Forex, Aud sospinto dai dati sull’inflazione

65

 

Prosegue la tendenza negativa dei mercati asiatici. Fattori ribassisti sono il declino del petrolio, in calo di oltre l’1% dopo che l’agenzia stampa Interfax ha riportato che tagli alla produzione non sono un’opzione per la Russia, e la trimestrale di Apple, segnata dalla flessione di ricavi e utili. 

Sul fronte macroeconomico, secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan, in settembre il Corporate Services Price Index (Cspi, l’indice dei prezzi dei servizi alle imprese) segna un progresso annualizzato dello 0,3% contro lo 0,2% del consensus per una lettura invariata rispetto ad agosto (in luglio il progresso era stato parimenti dello 0,3%).

Tra le altre materie prime, l’oro guadagna per la seconda seduta consecutiva in vista della festa del Diwali in India, secondo maggiore consumatore del metallo prezioso al mondo. 

Oversea-Chinese Banking, che secondo Bloomberg fornisce le più accurate previsioni sull’andamento dell’oro, stima però che il prezzo scenderà di circa il 14% a 1.100 dollari l’oncia il prossimo anno in scia ai rialzi dei tassi d’interesse Usa da parte della Federal Reserve. 

A Sydney i petroliferi arretrano significativamente, ma se Bhp Billiton perde l’1,50% è invece di quasi il 2% il guadagno dell’altro colosso minerario Rio Tinto. A trascinare al ribasso il listino, a fronte di un significativo apprezzamento del dollaro australiano, sono però soprattutto i titoli finanziari.

Il dollaro resta intorno ai massimi degli ultimi sette mesi (il Bloomberg Dollar Spot Index, che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci maggiori monete, si era deprezzato di appena lo 0,10% nella seduta di martedì). 

L’EUR/USD non si è mosso granché, salendo di un trascurabile 0,03%, a 1,0891. 

Nella notte la sterlina si è stabilizzata intorno a 1,2170, dopo essere crollata a 1,2083 martedì sull’onda del diffuso rally dell’USD. Al ribasso, il livello a 1,1841 fungerà da supporto principale, mentre al rialzo il massimo del 7 ottobre, a 1,2477, rimane la resistenza più vicina.

In Australia, il rapporto sull’inflazione superiore alle attese riferito al terzo trimestre ha dato una forte spinta all’AUD. La divisa australiana è salita dello 0,75% contro la sterlina, dello 0,70% contro il biglietto verde e dello 0,60% contro lo yen giapponese, dopo che l’indice dei prezzi al consumo si è attestato all’1,3% a/a, superando l’1,1% previsto e l’1% rilevato il trimestre precedente. 
L’AUD/USD è balzato più dell’1% nel giro di pochi secondi, toccando quota 0,7709, perché cifre forti riferiti all’inflazione fanno scendere la probabilità di un taglio del tasso d’interesse dalla RBA. 

Oggi ci sono i dati delle vendite di nuove abitazioni e le scorte di greggio negli USA e la bilancia commerciale in Nuova Zelanda.