Fiducia e investimenti la cura necessaria al Mezzogiorno malato

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Attenzione, il malato sta morendo. Nonostante ammirevoli eccezioni (che questa rubrica è felice di rimarcare ogni volta che può) le notizie che giungono dal Mezzogiorno non sono per niente rassicuranti. E se è vero che è l’intero Paese a non godere di buona salute, come le agenzie di rating s’impegnano a ricordarci con puntualità, è ancor più vero che qui la società agonizza.

Dopo i preoccupati e preoccupanti bollettini della Svimez sono stati emessi nei giorni scorsi almeno tre altri verdetti di condanna dalla Fondazione Res, dal Censis e della Banca d’Italia con un rapporto sulle economie regionali che razionalizza e mette insieme i diversi segnali finora raccolti. Il risultato è quello che conosciamo: entrato debole nella crisi del 2008, il Sud è oggi semplicemente stremato.
Quel che è peggio, si sta quasi adagiando sull’oggettiva condizione di sottosviluppo nella quale precipita in un clima di rassegnazione che rende possibile accettare un’economia sommersa e criminale di volume quasi pari a quella legale. Il fatto è che la base produttiva delle regioni meridionali va progressivamente assottigliandosi per mancanza d’investimenti locali e internazionali.

Non c’è reddito per la sua popolazione che, dunque, riesuma e affina l’antica arte di arrangiarsi sviluppando una capacità di adattamento che, buona per sopravvivere, certamente non aiuta a coltivare quei comportamenti virtuosi che potrebbero invertire la rotta se adeguatamente sollecitati e sostenuti. Da possibile attore del riscatto nazionale, il Sud torna a essere un problema. Serio.
Tanto serio che i giovani che possono scappano via e quelli che restano non s’iscrivono nemmeno all’Università. Un po’ perché c’è un calo demografico ma molto di più per una deliberata decisione di non farlo. Senza contare che una massa sempre maggiore si sposta al Nord o all’estero per studiare ed eventualmente cominciare a lavorare.

Insomma, se nel 2007/2008 le matricole del Centro-Nord erano 94.765 e le matricole del Mezzogiorno erano 108.433, a sette anni di distanza le matricole con residenza nel Centro-Nord aumentano sia pur di poco a 95.732 e le matricole con residenza nelle regioni meridionali calano a 92.423. I crolli maggiori si conteggiano in Sardegna, Calabria e Sicilia.
Manca la fiducia, sintetizza il Censis che suggerisce come la comunità si vada sempre più parcellizzando e organizzando in gruppi chiusi, separati e non dialoganti. L’esatto opposto di quello che servirebbe per rivitalizzare il corpo stanco del Paese e quello esausto del Mezzogiorno dove anche la cooperazione tra imprese, spiega la Fondazione Res, resta un’incompiuta.

E sì, perché mentre al Nord le reti che si costruiscono per fronteggiare il calo della domanda interna e sfidare i mercati internazionali sono stabili, di lunga durata e con un alto numero di partecipanti, al Sud accade l’esatto contrario con legami lenti, brevi e poco coinvolgenti. Non a caso la capacità di competere resta nel complesso bassa e ci si rifugia nel nero.
Di più. Se nelle regioni centro-settentrionali le collaborazioni si stringono di preferenza con attori di altri territori e volentieri con soggetti stranieri, nel Mezzogiorno gli accordi si chiudono con eccessiva frequenza intorno alla cerchia degli amici e dei parenti in una logica evidentemente poco incline agli scambi e alla condivisione di esperienze.

E’ chiaro che tutto questo si ribalta anche sulla volontà e sulla capacità d’innovazione che si sprigionano nelle macro aree in cui i fenomeni si manifestano assicurando una considerevole spinta al Nord, dove la ripresa comincia a farsi sentire, e un impulso ancora troppo timido al Sud che dunque resta più resistente al cambiamento e poco incline alla partecipazione civile.
Manca la politica, sostiene il Censis, che auspica il suo ritorno in grande stile per apprestare le cure necessarie ed evitare che le metastasi si diffondano per tutto il corpo dello Stato (Gomorra a Napoli, Mondo di Mezzo a Roma, Expò a Milano, Mose a Venezia e via elencando) puntando al soddisfacimento della salute generale contro l’interesse dei pochi.

Anche in questo caso di novità se ne contano poche se non l’avanzata nelle simpatie elettorali del leader della Lega Matteo Salvini che si appresta a benedire la nascita di un movimento meridionale da lui ispirato che nel vuoto attuale di proposta e di sostanza potrebbe perfino avere qualche possibilità di successo. Un nuovo medico al capezzale, una nuova diagnosi.