Federmanager Napoli a grandi passi verso il futuro. Bianco: Formazione, fondi UE, lavoro, ecco i nostri progetti

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In foto Luigi Bianco

La sua elezione al vertice di Federmanager Napoli arriva in un’epoca di grandi cambiamenti. Ma Luigi Bianco, una carriera in aziende di prestigio come Telco, CM Group del Gruppo Olivetti, CDI Manager, ha ben chiari obiettivi da raggiungere e strumenti da utilizzare per consentire ai dirigenti che rappresenta di essere al passo coi tempi.

Su quali aspetti verterà principalmente il suo operato di presidente?
Abbiamo sviluppato ed approvato un programma di azioni che mette al centro il manager come leva del cambiamento e della crescita e che guarda ai diversi segmenti della ns categoria di manager industriali che costituiscono la Federmanager di Napoli , un’associazione che aggrega anche le province Avellino-Caserta e Benevento ed è più estesa e rappresentativa del Mezzogiorno per numero di associati come i dirigenti in servizio, giovani, donne e pensionati.

Il post pandemia sarà caratterizzato da grandi stavolgimenti anche per la vostra categoria?
Il contesto ci chiama, come cittadini e come manager, a gestire complessità sempre crescenti che implicano anche incognite ponderose che necessitano identificare una nuova via. Una nuova via che è caratterizzata da 3 grandi variabili e che sono proprio nell’acronimo del lemma VIA: Velocità, Incertezza e Ambiguità.
Per la nostra Associazione è fondamentale continuare a sviluppare i temi relativi alla crescita del sistema economico ed identificare i fenomeni di productivity-dispersion per ridurre le asimmetrie competitive insite nel tessuto produttivo del ns territorio.

A quali azioni pensate?
Svilupperemo le certificazioni di competenze per i Manager dell’Innovazione, per la transizione a Industria 4.0 ed alla digital transformation, del Temporary ed Export Management e del Manager per la Sostenibilità. Ciò sia per rafforzare i percorsi di carriera dei nostri manager che per essere presenti con competenza sui temi di rappresentanza dei dirigenti Industriali. Al contempo consolideremo l’erogazione dei servizi agli associati nel campo della consulenza previdenziale ed assistenziale sanitaria, attraverso l’utilizzo dei Fondi bilaterali che gestiamo con Confindustria e Confapi. Al programma di presidenza, iniziato nel settembre scorso, abbiamo dato corpo, sostanza e concretezza mettendo in piedi diversi gruppi di lavoro che impegnano generosamente decine e decine di manager donne, uomini e giovani in servizio e non, per presidiare le aree dei servizi ai nostri associati e dei temi Istituzionali.

Qualche esempio specifico?
L’istituzione di una rinnovata ed ampliata Commissione per le Relazioni Industriali e Sindacali, una Commissione per la consulenza sulla Previdenza ed Assistenza, una Commissione per lo Studio e lo Sviluppo Industriale ed il Gruppo Giovani Managers. A queste, sempre in una ottica di rinnovamento e modernità, abbiamo affiancato anche il Gruppo di Lavoro per la riforma dello statuto Associativo per guardare meglio avanti proiettandoci nel futuro della nostra Associazione.

Quali sono, per gli associati, i problemi da affrontare prioritariamente?
Dal nostro osservatorio sappiamo che l’impatto della crisi sul settore manifatturiero è definito “grave” per il 63% delle aziende industriali: in molti casi è a rischio la stessa continuità aziendale. In questo momento è indispensabile, quindi, cambiare strategia puntando sull’innovazione. Far ripartire gli investimenti e spendere bene i fondi europei. “I manager hanno questa responsabilità e sono in prima fila per trasformare la crisi in un’opportunità di rilancio”, ha recentemente dichiarato il nostro Presidente nazionale Stefano Cuzzilla. Mi riferisco, nello specifico, ai piani del Recovery Fund-NEXT Generation EU, che interesseranno il Sud e la Campania.

