Filosofia, prassi e norme dell’inclusività: la scuola italiana oltre la discriminazione

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“Includere è la parola d’ordine dei tempi presenti, il che significa consentire a tutti la partecipazione alla vita democratica e favorire la nascita e il consolidamento di vincoli solidaristici in una società complessa, plurale e multiculturale”. Lo scrive Maria Elena Viscardi, docente di Storia e Filosofia, autrice di articoli filosofici per riviste specializzate e giornalista pubblicista, nell’introduzione del libro “Filosofia, prassi e norme dell’inclusività” di cui lei stessa è autrice insieme a Giovanni Chiappetta, Giuseppe Desideri, Elvia Feola, Generosa Manzo e Angelina Vivona (prefazione di Luciano Chiappetta.
A spiegare il senso di questo ultimo lavoro realizzato con Guida editori e l’Associazione Nazionale Scuola Italiana è proprio Viscardi nel paragrafo introduttivo che si propone integralmente:
“Se la discriminazione è l’esito infausto dell’esclusione e si traduce nell’essere messi in disparte, nell’essere ghettizzati, nell’essere additati come diversi rispetto ad una presunta norma ideale e sovente nell’essere umiliati, l’integrazione, perseguita con solerzia in ambito scolastico attraverso la deistituzionalizzazione e l’eliminazione delle classi differenziali, non è riuscita a medicare la dignità ferita di quanti nel recente passato si sono sentiti non pienamente riconosciuti nella loro unicità, irripetibilità e specialità.
Occorre, dunque, inclusività, autentica equità sociale, cura educativa di bisogni differenti in una scuola aperta a tutti, in grado di essere luogo di crescita individuale e comunitaria, punto di riferimento culturale (in un’ottica life long learning) di un territorio valorizzato nelle sue risorse e prospettive di crescita, palestra di democrazia, di valori civili e di abilità per la vita (skills for life). Il libro, composto di sei saggi, frutto anche di osservazioni sul campo, nasce proprio dal desiderio degli autori di diffondere la cultura dell’inclusività nelle sue implicazioni teoriche e filosofiche (Maria Elena Viscardi), nelle sue speciali prassi (Generosa Manzo), con la sua normativa costruita ad hoc in riferimento anche alla legislazione europea (Giovanni Chiappetta), con le sue metodologie didattiche e tecnologiche innovative (Angelina Vivona, Giuseppe Desideri, Elvia Feola). È atroce immaginare che nel XXI sec. la dignità umana possa essere ancora incrinata e ferita nelle aule scolastiche mentre va difesa in ogni possibile situazione della vita secondo una “filosofia della cura” che dall’antichità si riverbera sino ai nostri giorni. Jacques Maritain, Emmanuel Mounier, Martin Buber, Max Scheler, Emmanuel Lévinas hanno posto al centro la persona, intendendola come sorgente inalienabile di autonomia e libertà e ne hanno esaltato la dignità. Parafrasando Abbagnano: ‘Ciò che ha un prezzo può essere sostituito da qualche altra cosa equivalente; ciò che è superiore ad ogni prezzo e perciò non consente nessuna equivalenza, ha una dignità’. La mancanza di rispetto delle differenze individuali, anche se meno aggressiva di un insulto diretto, può ferire in maniera viva e forte, come il pregiudizio. Il problema è che la persona coinvolta non viene vista come essere umano pieno la cui presenza conti qualcosa. Includere significa evitare che le persone più fragili, più povere, più malate, più deboli diventino le più esposte alla solitudine e alla disperazione, significa far sì che esse diventino per il gruppo-classe, come per l’istituzionescuola, una risorsa per sperimentare se stessi, l’ampio spettro assiologico dell’esistenza umana e il valore-vita di cui siamo portatori. La scuola, sempre più ammodernata e riformata sia dal punto di vista normativo che tecnologico, deve offrirsi come farmaco prezioso nell’era della globalizzazione per contrastare efficacemente la deriva di “un’umanità massa” in cui all’equo riconoscimento dell’Altro, alle ibridazioni teoretiche, ai meticciamenti culturali, si sostituisca un livellamento egualitario in grado di azionare un monopensiero e una mente unica.
Inclusione va di pari passo con lotta alla dispersione e promozione delle abilità sociali e delle conoscenze-competenze di lunga durata, le uniche che consentono l’esigibilità dei diritti e la partecipazione attiva alla vita democratica della propria Nazione.
Sono tanti i soggetti impegnati sul fronte della formazione (sindacati, enti locali, associazionismo degli insegnanti e dei genitori, ricerca universitaria) cui è rivolto questo libro, al fine di favorire un proficuo confronto su come costruire un progetto scuola, dedicato a un allievo-persona irripetibile e inviolabile, e di produrre salde conoscenze, rinunciando a qualunque obsoleto ‘nozionismo cognitivo’”.