Fondazione Morra, ecco Approdi Tre. Avanguardie musicali a Napoli

56

“Approdi” è una collana discografica dedicata alle ‘Avanguardie musicali a Napoli’ ospitata dal prestigioso catalogo Konsequenz. L’intento è quello di documentare l’attività musicale di ricerca a Napoli e dintorni, presentando opere o live inediti, e disegnando/consegnando al futuro la geografia sonora di una città la cui narrazione esclude solitamente tutto ciò che non sia canzone (riferendo questa considerazione, nel rispetto per ciascun genere, alla constatazione del dato di fatto prevalente).
Così, ai due volumi pubblicati nel 2019 e nel 2020 – con diffusione internazionale curata dal più importante distributore italiano di musiche ‘altre’: Soundohm-, si affianca ora il terzo disco, Approdi | 3, che raccoglie la grata disponibilità del Museo Nitsch e della Fondazione Morra a una prima presentazione pubblica, che si terrà martedì 16 novembre alle ore 17:30. Parteciperanno gli Autori e gli Esecutori delle opere inedite e dei documenti audio live compresi nel nuovo lavoro.
Figurano nel disco musicisti già noti ed affermati, ai quali vengono però affiancati giovani e giovanissimi di gran talento, confermando in tal modo il tratto vocazionale di Girolamo De Simone, ideatore del progetto, e quello della Fondazione di Peppe Morra, che da anni si fa promotrice delle più importanti avanguardie artistiche mondiali.
Tra i partecipanti, in “ordine di apparizione”: Christian Mastroianni, Luca Buonaguidi, Enzo Amato, Cristina Galietto, Max Fuschetto, Francesco De Simone, Vincenzo Liguori, Girolamo De Simone, Andrea Riccio, Gabriele Montagano, Domenico Di Francia, Alessandro Silvestro, Romina Daniele, Maurizio Chiantone, Filippo D’Eliso, Eugenio Fels, Giuseppe Cassaro, Angelo Greco, Pasquale Mosca.
La collana “Approdi” si avvale inoltre delle opere e della collaborazione di Fabio Donato.
“L’idea di avanguardia è prospettica – dice Girolamo De Simone -. Essa assume sfumature differenti a seconda del periodo storico e del ‘terreno’ sociale e comunitario. Dipende dal momento storico perché l’avanguardia può avere connotati rivoluzionari o reazionari; innovare i costrutti o i materiali; essere nazionalista o esterofila; etc. Ma dipende anche dal terreno sociale, perché essa potrà essere consequenziale oppure emergenziale, cioè essere accettata (e finanziata) come fluido rinnovamento del tutto naturale, oppure combattuta e risultare il frutto di una strategia degli artisti. Una strategia di emergenza clandestina (ad esempio durante una dittatura militare o religiosa); una di lenta emersione; o una emergenza eruttiva e selvaggia: si pensi alle cosiddette ‘singolarità selvagge’ di Foucault, la cui forza è tale da traforare e attraversare le pieghe del comunitario e conquistare visibilità, attivare trasformazioni sociali, essere veicolo di reali cambiamenti del tessuto. Per questo motivo è stata dimostrata la pervasività e l’efficacia della musica (le canzoni di protesta) quale connettore e amplificatore di istanze comuni e come formidabile ariete di cambiamento. La musica tout court e le arti già assimilate non avrebbero una potenzialità simile senza le avanguardie, senza la forza propulsiva che spinge al nuovo. Si ribadisce: tale ‘nuovo’ può assumere anche caratteristiche restaurative, ma sempre se ne percepirà una novità, come la storia dell’arte ha dimostrato, in relazione all’epoca storica differente, e alla diversa ricezione che anche un costrutto già udito può scatenare in ragione di una sua particolare collocazione linguistica. Una medesima frase potrà essere innovativa anche a cento anni di distanza, perché calata in tessuto e geografie completamente differenti da quando essa fu pronunciata la prima volta. Assumere, cioè, un significato totalmente nuovo, delocalizzante, generare uno spaesamento, una deterritorializzazione, foss’anche momentanea”.