Fibrosi polmonare, nasce la rete campana. Obiettivo: diagnosi precoci e cure integrate

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in foto i professori Triggiani, Tirri, Fiorentino e Perrotta

A Napoli prende forma il progetto “Fibrosi Polmonare in Campania – Consensus regionale Ipf/Ppf”, con l’obiettivo di costruire un modello condiviso di cura per i pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica e forme progressive.

L’iniziativa punta a superare ritardi diagnostici e frammentazione dei servizi attraverso una rete multidisciplinare che integri ospedale e territorio, garantendo equità nell’accesso alle cure e continuità assistenziale.

Le criticità emerse

A evidenziare le principali criticità è una survey promossa dal provider Sanitanova tra specialisti campani – pneumologi, radiologi e reumatologi.

Secondo i dati, per il 58% degli intervistati il principale ostacolo è il ritardo nell’arrivo dei pazienti ai centri specialistici. Solo il 17% può contare su una collaborazione multidisciplinare strutturata, mentre la maggioranza lavora in team non formalizzati.

Tra le soluzioni indicate emerge la creazione di un “Fibrosi Board” multidisciplinare: per il 21% ridurrebbe i tempi di diagnosi, per il 15% migliorerebbe l’accesso alle terapie e per il 14% renderebbe più appropriate le scelte cliniche.

Restano criticità anche sulla rete dei centri prescrittori e sulla continuità assistenziale, mentre sette medici su dieci ritengono utile una piattaforma digitale regionale per condividere dati clinici e immagini diagnostiche.

Una patologia spesso sottostimata

La fibrosi polmonare idiopatica e le forme progressive sono malattie croniche che possono evolvere rapidamente in insufficienza respiratoria se non trattate. In Campania si stimano tra 1.200 e 1.600 pazienti, ma il dato è probabilmente sottostimato a causa della difficoltà diagnostica.

Il ritardo nella diagnosi può arrivare fino a tre anni e mezzo, compromettendo l’efficacia delle terapie, che invece risultano più efficaci se avviate precocemente.

Il ruolo della multidisciplinarietà

“La fibrosi polmonare è una malattia invisibile che diventa evidente solo in fase avanzata”, spiega Massimo Triggiani, responsabile Uoc Immunologia clinica e reumatologia dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.

Secondo Triggiani è fondamentale sviluppare una rete “Hub & Spoke”, con centri altamente specializzati per la diagnosi e strutture territoriali per il monitoraggio.

Sulla stessa linea Enrico Tirri, direttore Uoc Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli, che sottolinea come il coinvolgimento polmonare nelle malattie reumatologiche incida fortemente sulla qualità della vita, rendendo essenziale una presa in carico precoce e integrata.

Per Fabio Perrotta, professore associato all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, serve “una vera rivoluzione organizzativa” che metta in sinergia istituzioni e specialisti, rafforzando anche il ruolo della ricerca clinica.

Impatto su costi e qualità della vita

“La presa in carico multidisciplinare migliora la qualità di vita dei pazienti e riduce i costi sanitari”, evidenzia Giuseppe Fiorentino, direttore Uoc Fisiopatologia respiratoria dell’Ospedale Monaldi.

Le forme più aggressive possono comportare costi fino a oltre il doppio rispetto a una gestione tempestiva. Da qui l’importanza di una diagnosi precoce e di un sistema organizzato.

In questo scenario, la Campania sta lavorando anche alla possibilità di effettuare trapianti di polmone sul territorio regionale, per ridurre la mobilità sanitaria verso altre regioni.