Fisco, 7 nuove partite Iva su 10 scelgono il regime agevolato

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Nel 2025 sono state aperte in Italia 500.341 nuove partite Iva, un dato sostanzialmente in linea con gli anni precedenti e che conferma la tenuta strutturale del tessuto produttivo nazionale. Nel quadriennio 2022-2025 le nuove aperture complessive sono state 1.992.369, con una media stabile attorno alle 500 mila l’anno. Nel dettaglio, nel 2022 le aperture erano state 501.491, scese a 492.176 nel 2023 (-1,9%), risalite a 498.361 nel 2024 (+1,3%) e tornate quasi ai livelli del 2022 nel 2025 con 500.341 (+0,4% sul 2024). Il dato complessivo mostra una stabilità di fondo: nonostante inflazione elevata, rialzo dei tassi e rallentamento industriale europeo, l’Italia continua a generare circa mezzo milione di nuove attività l’anno.

La componente dominante resta quella delle persone fisiche, che nel 2025 sono state 342.842, pari al 68,5% del totale. Seguono le società di capitali con 125.526 aperture (25,1%), le società di persone con 14.797(2,96%), i non residenti con 15.724 (3,1%) e le altre forme giuridiche con 1.452 (0,29%). È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui nel quadriennio le persone fisiche hanno totalizzato 1.376.527 aperture, pari a circa il 69% del totale, mentre le società di capitali sono cresciute in modo continuo: da 111.771 nel 2022 a 125.526 nel 2025, con un incremento di quasi 14 mila unità (+12% circa).

La loro incidenza sul totale è salita dal 22,3% del 2022 al 25,1% del 2025, segnalando una graduale “societarizzazione” dell’attività economica. In calo, invece, le società di persone, scese da 16.709 nel 2022 a 14.797 nel 2025 (-11%), con una quota passata dal 3,3% al 3%. Sul piano settoriale, la distribuzione delle nuove aperture nel 2025 è fortemente concentrata. Le attività professionali, scientifiche e tecniche guidano la classifica con 83.051 nuove partite Iva (16,6%), seguite dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con 80.110 (16,0%). Insieme rappresentano il 32,6% del totale. Se si considerano anche costruzioni(47.905), sanità e assistenza sociale (46.170) e alloggio e ristorazione (36.718), le prime cinque categorie arrivano a coprire quasi il 59% delle nuove aperture.

La composizione giuridica varia sensibilmente tra i settori. In sanità e assistenza sociale le persone fisiche sono 43.464 su 46.170 (oltre il 94%), mentre nelle attività professionali sono 69.669 su 83.051 (circa l’84%). Al contrario, nei comparti a maggiore intensità di capitale prevalgono le società: nella fornitura di energia elettrica e gas le società di capitali sono 1.425 su 1.800 (quasi 79%), nella gestione acqua, fognature e rifiuti 246 su 321 (circa 77%), mentre nelle attività immobiliari le società di capitali sono 10.187 su 14.679 (circa 69%). Un dato peculiare riguarda i non residenti, quasi interamente concentrati nel commercio: su 15.724 aperture nel 2025, 14.427 si collocano in questo settore, pari a oltre il 91% del totale dei non residenti e a circa il 18%delle nuove aperture del commercio. Sul fronte fiscale, il regime forfettario si conferma centrale.

Nel quadriennio 953.937 nuove partite Iva hanno scelto il regime agevolato, pari al 47,7% del totale. La quota è rimasta stabile nel tempo: 47,7% nel 2022, 48,5% nel 2023, 46,9% nel 2024 e 48,5% nel 2025, anno in cui si sono registrate 242.529 adesioni, il livello più alto in valore assoluto. Il dato è ancora più marcato tra le persone fisiche: su 1.376.527 aperture individuali nel quadriennio, 953.842 hanno optato per il forfettario, con una media del 69,3%. Nel 2025 si è superata per la prima volta la soglia del 70% (70,7%), il che significa che sette nuove partite Iva individuali su dieci entrano direttamente nel regime agevolato.