“Foffo sta male? Noi condannati al dolore”, parla il papà di Luca Varani

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Roma, 2 lug. (Adnkronos) – di Silvia Mancinelli “Da quand’è che ? Non sono riusciti i migliori medici, avvocati, criminologi ingaggiati dalla famiglia a raggiungere l’obiettivo che si sono posti, per provare a salvarlo, e ancora continuano? Sta male, questo signorino, dopo che lo hanno condannato a 30 anni? E quando è stato interrogato, quando ha raccontato per filo e per segno cosa aveva fatto, insieme a Prato, non stava male? Gli serviva, la lucidità, per raccontare nei dettagli i giorni passati a girare Roma in cerca di una qualsiasi vittima da torturare per il proprio piacere. Poi, ottenuto il rito abbreviato, ecco che si sente male”. Giuseppe Varani all’Adnkronos ha commentato così le parole dei legali di Manuel Foffo che hanno descritto il proprio assistito come un’ameba, un ragazzo interrotto che sta male e deve esser curato.

“Hanno detto che più volte è stato picchiato in carcere – ha continuato il padre diLuca Varani – ma Foffo ha picchiato noi, me e la madre. Ha dato la pena di morte a mio figlio, a noi il fine pena mai con dolore, rabbia e pena. Manuel ha fatto una strage, ci ha inflitto un dolore penetrante, da storcerti per tutta la vita. Si difende lui, per buttarsi tutto alle spalle. Eppure mai ha avuto ricoveri, viveva normalmente, ha studiato: si sente male proprio adesso? E noi stiamo bene? Io che non dormo più e che mi faccio un mazzo tanto per lavorare ogni giorno col mio furgone a girare ovunque e mia moglie che ancora va dalla psicologa per il ‘piacere personale’ di quello lì (Manuel Foffo ndr) che sta sulla brandina a pancia all’aria”.

Nemmeno un eurodella provvisionale disposta dal giudice, intanto, è arrivato ai Varani: “Il risarcimento non c’è stato – ha spiegato il padre di Luca – Manuel è maggiorenne e risulta nullatenente. Se ne sono infischiati pure di quello. Ma mio figlio mica gli è andato sotto alla macchina a quei due (si riferisce anche a Marco Prato ndr), Luca è stato ammazzato per divertimento. E questi ancora si permettono di parlare e suggerire alternative ai giudici”.