Fine della tradizione

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Non tutte le storie sono destinate a durare. I rapporti interpersonali nascono e si compongono in modo diverso. Così come sono diverse le loro rotture: alcune struggenti e dignitose ed altre sempre struggenti ma con ben poco di dignitoso.
Quando l’amore ci ferisce, o semplicemente finisce, è forte l’impulso che ci rende liberi di esternare le emozioni come più ci piace. Un esempio è quello di Elisa Isoardi che appena conclusa la relazione con Matteo Salvini ha deciso di postare una foto che lascia poco all’immaginazione, menzionando una frase alquanto romantica che però non l’ha salvata dal giudizio degli altri.
C’è da chiedersi il perché di questa pubblicazione così spiazzante, se è avvenuta per vendetta o semplicemente perché ritenuta un ultimo gesto d’amore, semplice o banale che lo si voglia considerare,
Direi con certezza che l’evoluzione del mondo social ha fatto diventare ciò che nel passato sarebbe sembrata una stravaganza, una cosa del tutto normale.
Si postano foto poco opportune, si scrivono di cui vergognarsi e piano piano cala l’assuefazione: vengono a far parte della nostra vita quotidiana senza che quasi ce ne accorgiamo.
Internet ha così sostituito il tatto e la parola, i veri gesti tra innamorati, minando infine la credibilità delle persone. Poiché tutto è ormai gestibile tramite uno schermo, tutto è reso facile e niente ci fa più paura avendo la consapevolezza che con un solo click possiamo economizzare il nostro tempo e le nostre azioni.
Ci si dimentica cos’è il romanticismo, cosa vuol dire aprirsi a qualcuno quando ce lo hai davanti in carne e ossa e com’è bello non rendere un avvenimento di dominio pubblico… insomma, avere una privacy.
Quindi il vero problema non è se abbandonare al web i propri sentimenti sia giusto o sbagliato perché dire che sia sbagliata una cosa che fa tutto il mondo ogni giorno sarebbe un’enormità. La cosa da ripensare è se sia meglio scegliere di affidarsi in tutto e per tutto al mondo virtuale o se non sia venuta l’ora di rivalutare i mezzi tradizionali.