FederlegnoArredo: “Dl Dignità? Da noi salteranno 10mila posti”

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Milano, 4 lug. (AdnKronos) – Il decreto legge farà saltare tra i 7 mila e i 10 mila posti di lavoro entro il 2020 con il risultato di far aumentare le partire iva, accelerare la robotizzazione e scoraggiare gli investimenti esteri nel settore del legno, mobile e arredamento. A lanciare l’allarme sugli effetti del cosidetto dl Dignità è il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini, che chiede di aprire un tavolo con il governo per discutere delle misure in arrivo.

”Sono seriamente preoccupato -dice all’Adnkronos- si mette in difficoltà un settore che l’anno scorso ha messo a segno un +1,6% e che sta cercando di mettersi definitamente alle spalle gli anni della crisi”. Orsini sottolinea che il settore è composto da 79 mila imprese, dà lavoro a 320 persone e che la media è di 4-5 dipendenti per azienda. ”Ma chi è -dice- quell’imprenditore che assume una persona se dopo 24 mesi di lavoro per licenziarla deve pagargli 120 mila euro? Meglio una macchina al suo posto, o una partita iva”.

Perchè secondo il presidente alla fine gli imprenditori sceglieranno il metodo meno pericoloso per la sopravvivenza dell’azienda stessa: ”partite iva per tecnici e altre figure lavorative, esternalizzazioni per lavorazioni produttive e assemblaggi”. Insomma sarebbe un grosso boomerang. ”Queste manovre -sottolinea- fanno male all’Italia. L’investimento sulle persone per un’azienda è quello più importante. Con una media di 4, 5 dipendenti, si deve fare attenzione a non sbagliare. Una persona rappresenta il 25% del costo del lavoro. Come si fa ad assumere per sempre dopo una manciata di mesi? Se uno è bravo e serve è nell’interesse dell’azienda trattenerlo. Ma se si rivela un investimento a perdere? Che si fa? Se viene a mancare il lavoro che si fa?”.

Insomma per Orsini si dovrebbe puntare a dare stabilità e certezze a una filiera produttiva che ogni giorno ha come riferimento i mercati internazionali e non sono quello interno. ”questa manovra -sottolinea-credo debba essere rivista. E su materie così importanti e delicate non può mancare il dialogo tra governo e impresa. Per questo chiediamo di incontrarlo al più presto. Da qui al 2020 dobbiamo inserire 31 mila persone e secondo me possiamo perdere in assunzioni dai 7 ai 10 mila posti di lavoro. Senza contare i contraccolpi che si faranno sentire fino nell’edilizia”.