Fonderie Pisano, in 15 anni Salerno ha perso il 10% del PIL

110

Gli effetti della battaglia giudiziaria: in fumo quasi 70 mln, il 66% del fatturato

In foto Ciro Pisano, amministratore della Fonderie Pisano & C. di Salerno
Enzo Senatore
Un’azienda che in 15 anni perde il 66 per cento del fatturato è destinata a fallire. Salvo miracoli. E di sguardi al cielo, in questi anni, i proprietari della Fonderie Pisano & C. spa – 60 anni di attività nel 2021 – ne hanno rivolti parecchi. Le vicissitudini legate alle accuse di inquinamento atmosferico dell’attività che ha sede a Fratte hanno però depauperato non solo le casse dell’azienda ma l’intero prodotto interno lordo cittadino e la filiera occupazionale. Nella sede storica le bocche sono cucite, anche perché proprio in questi giorni si lavora al piano di risanamento e alla progettazione del nuovo impianto, per un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro. Dal 2013, anno delle prime denunce, ad oggi la città di Salerno ha perso per strada, a causa del ridimensionamento finanziario della Fonderie Pisano & C., circa il 10 per cento del Pil. E ha visto bruciare 100 posti di lavoro diretti e almeno il triplo se si considera anche l’indotto. Numeri che, come è nella logica di tutte le cifre, forniscono un’analisi spietata dell’impatto che le difficoltà incontrate dalla società un tempo leader nelle attività di fusione della ghisa e produzione di tubi di collegamento ha avuto sull’intera economia cittadina. Un impatto che avrebbe potuto essere ancora più consistente se la famiglia Pisano (dopo la morte di Mario è stato Ciro a prendere in mano le redini dell’azienda) avesse ceduto in questi anni alla tentazione di trasferire l’attività fuori dal territorio italiano. Sia dalla Romania che da altre realtà sono giunte proposte per ospitare l’insediamento produttivo dei Pisano, a patto però di assumere personale locale. Ma la famiglia ha sempre detto no, perché quelle persone che lavorano presso lo stabilimento o nell’area amministrativa sono parte integrante dei Pisano ed è probabilmente anche per loro, per rispetto e senso del dovere verso le loro famiglie, che l’attività è ancora in piedi. I bilanci, infatti, suggerirebbero epiloghi ben più tragici di quello attuale. Nel 2005, 15 anni fa, la Fonderie Pisano & C. è uno dei massimi player nazionali del settore, fattura 80 milioni di euro e ha un organico di 150 dipendenti. Progetta, inoltre, di espandersi. Nel 2013 i primi guai, con il Comitato Salute e Vita che scende in campo per denunciare danni alla salute provocati dall’attività di lavorazione dei metalli e dalla immissione in atmosfera di polveri cancerogene. Il fatturato, nel frattempo, risente della battaglia che dalla strada di sposta nelle aule di tribunale. Il bilancio del 2015 parla di introiti lordi per 23,99 milioni di euro e un utile di 123.350 euro. L’ultimo nella storia della Fonderie Pisano & C. perché da quel momento in poi il declino diventa costante e inesorabile. I ritardi determinati dalle inchieste, dallo spegnimento dei forni, dai continui stop alle lavorazioni fanno scappare decine di clienti e mandano in fumo le commesse più importanti. Nel 2016 il fatturato scende a 16,21 milioni di euro, con una perdita di 3,53 milioni, e nel 2017 siamo a quota 14,79 di incassato e 1,39 milioni di perdite. L’emorragia si arresta ma gli affari continuano a non andare bene perché l’arretramento, in termini di fatturato, è tuttora in corso. I dipendenti rimasti sono una sessantina ma soprattutto non si è potuto procedere a nuove assunzioni: i Pisano avevano infatti progettato 80 ingressi in azienda in seguito alla realizzazione di un polo meccanico altamente innovativo. Tutto finito nel calderone della proteste e delle carte bollate, con una confusione che non solo ha impedito di capire per quali cause l’intera area di Fratte sia da anni soggetta a una elevata incidenza di patologie tumorali ma ha danneggiato irrimediabilmente il tessuto economico cittadino. Per tentare di ripartire la Fonderie Pisano & C. ha prima attuato una sorta di ristrutturazione produttiva, entrando nel settore dell’automotive mediante la produzione di volani per vetture della Fca e trattori industriali, e successivamente ha pensato a un nuovo stabilimento. Una struttura che non solo sarà in linea con le più moderne disposizioni sull’impatto ambientale, tenendo il ciclo di smaltimento delle emissioni lontano dall’atmosfera e introducendo delle tecnologie che consentono di risparmiare energia elettrica e altre risorse. Garantendo così un abbattimento dei costi in linea con la versione green tanto in voga negli ultimi tempi. Unico problema che ancora permane è la location. Perché su questo versante c’è ancora da mettere nero su bianco. E da far capire alle comunità che ospiteranno il nuovo insediamento quanto un’azienda del genere sia in grado di non inquinare e, al tempo stesso, di generare sviluppo economico e occupazione.