Ferrobonus portuale, ok dalla Ue. Rizzi (Fermerci) soddisfatto: Misura necessaria e attesa dal settore

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in foto Giuseppe Rizzi

In uno dei momenti più delicati per il comparto, tra tensioni geopolitiche e interruzioni ferroviarie ancora presenti nel 2026 per completare gli investimenti del Pnrr, la decisione della Commissione europea di autorizzare incentivi per la manovra ferroviaria merci nei porti segna una svolta storica. È la prima volta che viene concesso un aiuto di questo tipo al settore.  L’incentivo prevede una riduzione delle tariffe per gli operatori del trasporto ferroviario merci e per i loro clienti: un vero e proprio Ferrobonus portuale.
Tra il 2021 e il 2024 il numero di treni merci in origine e destinazione nei porti è diminuito di cinque punti percentuali. Tra le principali cause, oltre alle tensioni geopolitiche e alla ridotta capacità della rete ferroviaria, pesano anche i costi dei servizi di manovra ferroviaria merci all’interno degli scali. La decisione della Commissione europea, valida per cinque anni, autorizza le Autorità di sistema portuale nazionali a erogare incentivi fino a un massimo di 500 mila euro l’anno, per un totale complessivo di 30 milioni di euro nel periodo di riferimento.
Il contributo è rivolto agli operatori di manovra, che dovranno ribaltare il 50% del beneficio alle imprese ferroviarie, secondo il modello Ferrobonus.
Ora si attende il decreto interministeriale necessario all’attuazione della misura. Successivamente le Autorità di sistema portuale potranno procedere, su base facoltativa, con l’emanazione dei bandi per l’assegnazione dei contributi.
Giuseppe Rizzi, presidente di Fermerci, a nome dell’intera organizzazione, ringrazia il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il lavoro svolto nella gestione del procedimento. “Misura necessaria e attesa dal settore – ha detto -, questo intervento aiuterà il trasporto ferroviario intermodale nei porti in un momento particolarmente critico”.
In questi giorni è stato inoltre proposto un emendamento al decreto Milleproroghe, attualmente in conversione alla Camera dei deputati, per prorogare i termini della misura, al momento previsti fino alla fine del 2026, nel rispetto dell’autorizzazione europea che consentirebbe di renderla strutturale. Da qui l’urgenza di approvare le modifiche al decreto legge in conversione.