Femminicidio, l’inarrestabile guerra degli uomini che odiano le donne

159

Una singolare iniziativa, proposta da 17 ex ministre francesi e capitanata da Christine Lagarde, sta facendo molto clamore in Francia. Il gruppo femminile di ex ministre ha lanciato un appello contro le molestie sessuali, riportando quindi alla cronaca le questioni legate alla violenza sulle donne e alle vili e sottili molestie sul luogo di lavoro. Le signore, infatti, hanno voluto lanciare un forte appello attraverso le pagine del settimanale francese Le Journal du Dimanche, contro la violenza sulle donne, proclamando un “non ci staremo più”. Il fenomeno della violenza sulle donne è diffuso, trasversale e grave. E’ un pugno allo stomaco il mucchio selvaggio di foto di mariti, fidanzati, conviventi, padri che hanno ammazzato la “loro” compagnia di vita. Bacheche zeppe di madri, figlie, fidanzati, amanti, assassinate, in cui da anni ci imbattiamo. Molti uomini li abbiamo visti in salotti televisivi in cui recitavano un “copione” ben definito. Lacrime amorevoli, inviti alle loro consorti, mentre, ormai erano già morte e per mano loro. Una carrellata di assassini. Facce normali. Facce semplici. Facce pulite e serene. Facce “amorevoli”. Eppure in loro si nascondeva la ferocia di un’esistenza apparentemente anonima. “Strano, era tanto un bravo ragazzo…” “Mai dato problemi sul lavoro…” “Sempre così gentile, così educato”. Uomini apparentemente “rassicuranti”, dall’animo feroce e assassino. E proprio per questo, messi tutti insieme, terribili. “Sicari domestici”. L’uomo di casa diventa il proprio assassino. Uomini, mariti, padri e assassini. Nel 2015 sono state 128 le donne uccise in Italia, prevalentemente dal marito o dal compagno. Dal solo inizio del 2016 sono 16 le donne uccise in Italia. Più di una alla settimana. Insomma anche nel 2016 il “femminicidio” non si ferma. Un fenomeno, se così si vuole chiamare, che è in crescita. Lo dicono gli psicologi, lo urlano le associazioni che denunciano “dati allarmanti e sottostimati”. Secondo il rapporto “il costo di essere donna-indagine sul femminicidio in Italia”, elaborato dalle volontarie della Casa delle donne, vi è una stretta relazione tra vittima e assassino. A uccidere sono i mariti nel 22 per cento dei casi, ex nel 23 per cento  compagni o conviventi nel 9 per cento dei casi, mentre nell’11 per cento i figli. Spesso si tratta solo dell’apice di altre violenze subite e taciute. Il delitto, insomma, non quasi mai frutto di un raptus, ma è l’epilogo di un percorso. Infatti, secondo l’Osservatorio nazionale dello stalking, attivato nel 2007, un’alta percentuale di omicidi è preceduta da atti persecutori e molestie. Per quasi dieci anni la metà dei femminicidi è avvenuto al Nord, ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza sotto il profilo territoriale, divenendo il Sud l’area a più alto rischio con una crescita del 27,1 per cento rispetto agli anni precedenti. Dal rapporto Eures sul femminicidio in Italia, risulta anche un raddoppio delle vittime al Centro Italia. Dalla fotografia scattata da Eures, emerge che Lazio e Campania già nel 2013 detenevano il più alto numero di femminicidi tra le regioni italiane, seguite poi dalla Lombardia e dalla Puglia. Stando al dossier è l’Umbria a registrare il più alto incide, 12.9 femminicidi per milioni di donne residenti. Nella graduatoria provinciale ai primi posti c’è Roma, segue Torino e Bari. Il femminicidio nelle regioni del Nord si configura essenzialmente come fenomeno familiare, con 46 vittime su 60, pari al 76,7 per cento del totale; mentre sono il 68,2 per cento dei casi al Centro e il 61,3 per cento al Sud (con 46 donne uccise in famiglia sulle 75 vittime censite nell’area). Qui al contrario è più alta l’incidenza delle donne uccise all’interno di rapporti di lavoro o di vicinato (14,7 per cento a fronte del 5 per cento al Nord) e dalla criminalità (18,7 per cento contro l’11,4 per cento del Centro e l’11,7 per cento del Nord).

Non tutte si ribellano
Poche denunce: I dati anche dell’Istat sono chiari: poche donne denunciano la violenza subita. Si fa strada la convinzione che non serva: la donna, di fatto, dallo Stato italiano non è tutelata e la recente legge sul femminicidio, che non consente il ritiro della denuncia, insieme alla novità del carcere evitato a chi subisce una condanna inferiore ai quattro anni, espone le vittime a possibili ritorsioni se non a violenze ancor più gravi. Secondo l’indagine, delle donne maltrattate, il 20,2 per cento ha subìto violenza fisica, il 21 per cento violenza sessuale, il 5,4 per cento (un milione e 157mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652mila) e il tentato stupro (746mila). Le relazioni affettive: una donna su tre ogni giorno è vittima di violenze. Una guerra civile a bassa intensità permanente. L’indagine dice che le violenze più cruente avvengono per mano di partner, presenti e passati, familiari e amici di famiglia, e questo deve far interrogare profondamente la società contemporanea, che vive nella ricerca dell’amore ideale. “Cosa sono in realtà le relazioni affettive, di intimità e di amore? C’è bisogno di un profondo cambiamento culturale per modificare le relazioni affettive e di potere tra gli uomini e le donne, affinché siano basate sul rispetto e non sulla prevaricazione e le discriminazioni di un genere su un altro”. Ha dichiarato la vice presidente della Fondazione Pangea Onlus, Simona Lanzoni.


La paura resta in casa
La violenza assistita: Due dati, in particolare, risultano allarmanti. Uno riguarda il sommerso: quasi il 40 per cento delle donne picchiate dal marito o dal compagno non parla di quanto accade dentro le mura domestiche. L’altro la violenza assistita (64%, quattro punti in più rispetto alle rilevazioni precedenti). Le donne che subiscono violenza sono giovani, spessissimo con figli minori. L’unica nota positiva è che sempre più vittime considerino la violenza subita un reato (dal 14,3 per cento al 29,6 per cento) e meno come qualcosa che è solo accaduto (in calo dal 35,2 al 20). Questo dato rappresenta un grande passo in avanti, perché la consapevolezza che la violenza sulle donne non sia un fatto normale implica che esso sia un problema che riguarda tutti, dalle istituzioni al privato cittadino. Una rete contro la violenza: Chayn Italia, la rete per aiutare le donne vittime di violenza dove non arrivano le istituzioni. Il portale è online dal 22 marzo 2016 ed è il quarto al mondo dopo la piattaforma madre. In Italia le donne impegnate nella piattaforma sono già più di 60: hanno tutte in media 28 anni, sono grafiche, psicologhe, illustratrici, avvocate, sviluppatrici web e esperte di comunicazione, che mettono gratuitamente a disposizione la propria competenza per offrire un appoggio a chi si trova in difficoltà.