Festival dell’Economia di Trento: saranno 5 giornate. Tema: I nuovi poteri e le speranze dei giovani

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in foto Rossini, Tamburini, Silvestri, Fugatti

Novità per il Festival dell’Economia di Trento: dal 2026 diventano cinque le giornate della manifestazione che vede riuniti rappresentanti di primo livello del mondo economico, accademico, politico e della business community a livello nazionale e internazionale. Un’evoluzione naturale legata al grande successo di pubblico riscosso nelle ultime edizioni con 40.000 partecipanti e al ricco programma del palinsesto. Appuntamento quindi a Trento da mercoledì 20 maggio a domenica 24 maggio 2026.

Per la XXI edizione del Festival, organizzata per il quinto anno consecutivo dal Gruppo 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento e con la collaborazione del Comune e dell’Università di Trento, l’Advisory Board presieduto dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini ha individuato il titolo “Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani”.

Un titolo che mette a confronto da un lato il quadro poco confortante degli scenari internazionali e della geopolitica, che vedono le leggi del mercato tramontare come punto di riferimento e l’affermarsi di nuovi poteri come le big tech e le autarchie, e dall’altro le speranze dei giovani come risorsa fondamentale per un futuro migliore. In questo contesto, è importante che l’Occidente recuperi il terreno perso, possibile solo se le forze dei giovani vengono messe in primo piano.

Spiega il presidente dell’Advisory Board e del Comitato scientifico del Festival dell’Economia di Trento Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore:

“C’era un tempo in cui il mercato dettava legge. Gli economisti spiegavano che rappresentava la sintesi migliore non solo tra domanda e offerta, ma per l’intera architettura del mondo. I politici, o almeno buona parte di loro, ne teorizzavano l’efficacia. E i giornalisti, o almeno buona parte di loro, ne amplificavano gli effetti. Ancora una volta è andata diversamente. Il mercato, insieme alla globalizzazione, è clamorosamente tramontato lasciando spazio a nuovi poteri. In alcuni casi davvero nuovi, in altri frutto di grandi ritorni. Tra le novità c’è sicuramente la crescita impetuosa delle big tech, le multinazionali americane che hanno costruito imperi nelle tecnologie avanzate e che ora affrontano il banco di prova dell’intelligenza artificiale. La conferma si ha confrontando la classifica delle società a maggior capitalizzazione quotate a Wall Street: Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon sono cresciute a velocità straordinarie, realizzando una concentrazione di ricchezza e potere senza precedenti. Di sicuro oggi le big tech rappresentano un centro di comando formidabile. Insieme condividono le chiavi che aprono le porte degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, decisivi per il futuro delle imprese e della vita di tutti noi, più influenti di molti Stati. Un fronte, quest’ultimo, in movimento, simbolizzato dall’immagine delle oscillazioni del pendolo che si sta spostando da Occidente a Oriente.

L’Occidente – continua Tamburini – deve fare i conti con l’irruenza del presidente Donald Trump, a partire dagli attacchi sempre più frequenti all’Europa, che a sua volta deve affrontare almeno tre punti di debolezza strutturali: la battuta d’arresto dello sviluppo economico, l’andamento negativo degli indici demografici, la carenza di leadership adeguate. Sul fronte opposto, autarchie come la Russia di Vladimir Putin e la presidenza di Xi Jinping in Cina testimoniano come la democrazia, pur con le sue virtù, renda ogni decisione complessa e lenta nel passaggio dal dire al fare.

I numeri parlano chiaro: quasi il 60 per cento dell’umanità vive in Asia, continente che ospita quattro dei cinque Paesi più popolosi (India, Cina, Indonesia, Pakistan) e metà di quelli con oltre 100 milioni di abitanti. L’Africa si avvia a tagliare il traguardo dei 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, con un’età mediana sotto i 20 anni. Tutto ciò nello scenario di una competizione internazionale sempre più polarizzata tra Stati Uniti e Cina, con la vecchia Europa che fatica a trovare la strada. La caratteristica forse più inquietante è il declino demografico continuo dell’Europa, solo in parte contrastato dall’immigrazione. Gli over 50 italiani, secondo dati Eurostat, saranno i primi in Europa a superare gli under 50 entro i prossimi cinque anni. Ecco perché occorre passare dalla consapevolezza dell’inverno demografico a politiche attive per invertire la spirale negativa.”

Conclude Tamburini spiegando la seconda parte del titolo:

“La strada migliore è ridare ai giovani la speranza di futuro che molti hanno perso. L’obiettivo primario è farli tornare in Italia, contrastando l’emorragia che nel 2022-2023 ha portato 700.000 giovani, come documentato dal Cnel, a lasciare il Paese, quasi tre volte quelli che sono tornati. La necessità è creare condizioni affinché l’Italia e l’Europa diventino terre ospitali per le nuove generazioni, non Paesi per anziani. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti.”

Con il nuovo titolo, il Festival dell’Economia di Trento prosegue nell’analisi delle sfide di uno scenario mondiale caratterizzato da complessità e incertezza, proponendo soluzioni e chiavi di lettura.

L’edizione 2025, la ventesima, ha confermato tutti i record: oltre 750 tra relatori e moderatori in 325 eventi, 40.000 presenze in città e sold out in molte location, con certificazione del sistema di gestione sostenibile ISO 20121.

L’edizione 2026 sarà organizzata ancora dal Gruppo 24 ORE e Trentino Marketing, con il sostegno della Provincia autonoma di Trento e la collaborazione del Comune e dell’Università di Trento. L’Advisory Board comprende Elena Beccalli, Marco Fortis, Paolo Magri, Emma Marcegaglia, Giulio Sapelli, Giulio Tremonti e Fabio Tamburini (presidente). Il comitato scientifico confermato comprende la professoressa Ericka Costa, associata di economia aziendale del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, il professore Luigi Bonatti, ordinario di politica economica all’Università di Trento, e la storica dell’economia Adriana Castagnoli, già docente di storia contemporanea all’Università di Torino.