Fondazione Veronesi, premiati 188 scienziati

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Milano, 21 mar. (AdnKronos Salute) – A voler unire su una mappa le loro città di provenienza si potrebbe fare il giro del mondo, dall’Argentina a Cipro, e dell’Italia da Nord a Sud. Del resto, ripeteva sempre l’oncologo Umberto Veronesi, morto a novembre 2016 a quasi 91 anni, la scienza “non ha confini” e oggi lo dimostrano le carte d’identità dei 188 medici e ricercatori che vengono premiati a Milano, all’UniCredit Pavilion, durante l’annuale cerimonia dei Grant della Fondazione Umberto Veronesi. L’investimento è pari a 14 milioni di euro.

Un’altra certezza è che la ricerca in Italia ha un colore predominante: il rosa, quello delle 148 donne che rappresentano più di 3 premiati su 4 per il 2018. Un anno di novità, questo, con il debutto di un nuovo riconoscimento: il Fondazione Umberto Veronesi Award, dedicato alle migliori pubblicazioni scientifiche firmate nell’anno precedente (2017) da ricercatori sostenuti dalla Fondazione e selezionate in base a Impact Factor della rivista su cui compaiono e potenziale traslazionale della ricerca descritta. I tre lavori premiati sono quelli di Gabriele Varano, Miriam Martini e Chiara Raggi. In complesso, l’esercito dei giovani talenti premiati nel nome di Veronesi – età media 35 anni e mezzo, 28 quella degli studenti della Scuola europea di medicina molecolare (Semm) che conta 95 dottorandi ed è supportata dalla Fondazione – è un mix di innovatori cosmopoliti.

Quasi il 16% è straniero (e ha scelto un istituto italiano per svolgere il suo lavoro) fra i destinatari delle borse di ricerca, con cui si punta in qualche modo anche a bilanciare il fenomeno della migrazione di tanti cervelli tricolore dall’Italia, offrendo loro le risorse per restare a lavorare in centri del Belpaese, per chi lo desidera, e dall’altro lato cercando appunto di attrarre scienziati da oltre confine. Ma la Fondazione ha deciso di sostenere anche ricercatori italiani che svolgeranno un periodo di 6 mesi di ricerca all’estero, con l’obiettivo di accrescere la loro formazione e professionalità e riportare poi in Italia il know-how acquisito. La lista degli istituti stranieri che li ospiteranno nel 2018 va dall’Ohio State University (Usa) al Karolinska Institutet di Stoccolma, e comprende diverse realtà dagli States all’Europa.

Nel dettaglio, quest’anno sono 170 le borse per ricercatori post dottorato, più di 16 quelle di formazione e specializzazione assegnate e 2 quelle per progetti internazionali; 7 i progetti di ricerca, 3 in più del 2017, e 4 i protocolli di cura in oncologia pediatrica finanziati. E la ‘famiglia’ si allarga: dal 2003, anno di nascita della Fondazione, a oggi i ricercatori sostenuti sono arrivati “quasi a 1.400 – ricorda il presidente Paolo Veronesi – Siamo all’ottava edizione della cerimonia. Quest’anno abbiamo ricevuto quasi 600 domande, per la maggior parte di altissimo livello scientifico e ne abbiamo selezionate 188. Oggi vogliamo celebrare questi talenti della ricerca”, con la cerimonia di consegna dei Grant assegnati ai migliori candidati selezionati nel campo dell’oncologia, delle neuroscienze e della cardiologia. “Ma soprattutto – aggiunge – vogliamo guardare al futuro, ai tanti meritevoli ricercatori che verranno, alle scoperte che ci permetteranno di raggiungere, a beneficio della salute di tutti”.

“Il mondo della ricerca e della medicina – spiega Chiara Tonelli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi – si evolve rapidamente e la Fondazione intende sostenere una nuova mentalità, quella che vede la ricerca di laboratorio affiancata e proiettata alla prevenzione e alla cura. Crediamo nella crescita di una nuova generazione di scienziati capaci di pensare e agire da clinici e ricercatori insieme, capaci di parlare la lingua della medicina del futuro: una medicina molecolare, preventiva e personalizzata”.

E’ importante, riflette, “che i giovani scienziati abbiano sempre passione, e la curiosità di andare avanti e non fermarsi mai”. Come insegnava Veronesi: “Lui – ricorda Tonelli – pensava in grande e mi ha insegnato a non porsi mai limiti. La sua grande forza era abbattere i muri, in tutti i settori, dalla scienza al perbenismo. Era un grande uomo, difensore del metodo scientifico, applicato in ogni campo. Lascia un grande vuoto, che non è ancora stato colmato da nessuno”.