Fisco, indebitato uno su tre e sono in arrivo altre tasse

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Le bombe sganciate da Donald Trump sulla Siria tengono il mondo, in particolare quello degli affari, con il fiato sospeso. E mentre, sul fronte azionario, le borse sono indecise sul da farsi, non è così per il mercato dei beni rifugio e delle materie prime e, ovviamente, delle valute e degli strumenti finanziari ad esse correlate. I prezzi dell’oro e del greggio, infatti, hanno subito un’impennata, in scia peraltro di un trend che si era già manifestato e consolidato nel corso della settimana. In particolare, l’oro ha incrementato le quotazioni salendo fino a 1.263,67 dollari l’oncia, mentre il greggio si è apprezzato dell’1,50% circa (il Wti ha guadagnato nell’ottava il 3,70%) salendo ai massimi di quattro settimane. Hanno ceduto invece di oltre 3 punti e mezzo i rendimenti dei Treasury americani a 10 anni (che si muovono sempre in direzione opposta) e le valute australiane (Aud) e neo zelandesi (Nzd). Si sono indebolite anche l’euro e lo yen, rispetto al dollaro, indipendentemente dalla spinta che, in un senso o nell’altro, ogni primo venerdì del mese puntualmente ricevono dalla pubblicazione dei dati Non farm payrolls, ovvero dalla creazione in Usa dei nuovi posti di lavoro nell’industria e nei servizi esclusa l’agricoltura. Dato, quest’ultimo, che è stato ben al di sotto delle attese (98 mila nuovi posti rispetto ai 180 mila previsti) e che non per questo ha indebolito il dollaro che, infatti, è arrivato a toccare 1.06 per un euro.

E si chiude così, sui venti di guerra, una settimana di passione cominciata con l’attentato terroristico nella metropolitana di San Pietroburgo e proseguita con la strage degli innocenti in Siria, in cui decine di bambini sono rimaste vittime dei gas utilizzati da Bashar Hafiz al-Asad, e conclusasi appunto con la risposta del raid aereo Usa.

Settimana di passione che, almeno per il mondo cattolico ed in particolare per noi italiani, è in anticipo di qualche giorno sul tempo biblico, ma non rispetto alla condizione generale del paese, perennemente in fibrillazione sul fronte politico e specie in seno alla maggioranza (al Senato il candidato alla presidenza della commissione Affari costituzionali il dem Giorgio Pagliari è stato silurato dal collega di partito Salvatore Torrisi) ma più ancora sul fronte economico, dove i segnali di ripresa, comunque li si guardi, restano timidi e perciò non riescono a smuovere di una virgola il lento andamento.

Certo, l’Istat incoraggia dicendo che nel 2016 la ripresa del potere di acquisto delle famiglie italiane è tornata al top dal 2001. E, però, se il reddito disponibile è cresciuto, la disponibilità del reddito reale è salita soltanto grazie alla gelata dei prezzi. E, dunque, come con efficacia hanno commentato le associazioni dei consumatori, si è trattato di una mera “illusione ottica”. In tema, finanche Mario Draghi, che dal suo osservatorio di Francoforte, nel confermare l’indirizzo impresso dalla Bce alle politiche monetarie, sempre attento al tasso di inflazione dell’area euro nel suo complesso, si è spinto a dire che gli stipendi degli italiani sono troppo bassi. Ma qui il discorso si complica, sorvoliamo.

Ma l’aspetto più grave, dal nostro limitato punto divista, è un altro. E cioè, che gli investimenti sono in calo. Peraltro, come ricorda sempre l’Istat, alla crescita di questa voce era legato anche l’ok alla flessibilità sui conti 2016 della Commissione europea, sicché anche su questo crinale la situazione ora non migliora. Anzi, diventa più difficile trattare con Bruxelles anche per il prossimo anno, sicché, non ancora trovata la quadra per i rilievi in corso, osservano gli economisti, si deve ipotizzare già un’altra correzione da dieci miliardi.

Insomma, altre tasse in arrivo. E dire, che già non ce la facciamo con quelle attuali. Sono infatti 21 milioni gli italiani indebitati col fisco: un italiano su tre. Il dato viene fuori dall’analisi dell’andamento della rottamazione delle cartelle di Equitalia (i cui termini sono stati prorogati al 21 aprile) ma non tiene conto dell’indebitamento dei cittadini con gli enti locali, per la cui esazione, magari, provvedono altre concessionarie. E dove si segnalano situazioni paradossali. Soprattutto a Sud. Un caso per tutti: il comune di Caserta consente la rottamazione soltanto ai debitori raggiunti da ingiunzione, non a tutti. Al solito, figli e figliastri, per la gioia degli avvocati.    

E sempre per restare al Sud, un altro caso di illusione ottica. Il Quinto Rapporto della Fondazione Ugo La Malta sulle “Imprese industriali nel Mezzogiorno” nota che nell’ambito delle medie imprese meridionali si registrano andamenti economici non lontani da quelli delle analoghe imprese del centro-settentrionale. Il Rapporto conferma, però, anche il progressivo assottigliarsi della presenza industriale. Insomma: meno imprese e meno occupati. Nulla di nuovo.