Secondo lei come dovranno essere gestiti questi piani?
Dobbiamo essere pronti già da subito con idee, proposte e richieste di fatti e progetti concreti. Per il Mezzogiorno significa recuperare il terreno perduto e tornare a rivendicare la propria vocazione industriale. Così come già abbiamo iniziato a fare con il contributo, richiestoci dai nostri organi nazionali, al piano “Colao” ed al documento CIDA presentato ai candidati al governo regionale nella scorsa campagna elettorale. Su questo fronte dobbiamo sentirci Tutti – Managers, Imprese e Istituzioni – fortemente e direttamente ingaggiati.

Cosa contraddistingue la vostra associazione?
Nei continui momenti di confronto con i colleghi condividiamo innanzitutto il senso di appartenenza come una squadra forte e coesa composta da colleghi coraggiosi e generosi, che abbracciano una visione condivisa. Con il compito di porci come attore decisivo in un processo di aggregazione delle forze migliori locali: istituzioni, università, aziende e business community che devono lavorare insieme per un progetto di rilancio economico e produttivo del territorio che mettono a disposizione il proprio network e le proprie competenze ed esperienze professionali. Che vogliono per far sentire la nostra “voce” di rappresentanza dei Dirigenti Industriali all’intero tessuto economico del territorio ed alle Istituzioni e per continuare nella diffusione della Cultura Manageriale d’Impresa. Attraverso l’elaborazione di proposte e piani di sviluppo e crescita.

Con quali riscontri?
Naturalmente conta anche il contesto in cui si opera, e Napoli e la Campania così come l’intero Mezzogiorno ed il Paese, pur avendo, in parte ,superato il momento peggiore della crisi finanziaria-industriale ancora sono minacciati da un declino lento che appare ai molti inesorabile. Ma, a questa idea di destino “inesorabile” noi Dirigenti Industriali del territorio non ci arrenderemo mai, ed è questo un altro impegno che la Federmanager di Napoli intende sottoscrivere con forza e determinazione.

Iniziative particolari a cui state lavorando o che lancerete nei prossimi mesi?
Fermo all’impegno di operatività ed innovazione del programma di Presidenza, abbiamo varato in queste settimane una Nuova Commissione specifica sui temi dell’ Aerospace, Automotive & Transportation, che analizzi e verifichi le prospettive di crescita e sviluppo di questi settori con proposte concrete, costruite con il contributo dei molti colleghi che hanno specifiche competenze di settore, a partire principalmente da quelli in servizio. Troppo evidenti sono le ragioni che ci hanno indotto a formulare questa proposta: la rilevanza di questi settori industriali nel nostro territorio, la vastità delle competenze che siamo in grado di dimostrare in questi ambiti nonché per la rilevante presenza di ns dirigenti iscritti nelle aziende primarie di settore e delle relative filiere produttive. Una Commissione composta e guidata con elevata competenze sì, ma anche con grande senso di equilibrio e concretezza e con il coinvolgimento di molti manager che si sono resi disponibili a farne parte per formulare proposte e piani d’azione da presentare alle Istituzioni ns. referenti.

Altre novità?
Ma anche abbiamo dato avvio, in questi primi mesi della nuova Presidenza, per la prima volta,in seno a Federmanger Napoli, la costituzione del gruppo Federmanager Donne-MINERVA perché sostenere ed applicare la parità di genere è un compito che impegna tutta la ns organizzazione e perché include l’ inarrestabile percorso del cambiamento culturale in tutti gli ambiti e coinvolge trasversalmente più generazioni. Un percorso ineludibile che ci deve portare nel futuro anche in Associazione.

Sul fronte dei rapporti esterni, invece, a costa state lavorando?
Inoltre, continueremo a portare avanti la collaborazione tra Federmanager e Fondazione R& I per costruire ecosistemi di Open Innovation sotto la spinta delle competenze manageriali con il supporto di Manager di Federmanager di tutto il territorio nazionale, e con il coordinamento di Federmanager Napoli, nel ruolo di “Advisor” per affiancare start-up e giovani imprese innovative per favorirne lo sviluppo imprenditoriale. Infine, sempre per migliorare, innovando, i servizi ai nostri associati implementeremo, tra le prime Associazioni territoriali in Italia e prima al Sud, la nuova piattaforma integrata di CRM (Customer Relationship Management) per la gestione ed erogazione dei servizi consulenziali.

