Filippo Merola, un galantuomo del Novecento. Addio al direttore del Museo Correale di Sorrento

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in foto Filippo Correale (secondo da destra). Vicino a lui (terzo da destra) Giuseppe Leone. Alla sua sinistra Mario Esposito

di Giuseppe Leone*

Nel mezzo di dicembre, in un anno così strano e difficile, quando il tempo sembra essere sospeso tra la speranza del Natale vicino e la paura per la pandemia ancora in corso, se n’è andato in punta di piedi – come era stata la sua personalità- Filippo Merola, direttore del Museo Correale di Sorrento.
Ebbi modo di conoscerlo non tanto tempo fa, in occasione della “Residenza artistica” promossa a Sorrento tra le attività collaterali del Premio “Penisola Sorrentina”, evento culturale di rilievo della Regione Campania.
Mi colpirono da subito il suo entusiasmo, la sua umiltà, la sua competenza, la sua apertura verso l’arte e verso la trasversalità dei linguaggi; verso quelle contaminazioni che ancora oggi – grazie anche al supporto del Presidente del Museo, Gaetano Mauro – costituiscono il punto di forza di una programmazione museale innovativa e dinamica che ora, dopo il Covid, avrà bisogno di nuova linfa e di nuove sinergie, attraverso il contributo dell’Amministrazione comunale, guidata da Massimo Coppola.
Filippo Merola era un po’ timido e un po’ solitario; un po’ modesto e un po’ schivo. Eppure, aveva goduto dell’amicizia di molti artisti ed era molto stimato nell’ambiente della museografia e delle collezioni artistiche.
Cordiale e fattivo, accolse me in veste di direttore artistico del progetto di Residenza, il protagonista (mio omonimo siciliano) Giuseppe Leone (fotografo di fama internazionale, che nelle sale del Museo Correale ritirò il riconoscimento assegnatogli) e la giovane curatrice Emanuela Alfano, che insieme con Merola diede vita ad un percorso iconografico del maestro della fotografia sulla Sicilia, tra il Barocco e il Neorealismo.
Amava molto il Sud Filippo Merola. Ma soprattutto amava Napoli, signora e ribelle. Amava le sue strade, i suoi salotti, la sua frenesia da cui spesso fuggiva. Amava i suoi musei e, soprattutto, le sue espressioni artistiche più veraci: da quelle del paesaggio della Scuola di Posillipo (di cui il Museo Correale è prezioso scrigno con le opere di Duclère, Pitloo, Gigante), fino alle porcellane, figlie della terra e del fuoco.
E come non porre, poi, l’accento sul suo impegno per i restauri d’arte al Correale, lungo i sentieri del Sei e Settecento napoletano?
Va via una figura tanto umile quanto indelebile nella storia della cultura di Sorrento e della Campania, ma soprattutto nella storia umana di coloro che – come me – hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare insieme con lui.
A chi resta, il compito di seguirne gli insegnamenti e i sentimenti da galantuomo del Novecento.

*Direttore artistico delle Residenze dell’Arte – Premio Penisola Sorrentina