Fenomenology Street: la fotografia come cartografia dell’invisibile

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in foto Fenomenology, sala dell'Universo, ph Giorgio Pierbattista

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Redazione 

L’Occhio di Leone è tornato a Bologna in occasione di Artefiera e di Art City, il circuito metropolitano che accompagna la più longeva fiera di arte moderna e contemporanea di Italia, per incontrare una artista cara a questa rubrica, Anna Rosati che, nel 2025 propone una sorprendente novità. Difatti, in questo febbraio la Fenomenology Photo Art Gallery un nuovo luogo deputato all’incontro tra Fotografia e Filosofia di cui più avanti chiederemo all’artista bolognese ed al gallerista, ha ospitato dal 6 al 16 la mostra Fenomenology Street, un progetto che intreccia la ricerca fotografica di Anna Rosati e Giorgio Pierbattista. Un percorso espositivo che trascende la mera documentazione urbana per trasformare la città in un campo d’indagine visiva e filosofica. Curata da Azzurra Immediato, la mostra si configura come un doppio sguardo sulla realtà metropolitana: da un lato, la topografia intima e onirica di Rosati, dall’altro, la semiotica urbana decifrata da Pierbattista. Due traiettorie parallele che si intersecano nel tentativo di leggere il tessuto urbano come una stratificazione di segni, di memorie e di significati nascosti. Anna Rosati, i nostri lettori lo sanno, costruisce la città come frutto di una geografia dell’anima. Delinea mappe visive che superano la mera rappresentazione documentaria per addentrarsi in una poetica della percezione. La sua fotografia è una cartografia interiore: Bologna diviene un mosaico in cui la città si dissolve e si reinventa. Le sue immagini non descrivono, ma evocano, trasformando gli elementi architettonici in frammenti di un’archeologia ultracontemporanea. Dal progetto museale Bologna Km 0 (2015) fino a Porto Up Down (2018), l’artista ha affinato una scrittura visiva che fonde rigore compositivo e stratificazione concettuale. Ogni opera è un palinsesto mutevole in cui il dato urbano si sovrappone a suggestioni materiche e cromatiche, dando vita a spazi sospesi tra memoria e possibilità. La artista non cattura la città, la ricostruisce: scomponendo e ricombinando frammenti, crea una dimensione altra, un universo fotografico che oscilla tra realtà e immaginazione. La fotografia, per lei, non è uno strumento di registrazione, ma un atto generativo. L’architettura urbana si trasforma in un paesaggio interiore, una risonanza emotiva che sfida la percezione e riscrive la realtà. Giorgio Pierbattista, l’altro autore in mostra, nonché gallerista, rappresenta la semiotica del caos urbano, trascinandoci dentro una città emotiva, di cui analizza il linguaggio, leggendo le strade come un codice da decifrare. Il suo lavoro si muove lungo la linea sottile tra fotografia e filosofia, indagando le tracce urbane come frammenti di una memoria collettiva. Le sue immagini sono un palinsesto visivo, in cui alfabeti spezzati e segni urbani si fanno voce, diventano versi di un racconto incompleto che chiede di essere letto. La sua ricerca parte dal paradosso del visibile: ciò che appare finisce per nascondersi, il significato emerge dal caos. Pierbattista si muove tra le ombre della città alla ricerca dell’urlo silenzioso della strada, di quei messaggi criptici impressi sui muri, negli spazi dimenticati, nei margini del quotidiano. È un viaggio estetico e concettuale, che richiama la riflessione filosofica di Luciano Anceschi e la crisi delle metanarrazioni di Jean-François Lyotard: la verità assoluta si dissolve, lasciando spazio a un’esperienza visiva aperta e frammentaria. Un esempio emblematico del suo approccio è l’installazione La Sala dell’Universo, che struttura il percorso su quattro pareti concettuali: Ascolto, Domanda, Riflessione, Azione. Qui la fotografia si trasforma in fenomenologia visiva, un dispositivo per interrogare il presente e orientarsi nel caos del contemporaneo. Fenomenology Street e il concetto alla base della mostra propongono la strada come esperienza liminale, configurandosi come un territorio di soglia, un attraversamento visivo in cui la città smette di essere semplice sfondo e diventa esperienza critica. Da una parte, la fotografia come evocazione di Anna Rosati, che destruttura lo spazio urbano per ricostruirlo in una dimensione immaginifica. Dall’altra, la fotografia come decifrazione di Giorgio Pierbattista, che raccoglie i segni nascosti della città e li trasforma in una riflessione filosofica. Insieme, i due artisti ci conducono lungo un viaggio visivo e concettuale, invitandoci a guardare la strada non più come un luogo di passaggio, ma come uno spazio di rivelazione, una mostra, un progetto che hanno il carattere di un dispositivo di visione, un invito a rileggere il quotidiano attraverso la fotografia, a esplorare la città come un testo aperto in cui ogni immagine è una pagina da interpretare. L’ultima parola spetta allo spettatore: sarà lui a scegliere se attraversare la strada come un semplice passante o se, invece, fermarsi e decifrare i segni che lo circondano.

ph. Anna Rosati