Fonsai, Giulia Ligresti torna libera

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Milano, 7 nov. – (AdnKronos) – Dopo 19 giorni Giulia Ligresti lascia il carcere di San Vittore. La Corte d’appello di Milano ha dato ragione agli avvocati difensori Gian Luigi Tizzoni e Davide Sangiorgio e ha accolto la richiesta di sospensione dell’esecuzione della sentenza di Torino legata all’inchiesta Fonsai, ‘chiusa’ dall’imprenditrice con un patteggiato a due anni e otto mesi nel 2013. La richiesta di revisione è stata avanzata dai legali dopo che la sentenza di assoluzione nei confronti del fratello Paolo, per gli stessi fatti, è diventata definitiva rendendo “inconciliabile” per i difensori le due sentenze, “visto un pronunciamento passato in giudicato che dichiara l’insussistenza del fatto”, spiega all’Adnkronos l’avvocato Sangiorgio. La Corte d’appello di Milano ha deciso l’immediata scarcerazione, prima di esprimersi compiutamente sulla richiesta dei difensori.

Giulia Ligresti era finita in carcere lo scorso 19 ottobre dopo che il giudice del tribunale di sorveglianza di Torino Elena Bonu aveva respinto la proposta di un percorso di messa alla prova alternativo alla detenzione rendendo così efficace, dopo cinque anni, il patteggiamento. La manager era già stata arrestata il 17 luglio 2013 insieme alla sorella Jonella e al padre Salvatore con l’accusa di aggiotaggio e falso in bilancio di Fonsai. Dopo più di un mese (28 agosto) attraverso una perizia medica, aveva ottenuto di poter lasciare il carcere di Vercelli e attendere ai domiciliari il processo. 

Oggi la quinta sezione della corte d’appello di Milano ha ritenuto, prima di qualsiasi decisione nel merito, “che sussistono i presupporti alla sospensione della pena”, visto che “è emerso un contrasto di giudicati”, precisa all’Adnkronos l’avvocato Tizzoni. Paolo Ligresti e gli altri imputati del filone milanese di Fonsai sono stati infatti assolti “perché il fatto non sussiste” con sentenza irrevocabile a far data dal 29 ottobre scorso. Dopo poco meno di tre settimana, Giulia Ligresti può tornare a casa e concentrarsi sul suo percorso di messa alla prova: “Non è mai stata prevista la possibilità di fare la ‘pr’, la sua richiesta prevedeva del volontariato in un’associazione indicata dalla Uepe”, gli uffici per l’esecuzione penale esterna, precisa il legale.