Fibre, dal riciclo alla moda: la startup molisana tra i protagonisti del Phygital Sustainability Expo a Roma

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Fibre, la business unit del Gruppo Valerio che produce capi d’abbigliamento ecosostenibili, sarà tra i protagonisti della III edizione del Phygital Sustainability Expo (qui il programma), evento interamente dedicato alla transizione ecologica dei brand di moda e design attraverso l’innovazione tecnologica che si svolge ai Mercati di Traiano di Roma l’11 e il 12 luglio.
Tessuti alla moda green, derivanti dal riciclo della plastica e rigenerati: così il brand di Pettoranello del Molise, nato nel 2020, rilancia l’ex polo produttivo sartoriale Ittierre dove per anni sono stati convertiti in capi sartoriali le idee creative di alcuni tra i più affermati stilisti del panorama italiano. Da dicembre, infatti, è tornata al lavoro una parte di quelle maestranze che avevano reso famoso il distretto industriale con una valenza sociale importante sia in termini occupazionali che di riqualificazione di una zona da sempre eccellenza nel settore tessile.
A capo di Fibre c’è Antonio Alessandro Valerio, amministratore e direttore creativo, che ha dato vita a un progetto visionario e coraggioso anche grazie all’utilizzo di sofisticati laboratori di controllo sull’intera filiera del processo di produzione per allineare i tessuti agli standard qualitativi interni.  Fibre – spiega il manager – guarda al benessere del pianeta inserendosi nel Pnrr per la transizione ecologica e la rivoluzione verde. Si tratta di una mission perfettamente in linea con le nuove tendenze del settore della moda mondiale che vede un sempre maggior numero di brand orientarsi verso la sostenibilità al fine di diminuire la loro impronta ambientale, anche attraverso l’utilizzo di materiali riciclati nel proprio processo produttivo“.
Nel corso del Phygital Sustainability Expo verrà presentata in anteprima una collezione di capispalla in materiale riciclato cruelty free che adotta imbottiture in fibre naturali e vegetali come lino e cachemire, in sostituzione alle classiche in piuma d’oca.
La moda – afferma Valerio – è uno dei settori a maggior impatto ambientale, sia per la filiera troppo lunga e ormai dislocata a livello globale, sia per il materiale utilizzato spesso di bassa qualità e altrettanto inquinante. Realizzare abiti con una filiera locale a chilometro zero e con l’impiego di materie prime sostenibili è il punto di partenza per una vera rivoluzione green”.