. E misure a sostegno degli investimenti per realizzare le condizioni strutturali per la crescita del settore. Solo così potremo permettere alle imprese del farmaco presenti nel Paese di investire ulteriori 4,7 miliardi in tre anni, con la prospettiva di creare oltre 8.000 nuovi posti di lavoro”. Invece “misure come quelle sul patent linkage, che minaccia la tutela brevettuale, e sul patent box, invece, vanno in direzione contraria e mettono a rischio la crescita. Il Pnrr – conclude – e le riflessioni su una nuova politica di bilancio in Europa possono permettere oggi di accelerare e mettere in cantiere misure per la crescita”.
(ITALPRESS).