Fca, operaio licenziato: Non cambia nulla, emigro in Inghilterra

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“Ho capito che cè poco da fare per gente come me in Italia. Si, molti dicono che le cose stanno cambiando, ma io i cambiamenti non li vedo. Ho lottato nel mio piccolo contro quelli che oggi chiamano i poteri forti e sono stato stritolato. Oggi che i poteri forti sono sotto accusa, sono sempre io e quelli come me a prendere le bastonate”. Massimo Napolitano, uno dei cinque operai Fca definitivamente licenziati da Pomigliano dopo aver inscenato il ‘finto funerale’ di Marchionne, lascia l’Italia e va a cercare lavoro in Inghilterra: oggi è salito in aereo a Capodichino, salutato dai compagni di battaglie con lo striscione “La lotta operaia non ha confini”. Napolitano e altri quattro operai furono licenziati dalla Fiat nel 2014 per aver inscenato davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano un simbolico funerale dell’ad Sergio Marchionne. Nel giugno scorso la Cassazione accolse il ricorso di Fca e, cancellando la decisione della Corte d’appello di Napoli che aveva disposto il reintegro, stabili’ che il licenziamento per giusta causa era legittimo perche’ la “macabra rappresentazione scenica” aveva travalicato i limiti della dialettica sindacale. Una sentenza che rischio’ di avere un epilogo drammatico quando uno dei cinque lavoratori, Mimmo Mignano, si incateno’ davanti alla casa della famiglia del vicepremier Luigi Di Maio a Pomigliano d’Arco cospargendosi il capo di benzina. Alla famiglia di Di Maio, “nostri compaesani”, Napolitano intende scrivere dall’Inghilterra: “Spieghero’ a loro i motivi della mia scelta, visto che il vicepremier non ha mai accettato di incontrarci e ascoltarci. Mi dispiace. Abbandonare il mio paese mi riempie di malinconia. Ma io non posso piu’ rimanere qui. I miei figli e mia moglie sono già partiti. Me ne vado in Inghilterra dove i miei figli mi dicono che e’ ancora possibile vivere una vita dignitosa, con un lavoro. E senza dover sempre abbassare la testa”.