Fondazione di Venezia, rating elemento imprescindibile per accesso al credito

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Venezia, 11 mag. (AdnKronos) – La Fondazione di Venezia ha presentato oggi nella propria sede a Venezia i risultati della ricerca realizzata in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia “Il futuro della finanza per le imprese del Nordest”. Nel corso dell’incontro sono intervenuti i curatori della ricerca Gian Nereo Mazzocco, Professore Emerito all’Università di Udine e coordinatore del gruppo di ricerca, Domenico Sartore, Professore Ordinario di Econometria presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, Ugo Rigoni, Professore Ordinario di Economia degli intermediari finanziari, Università Ca’ Foscari Venezia, e Antonio Proto, Professore Ordinario di Economia degli intermediari finanziari, Università Ca’ Foscari Venezia.

La giornata di lavori è stata aperta dal presidente della Fondazione di Venezia, Giampietro Brunello: “Si tratta di una ricerca che nasce dalla consapevolezza della gravità della crisi globale che ha colpito i nostri territori e ha messo in ginocchio il sistema imprenditoriale veneto. Non è solo una fotografia del quadro economico esistente secondo la visione delle banche e delle imprese, ma si tratta di un autentico strumento di lavoro che offre soluzioni e indica delle direttrici guida per agganciare la ripresa ed evitare di ricadere nella crisi”.

“Una ricerca dalle modalità innovative e con una cornice metodologica solida e scientifica garantita da profili di eccellenza delle nostre università che testimonia il ruolo della Fondazione di Venezia come patrimonio della collettività ed in grado di essere cabina di regia e luogo dove si elaborano soluzioni e modelli in questo caso per i professionisti e gli addetti ai lavori del mondo economico della nostra regione”, ha sottolineato.

La ricerca voluta dalla Fondazione di Venezia e realizzata in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia si articola in tre parti : Analisi della realtà economica: banche e imprese nel nord est; Politiche creditizie e accesso al credito. I risultati di un’indagine; Considerazioni su possibili politiche di intervento per il post crisi per accelerare la ripresa e prevenire ricadute.

Nella prima parte si fotografa il quadro economico partendo dall’analisi della portata dei due focolai della crisi: 2008-2009 e 2012-2013. Nel primo biennio si sono registrate perdite molto ingenti del PIL, peggiori rispetto alla media italiana, tuttavia nel 2009, il tessuto produttivo locale è stato più resiliente rispetto ai competitor di altre regioni. Nel secondo biennio analizzato la crisi per il Veneto è ancora più profonda per effetto della forte contrazione della domanda interna, dell’irrigidimento delle condizioni di accesso al credito, dell’austerità delle politiche di bilancio richiesta dall’Europa.

Tutto ciò ha comportato una forte crisi occupazionale, debolezza del sistema finanziario, crollo della fiducia delle imprese e dei consumatori. Il Veneto e l’area del Nord-Est, tuttavia, nel complesso del biennio, hanno segnato una performance migliore di quella nazionale. Lo studio offre, inoltre, uno sguardo sul futuro stimando che l’economia veneta nel 2017 registra una crescita lievemente sotto la media nazionale, mentre, per il biennio successivo si prevede un andamento più favorevole.

Il Veneto, grazie agli investimenti produttivi, alla forte vocazione all’export e alla ripresa del settore turistico potrebbe dunque riprendere il ruolo di motore dell’economia nazionale, già ricoperto in passato. Nell’analisi del quadro economico sono stati analizzati anche i bilanci dell’intera popolazione di 6.822 imprese venete che hanno avuto Ricavi delle Vendite superiore per almeno un anno a 7.000.000 di euro, suddivise in 5532 Attive, avendo superato la crisi e 1290 Non Attive, cioè imprese che dal 2007 hanno chiuso l’attività. Analogamente l’analisi ha preso in considerazione i bilanci dell’intera popolazione delle 111 banche venete, di cui 85 Attive e 26 Non Attive. L’obiettivo dell’indagine è di avere un quadro preciso della situazione seguendo l’andamento degli indicatori più rilevanti.

La misurazione dei rendiconti ha evidenziato che le imprese con elevato livello di indebitamento, capitali con un basso indice di rotazione, scarse redditività del capitale investito e del patrimonio netto sono quelle che non sono riuscite a resistere alla crisi, mentre, le aziende con un basso livello di indebitamento sono riuscite a rimanere sul mercato, ma è auspicabile una ripresa degli investimenti, al fine di recuperare la redditività, assieme ad un maggior accesso al credito, dato che i parametri esaminati segnalano un buon recupero.

Per quel che riguarda le banche risultate Non Attive la ricerca evidenzia le seguenti criticità: investimenti con alti rendimenti ma molto rischiosi, bassa redditività per addetto e sbilanciamento nell’utilizzo delle risorse umane. Soprattutto in una prima fase della crisi economico finanziaria il credito è stato concesso in abbondanza anche a imprese non meritevoli e gli istituti che hanno manifestato difficoltà erano in tensione di liquidità corrente già da tempo. All’uscita dalla crisi permane l’effetto della restrizione del credito anche per le imprese Attive, nonostante abbiano recuperato i valori degli indicatori di bilancio a livello pre-crisi.