Il fronte occupazionale vi preoccupa?
La tutela dei posti di lavoro delle nostre colleghe e colleghi costituisce per noi una precisa missione, e va intesa nel senso più ampio del termine fino al sostegno in termini di politiche attive del lavoro nelle fuoriuscite dal mondo del lavoro che, nostro malgrado, stiamo vedendo intensificarsi anche tra le nostre file. Il tema del welfare sarà centrale quindi nelle nuove Relazioni Industriali che intendiamo costruire nelle prossime settimane. Per questo abbiamo posto nel programma della nostra Associazione una preziosa risorsa del sistema Federmanager: i fondi che condividiamo con Confindustria e Confapi: 4.Manager e PMI Welfare, in cui si concentra il futuro delle politiche attive del lavoro manageriale, vale a dire quelle azioni che vanno a supporto di coloro che rischiano le discontinuità di carriera. Oltre al matching di domanda-offerta di competenze manageriali attraverso lo sportello di CDI manager, la nostra società di Executive Search e Temporary Management .

Molte indagini evidenziano una considerevole differenza di retribuzione tra manager del Sud e del Nord. E’ una condizione che può cambiare e come?
I dati riportati da una ampia ed approfondita ricerca svolta dall’Osservatorio 4.Manager (Federmanger e Confindustria) sulle competenze manageriali nel Mezzogiorno ed in Campania confermano il perdurante fenomeno di disparità retributive, circa il 25% in meno, ciò è ascrivibile al combinato-disposto che da una parte, ormai da oltre un ventennio, progressivamente le imprese, anche quelli grandi, hanno spostato i loro centri decisionali al Nord del Paese, se non addirittura in altre geografie, riducendo se non eliminando le figure manageriali apicali con più elevate retribuzioni. Dall’altra la forte connotazione familiare del nostro tessuto imprenditoriale che limita e non favorisce l’inserimento di manager esterni al vincolo di parentela, specie delle posizioni di maggiore responsabilità. Non c’è dubbio che da questo punto di vista necessita diffondere una nuova cultura di impresa che favorisca nuove forme di governance aziendale in cui il contributo manageriale esterno esprima tutto il suo potenziale, ma anche l’adozione accelerata da parte dell’imprese di best-practice internazionali orientate al politiche retributive del tipo pay-for-performance e pay-for-competence.

Dal vostro osservatorio cosa sarebbe necessario per attrarre investimenti in Campania e al Sud?
Da presidente di Federmanger Napoli e in base alla mia esperienza di manager di multinazionali che ha svolto larga parte della sua carriera professionale all’estero, direi con convinzione che questa domanda è sempre drammaticamente attuale. Nei vari contesti internazionali in cui ho operato, anche in competizione con i colleghi di altri Paesi, sul tema delle allocazione delle risorse, cioè degli investimenti esteri nella propria geografia di riferimento, ho rilevato sempre la presenza di quelle asimmetrie-competitive di cui parlavo all’inizio come la burocrazia, la lentezza della pubblica amministrazione, la debolezza finanziaria a cui si aggiungono i mali endemici del Sud come il freno causato dalla criminalità ed il deficit delle infrastrutture. Basterebbe rimuovere questi inibitori. Anche perché il Mezzogiorno è un area ricca di talenti, creatività imprenditoriale e qualificata classe manageriale. Ma questi ingredienti da soli non bastano, occorrono piani strategici ed operativi elaborati da manager competenti nel costruire e realizzare piani di sviluppo industriale che “tengono” alla dura prova della competizione nei mercati internazionali, come quelli presenti nelle nostre file e che come Federmanager si rendono disponibili per le Imprese, per le Istituzioni e per il Mezzogiorno.