File: danza, sensori e musica
Le invenzioni della Cianchi

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Il Napoli FILE Festival, Festival Internazionale dei Linguaggi Elettronici, nelle suggestive location dell’Accademia di Belle Arti, Teatro Bellini ed Oasi Naturalistica di Montenuovo, ha proposto una commistione Il Napoli FILE Festival, Festival Internazionale dei Linguaggi Elettronici, nelle suggestive location dell’Accademia di Belle Arti, Teatro Bellini ed Oasi Naturalistica di Montenuovo, ha proposto una commistione riuscitissima di siti, suoni, luci ed immagini in una immaginifica cornice di contenuti artistici svariati. Novità nella scena culturale cittadina e del territorio campano, sulla scia di un format consolidato e di grande successo nelle principali capitali europee e mondiali, FILE NAPOLI ha indagato i rapporti e le interazioni tra arte e linguaggi multimediali e digitali, attraverso un programma di eventi multidisciplinari, per la sapiente direzione artistica di Ira Palmieri. Noi ci occupiamo nello specifico di uno dei più significativi contributi al File Festival, ovvero Il cerchio primo di Emma Cianchi, affermata coreografa napoletana molto attiva negli ultimi anni nella valorizzazione del proprio ed altrui repertorio contemporaneo. Nell’ambito della fusione artistica tra contenuti coreutici e nuove tecnologie, Emma Cianchi è certamente una tra le pioniere della danza contemporanea in Italia, abile e sofisticata maestra di coreografie pensate ad hoc nel mondo virtuale. La consolidata collaborazione con il video-artist Gilles Dubroca, il sound designer Dario Casillo ed il compositore Raffaele Lopez fanno di Emma Cianchi un punto di riferimento per la coreografia contemporanea di nuova generazione in Italia e non solo, in maggiore risalto con Il primo cerchio di questi giorni. L’interazione del performer Giuseppe Brancaccio con i violoncelli di Manuela Albano e Raffaele Sorrentino è solo l’apripista di un ulteriore dialogo a distanza tra l’uomo, i sensori e la musica, in precisissimo ordine d’uscita. Eh si, perché qui il danzatore si muove all’interno di un cerchio immaginario confinato da sensori che codificano il movimento e lo trasformano in suono. Il suono elettronico prodotto, a sua volta, si relaziona con la partitura musicale di stile classico eseguita dai violoncellisti dal vivo. L’intera azione è scenografata da un mapping video live che si relaziona sia con la musica sia con il movimento. Silenzio, suono e immagini si alternano alla ricerca del tempo e dello spazio, alla ricerca di una sintesi tra corpo, suono ed ambiente. Un esperimento coreo-sonoro in cui il movimento del danzatore nello spazio circolare si traduce in “spazio timbrico”. I circa quaranta minuti di scena hanno tirato lo spettatore fin dentro il cerchio, soprattutto quando questo è dissolto nel turbinio di emozioni di Giuseppe Brancaccio, abile interprete di uno scambio travolgente di informazioni da e per la vita. Lo spettacolo è stato scritto e diretto da un collettivo di artisti, IF0021, formato da  soggetti di provenienza artistica diversa: proprio per questo il processo di creazione ha indagato le infinite possibilità espressive. Il cerchio primo è, infine, il luogo d’incontro tra un uomo e un albero. Albero come antenna tra cielo e terra per connettere, attraverso l’uomo, due dimensioni e manifestarne l’integrazione. Integrazione, fusione ed appartenenza che si risolvono nella co-partecipazione di menti così differenti eppure così ben intrecciate grazie all’essenziale contributo assemblatore di Emma Cianchi che, con un avveniristico albero della vita, lascia lo spettatore incredulo osservatore del proprio ed altrui destino.