Il Prof. Domenico Sartore ha sottolineato: “La prima parte della ricerca propone anche possibili politiche di intervento per il post crisi, per accelerare la ripresa e prevenire nuove ricadute. Tra le varie politiche suggerite le più rilevanti sono la costituzione di consorzi di garanzia privati che affianchino i fondi di garanzia regionali, l’attuazione di una mappatura delle sofferenze che metta in relazione all’interno di una stessa rete informativa banche e imprese, l’introduzione di strumenti analitici quali gli stress test per le imprese, contribuendo così a valori di rating che integrano diverse misure informative”.

La seconda parte della ricerca utilizza una modalità innovativa di ricerca sulle politiche creditizie perché analizza contestualmente sia la prospettiva delle banche che quella delle imprese. Il sistema bancario registra una richiesta di credito in ripresa in particolare per l’aumento della domanda di finanza per gli investimenti, sia ordinari che straordinari, da parte delle imprese. È in calo, invece, la richiesta di ristrutturazione del debito. Le banche, come emerge nella ricerca, sottolineano l’importanza preponderante del rating attribuito alle imprese nella concessione del credito rispetto alle garanzie. Un rating che in prospettiva dovrà diventare più orientato al futuro, inserendo anche elementi previsionali (budget e piani d’impresa) ed intangibili (brevetti e licenze).

Dalla prospettiva delle imprese, in particolare da quelle di piccole dimensioni, emerge la tendenza a scegliere una banca prevalente con cui il rapporto nel 50% dei casi dura da più di 15 anni e copre il 70% del credito. Le imprese, al contrario delle banche, segnalano l’importanza delle garanzie per l’accesso ai finanziamenti ed allo stesso tempo soprattutto quelle di dimensioni micro (meno di 250.000 € di fatturato) considerano inadeguata l’offerta di credito.

“Si tratta della prima ricerca che, analizzando congiuntamente la prospettiva delle banche e quella delle imprese – spiegano i professori Antonio Proto e Ugo Rigoni – permette di avere una visione bilaterale del problema della disponibilità e dell’accesso al credito del sistema produttivo Veneto. Ciò ha messo in luce un processo di convergenza tra i due poli nel quale permangono due principali elementi di divergenza: la difficoltà di molte micro imprese ad accedere al credito e la percezione da parte delle imprese che le garanzie, al di là di quanto affermato dalle banche, svolgano ancora un ruolo importante nel processo del credito”.

“Dalla ricerca emerge, inoltre, che nonostante le imprese inizino a prendere coscienza dell’importanza dei rating che le banche assegnano loro internamente, tale consapevolezza si è tradotta solo marginalmente in azioni per migliorarlo o mantenerlo. Il focus sulle reti di imprese, che rappresentano un nuovo segmento di clientela per le banche, ha evidenziato una limitata offerta di servizi finanziari dedicati e uno scarso utilizzo da parte delle imprese in rete”, ha spiegato.

Nella quarta ed ultima parte la ricerca offre alcuni strumenti e soluzioni per accelerare la ripresa e prevenire ricadute e tra questi vi sono l’emissione di minibond, un rating integrato, la necessità di un fondo di garanzia generale, un stress test per le aziende. In conclusione, come sottolinea il coordinatore dello studio, prof. Gian Nereo Mazzocco: “L’analisi effettuata ha privilegiato alcuni principali argomenti che sono stati ritenuti propedeutici sia per avere un quadro sufficientemente chiaro della situazione economica e finanziaria attuale delle imprese del Nordest, e della sua possibile evoluzione, rispetto a quella pre-crisi, sia per poter formulare proposte attuabili per intervenire in senso migliorativo”.

“In particolare, si è tenuto presente che la struttura del sistema economico del Nordest era, ed è rimasto, caratterizzato dalla presenza di PMI, spesso dotate di grandi capacità produttive, ma, proprio per le loro dimensioni, talvolta in difficoltà nel mantenimento del necessario equilibrio finanziario e tuttora fortemente vincolate nel soddisfacimento dei loro fabbisogni finanziari alle banche”, ha sottolineato.

“Da qui l’esigenza di approfondire le modalità di valutazione e di concessione dei fidi bancari in questa fase evolutiva che ha visto le banche in difficoltà proprio per il forte aumento, durante la crisi, dei crediti deteriorati. Un sistema bancario efficiente è sicuramente premessa utile, se non necessaria, per avere un sistema finanziario efficiente a supporto dell’attività delle imprese. Le indicazioni che scaturiscono dalla ricerca, pur senza consentire di dare risposta a tutte le problematiche evidenziate, possono offrire interessanti spunti di riflessione e sollecitare proposte operative”, ha concluso.